In Regione inizia l’Acquaroli bis: e ora che succede?
È passato un mese dalle elezioni regionali. Basta con le analisi. Molte e autorevolissime (come quella di Ezio Gabrielli) sono già state ospitate anche da questa rivista. L’analisi del voto, in particolare l’analisi della sconfitta, è un momento totemico, serissimo. Effettivamente davvero importante, in quanto solo comprendendo i punti deboli e i punti di forza di una proposta politica e di una campagna elettorale è possibile migliorare, evolvere, limare difetti, costruire prospettive. Non oso addentrarmi in questa materia in quanto non all’altezza del compito e preferisco invece dedicarmi alla ben più frivola arte della futurologia: cosa accadrà adesso?
Avrei voluto commentare la nuova Giunta, ma le lotte intestine tra i partiti del centrodestra hanno portato per le lunghe le nomine, con Acquaroli costretto a correre a Roma per prendere gli ordini da Salvini, dalla Meloni e dagli altri leader nazionali: per chi non l’avesse ancora compreso, la “filiera” ha un andamento “top-down”, non “bottom-up”…
Dal punto di vista politico, è legittimo chiedersi se le Marche siano entrate in un lungo ciclo di egemonia del centrodestra: quella che potremmo chiamare una sorta di “venetizzazione” o meglio, forse, con ancora più precisione, una assimilazione all’Abruzzo, di cui sembriamo seguire le orme, mentre l’Umbria è tornata l’anno scorso al centrosinistra. Alcuni segnali possono farlo pensare: uno su tutti, il risultato della provincia di Pesaro-Urbino, dove la presenza di un candidato Presidente di quel territorio non è stata sufficiente a invertire il pessimo risultato già conseguito nel 2020. Anche quest’anno, infatti, il centrodestra domina con ben 6 punti percentuali di vantaggio. Se Pesaro si aggiunge alle altre 3 province considerabili ormai come stabilmente orientate a destra, è chiaro che diventa difficile immaginare una qualche “rivincita” dove tutto il peso e l’onere del consenso sono sulle spalle di un solo territorio, quello anconetano. A mio avviso, da questo punto di vista, un passaggio decisivo (se possibile anche più importante delle Politiche 2027) sarà rappresentato dalle elezioni comunali di Ancona del 2028, che si caricano già di grandi aspettative: se il capoluogo rimarrà a destra, sarà molto difficile immaginare un ribaltone anche in Regione. Se invece, come accaduto per esempio a Perugia, tornerà al governo il centrosinistra, ciò potrebbe aprire lo spazio a un cambiamento anche a livello superiore.
C’è anche da considerare, però, che, se questi 8 punti di vantaggio hanno legittimamente galvanizzato il centrodestra regionale vittorioso, dense nubi si profilano all’orizzonte per la nostra Regione. La campagna elettorale è finita e si è portata via anche tante promesse e qualche speranza. Non solo i dati economici negativi degli ultimi anni paiono confermarsi senza grandi scossoni, ma si notano anche a livello occupazionale segnali preoccupanti, specie per le lavoratrici. I gravi e crescenti problemi del nostro servizio sanitario regionale, dopo un curioso silenzio stampa durato alcuni mesi, sono tornati alla ribalta. Soprattutto, andrà gestito dalla Giunta Acquaroli il disastro annunciato del PNRR Salute: cosa ne sarà delle Case di Comunità e Ospedali di Comunità non realizzati entro la scadenza? I progetti saranno abbandonati o la Regione pagherà di tasca propria i lavori?
Insomma, se la precedente Legislatura si avviava nel Settembre 2020 con uno spirito paragonabile al mitico “spirito del ‘45” del dopoguerra, con la montagna di soldi che stavano arrivando dall’Europa, e poi con la voglia di ripartire dopo il COVID, con un quadro di politiche economiche espansive, oggi il quadro appare diverso e molto più problematico. Il tempo degli alibi e dello scaricabarile sul passato è ormai finito: sfide complesse attendono al varco la Giunta anche su rifiuti, servizi sociali, istruzioni, temi sui quali i pessimi risultati degli assessori uscenti non rieletti a cui erano state affidate queste deleghe lascia intravedere problemi gravi irrisolti nei precedenti 5 anni.
Jacopo Francesco Falà
Dottorato in Storia della Filosofia Medievale, materia che insegna all’Università Telematica Pegaso. È appassionato di politica e tenta di seguirne le vicende. Classe 1989, di Chiaravalle.