11/04/2025

Il Prg diventa Pug, ma serve a poco cambiare nome se non cambia la filosofia


Ciò che finora sembra chiaro è il nomen: si chiamerà PUG: Piano Urbanistico Generale. Sostituirà il vecchio PRG risalente ormai al 1993. Oggi, dicono dal Palazzo, “serve uno strumento flessibile per restare al passo dei tempi”. E ruolo chiave per il “processo partecipativo”.

Frasi di circostanza, roba per grandi occasioni? Il fatto che il vice sindaco Zinni non abbia stavolta ruoli in cabina di regia potrebbe essere una garanzia che depone per qualche novità. Ricordiamo gli step di approvazione del Bilancio: saltata a piè pari la fase di consultazione di categorie e associazioni. Con proteste vibranti che evidentemente hanno consigliato a Silvetti di agire diversamente. Il ruolo riservato al Consiglio comunale, una volta per definizione “attore principale”, oggi è quasi esautorato, chiamato solo a ratificare, essendo venuta meno la dimensione politica. È il risultato della legge regionale che affida al sindaco compiti principali.

La “cabina di regia”, si legge, è l’altro punto fermo: l Sindaco, con assessori al seguito, e un dirigente di settore. Tutto qui.
Se ripensiamo al 1973, quando vennero incaricati urbanisti di fama come Romeo Ballardini, Giovanni Zani, coordinati da Vittorio Balli. Col PCI a proporre niente meno che il padre dell’urbanistica -figura di spicco INU- Giuseppe Campos Venuti. Viene da sorridere. Intellettuali all’epoca capaci di aprire una fase di coinvolgimento senza precedenti dell’intera città.
I quartieri divennero luoghi di confronto e momenti di aggregazione vitale. Prese il via una discussione che vide il protagonismo anche dei cittadini, coinvolti con questionari.
Un processo che trovò le prime conclusioni nel corso di un’affollata assemblea cittadina convocata al cinema teatro Metropolitan, gremito per l’occasione, assieme ai tecnici urbanisti, al Sindaco Trifogli e all’assessore Balletti.
Non un gruppo di pericolosi rivoluzionari, ma amministratori rispettosi delle regole democratiche e consapevoli del valore della partecipazione.
Magari con idee certo diverse su direttrici di sviluppo e ricostruzione del centro storico. Con ambienti cittadini interessati a percorrere strade facili, espansione edilizia, ruspe per demolire ciò che non avesse importanza monumentale. Questa è storia ormai. Con le scelte compiute, realizzato l’asse viario per il collegamento con il Porto interno, sabotato a favore di altri interessi. Ed a scapito del recupero di aree portuali da riconsegnare alla città.
Con il Prg del 1993 a ribadire e completare gli indirizzi di fondo perfezionando intuizioni e scelte di svolta: espansione a Sud.

Un concetto va sottolineato. Sempre. Proprio nel momento in cui si muovono i primi passi verso il PUG di nuova generazione. Non privilegiare esclusivamente interessi privati. “Visione unitaria della città, riqualificazione del tessuto urbano, riduzione degli squilibri, attenzione ai ceti meno abbienti” recitavano gli indirizzi espressi dal Consiglio comunale di allora.

Ancona è una città da ripensare per rendere migliore la qualità della vita. Sviluppo e sostenibilità patrimonio culturale, elementi di una visione diversa, un’altra idea in grado i fare i conti con un deciso calo demografico e soprattutto con le emergenze ambientali. Un quadro che impone scelte coerenti, adeguate, innovative, quanto meno attente al consumo di suolo ed edificazione. Alla qualità dell’ecosistema, dell’aria che si respira. Senza dimenticare i parchi. Il Cardeto, all’interno del Parco Conero, nella prospettiva di diventare “Parco nazionale”. E se a completamento di ciò si definisse anche l’Area marina protetta? Forse non sarebbe solo il mosciolo selvatico di Portonovo a rallegrarsene…

La riapertura della Stazione marittima, quale sistema efficace per raggiungere il centro città e ridurre il trasporto privato, sembra un punto avviato. Forse…

Il pieno recupero della Cittadella, dei Forti, valorizzando reti vitali, percorsi anteguerra azzerati che sono camminamenti nella natura.

Mentre la questione del Porto rimane centrale, tema di vitale importanza. L’ipotesi di realizzare il banchinamento del Molo Clementino per l’attracco delle grandi navi da crociera va rivista. Al pari di scelte che potrebbero mettere a rischio ambiente e salute. Il bene comune, innanzitutto, come recita l’art. 41 della nostra Costituzione: l’attività economica non può svolgersi in contrasto all’utilità sociale o in modo da recar danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla dignità umana.

A questo orizzonte deve guardare la Politica, privilegiando trasparenza, coinvolgimento e ascolto dei cittadini. La cui partecipazione va favorita e promossa!
A tal proposito, si cambi subito l’orario di quelle sedute del Consiglio comunale convocate di mattina. Un primo segnale che si intende far sul serio.

 

::::
foto di copertina da https://urbankonet.jimdofree.com/



Andrea Raschia
Andrea Raschia

Andrea Raschia si è occupato per lunghi anni di problematiche organizzative e gestionali nelle pubbliche amministrazioni, del Comune di Ancona in particolare. Intende contribuire a contrastare la pericolosa indifferenza e dilagante apatia.


Ti è piaciuto questo articolo?  Leggi anche gli altri.

Ancona ri | vista a colori
Ideata e fondata da Carlo Maria Pesaresi

Privacy Policy

© 2024 – È consentita la riproduzione e la libera diffusione di testi e immagini, citando la fonte

Privacy Preference Center