06/06/2024

Il terremoto ad Ancona, la protezione civile che nasce dal basso


Ancona e le Marche sono notoriamente zone sismiche, ma il terremoto può far meno danni delle teorie dei sismologi o presunti tali. Qualche anno prima del 1972, il prof. Scarpellini, dell’Osservatorio di Fano, preso da entusiasmo per la fisica atomica che in quel periodo suscitava interesse, afferma testualmente: “la fisica atomica ha aperto una nuova via per la spiegazione degli eventi sismici. Il sisma è originato da una esplosione di uranio che ha oltrepassato la massa critica”.
Ma evidentemente non la massa cerebrale del prof. Non c’è però da stupirsi. Nel 1972 ad Ancona gli eventi sismici devastanti furono contornati da un florilegio di stravaganti teorie come questa. Una in particolare tenne banco a lungo: quella relativa alle trivellazioni che l’Eni effettuava in Adriatico,  rivelatasi senza fondamento e che di fatto rappresentò una sorta di diversivo per distrarre la gente dai problemi gravi dell’assistenza e della ricostruzione.

La tensione era alta. Durante la lunga crisi sismica, specie nella fase iniziale, le istituzioni, ad esclusione del consiglio comunale e del sindaco, non diedero gran prova di sé. Per rintracciare il presidente della regione, il sindaco dovette ricorrere ai carabinieri, il prefetto fu il primo a lasciare la propria sede per rifugiarsi con la famiglia in un vagone ferroviario, un rappresentante del governo, il sottosegretario Santi, si presentò ad Ancona dopo due giorni accolto naturalmente da giustificate proteste che lo convinsero a ripartire rapidamente. A sei mesi dalle prime scosse, dopo la violenta ripresa del luglio, c’era ancora il solito prefetto che, suscitando l’ira dei presenti, in una riunione discettava ancora se era il caso di richiedere tende ed alloggi di fortuna per i sinistrati e in compenso faceva arrivare migliaia di sacchi neri per salme inducendo la popolazione a prodursi in gesti apotropaici consistenti prevalentemente in prolungati toccamenti di genitali. Alla fine la libera espressione popolare esternò il suo pensiero con uno striscione::”Cap…. sei il prefetto …dei nostri coglioni”.

La protezione civile era al di là da venire, chi resse il tutto furono il sistema di partecipazione democratica e la struttura politica ed amministrativa comunale.

Si creò una forte collaborazione da parte del sindaco Trifogli con l’opposizione che portò il Comune ad essere il centro della gestione dei soccorsi respingendo l’idea di baraccopoli, di container e alloggi precari. Si ricorse invece alle tende, agli alberghi, anche a due traghetti ormeggiati in porto, e furono erogati circa 6000 contributi per canoni di locazione fuori comune.

I consigli di quartiere da poco eletti non funzionavano ancora per le divisioni della maggioranza che non si accordava sulle presidenze. Prevalse la voglia e l’esigenza di partecipazione democratica. Infatti si autoconvocarono ed elessero liberamente i loro organi fuori da ogni schema ed entrarono rapidamente in funzione gestendo 5 delle 6 tendopoli in città e 4 nelle frazioni. Con la collaborazione di volontari erogarono per mesi migliaia di pasti caldi ogni giorno, seppero far fronte alle esigenze immediate dei sinistrati e farsi portatori delle loro istanze e dei loro bisogni, creando un indispensabile collegamento con il consiglio comunale e con l’amministrazione che si rivelò particolarmente intenso ed utile nella fase della predisposizione delle leggi speciali.

Un forte e diffuso sentimento di solidarietà caratterizzò la vita della città che reagiva cercando di recuperare una qualche normalità e di dare risposte alle nuove esigenze e ai molti problemi politici relativi alla ricostruzione e al futuro. Il tutto portò alla creazione di  una nuova maggioranza che includeva il PCI grazie anche al patrimonio di fiducia che il partito aveva accumulato per l’azione svolta nella fase del terremoto. Era nato ad Ancona un primo rudimentale sistema di protezione civile ante litteram basato sul Comune, la partecipazione democratica, la solidarietà ed il volontariato.

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Foto di copertina tratta dal sito del Comune di Ancona



Massimo Pacetti
Massimo Pacetti

Da insegnante è stato il fondatore della CGIL Scuola provinciale e ha diretto per oltre 15 anni l’Istituto Regionale per la storia del Movimento di Liberazione.
Eletto consigliere comunale di Ancona nel 1975 come indipendente nelle liste del PCI, ha ricoperto l'incarico di assessore e vice sindaco, poi deputato, consigliere regionale e infine Assessore provinciale a Cultura, Istruzione, Formazione e Lavoro. Una lunga militanza politica, dal Pci ai Ds, di cui è stato a lungo membro della Direzione Nazionale. È stato segretario regionale di Pds e Ds, dal 1994 al 2001. Ha lasciato il PD nel 2014.


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