18/04/2025

La casa in fondo al mare: un laboratorio di Scienza e Teatro per affrontare il cambiamento climatico


Biologia marina e drammaturgia. Due linguaggi che sembrano distanti ma che, se messi in dialogo, possono generare qualcosa di potente. È quanto accade ne La casa in fondo al mare, progetto che mi coinvolge come ricercatrice e come cittadina. Un’esperienza che prova a immaginare nuove narrazioni per affrontare la sfida più grande del nostro tempo: il cambiamento climatico.
Promosso dall’associazione culturale MALTE (Musica Arte Letteratura teatro Etc.), sotto la direzione di Sonia Antinori, in collaborazione con il Laboratorio di Zoologia del DiSVA UnivPM, guidato dal prof. Carlo Cerrano, il progetto trasforma l’emergenza ambientale in occasione di cambiamento culturale. Li ho intervistati per esplorare l’incontro tra arte e scienza.

AR: Carlo, tu e Sonia vi siete conosciuti durante un progetto internazionale dove drammaturgia e scienza si incontravano per raccontare le urgenze del nostro tempo. Che impressione ne hai avuto?

CC: Cercavano un ricercatore che potesse offrire spunti da cui costruire parole e immagini. Il teatro era un territorio nuovo per me, ma con Sonia è stato subito chiaro che c’era terreno fertile per un’esperienza di contaminazione creativa. in pochi mesi è nato qualcosa di speciale: un corso per studenti di biologia marina, una performance l’8 giugno (Giornata Mondiale degli Oceani) e pillole portate anche al Fano Jazz Festival. Quando arte e scienza si incontrano, nascono linguaggi nuovi. E nuovi modi per raccontare il mare che emozionano, informano e –forse– ispirano al cambiamento.

AR: Sonia, quando hai capito che era importante portare l’ecologia in teatro, in particolare il mare?

SA: Nel 2023, durante “A Est del Palcoscenico”, un progetto con autori dei Balcani sulla sostenibilità ambientale. Il teatro, in quel contesto, ha ritrovato la sua vocazione di agorà: luogo di confronto e scrittura documentaria. La suggestione del mare è arrivata grazie alla partecipante ultraottantenne di un laboratorio teatrale per anziani, appassionata di immersioni, che ha raccontato con emozione un’esperienza avuta sott’acqua vissuta anni prima. Da lì ho capito che c’era un mondo sommerso da esplorare anche per me. L’incontro con il DiSVA e la disponibilità di Carlo hanno fatto il resto.

AR: In questo nuovo progetto l’interazione coinvolge artisti, scienziati, studenti e cittadini. Che utilità ha per chi studia biologia o scienze “imparare il teatro”?

CC: I risultati della comunicazione ambientale tradizionale sono davanti ai nostri occhi. Se aria, acqua e cibo, risorse che abbiamo sempre considerato garantite, oggi iniziano a mostrarsi fragili e a rischio forse serve cambiare linguaggio. La natura perde rapidamente la sua capacità di rigenerarsi e ora sappiamo che la perdita di biodiversità ha effetti diretti sulla nostra salute, ma questo non viene percepito con sufficiente chiarezza, soprattutto in relazione al mare. Dobbiamo ricostruire la connessione tra uomo e natura. Culturalmente e spiritualmente. È urgente trovare forme di comunicazione più efficaci di quelle usate finora. Perché il futuro dell’umanità –se davvero vogliamo che ci sia– passa dalla capacità di interrompere la distruzione degli habitat e avviare il loro recupero. In questo contesto, il teatro può diventare uno strumento prezioso, ponte tra dati e emozioni. All’estero ci sono già esempi virtuosi. In Italia siamo ancora agli inizi, ma c’è voglia di sperimentare. Coinvolgere studenti in questo processo significa fornire loro nuovi strumenti, ma anche portare nel teatro urgenze ecologiche che meritano riflessione e nuovi formati.

AR: Sonia, l’anno scorso hai lavorato su testi prodotti da studenti di biologia marina che sono stati proposti in diversi contesti. Che esperienza è stata?

SA: Sorprendente: poche ore in presenza, ma mai avrei immaginato una tale messe di testi di grande qualità. In ognuno c’era un’idea, una prospettiva diversa, uno stile diverso. Non credo di aver mai registrato un tale entusiasmo prolifico in trent’anni di insegnamento in contesti specialistici. Ma forse è proprio questo il punto: dopo un’epoca di specializzazioni, oggi si sente il bisogno di cambiare prospettiva, fare nuove esperienze. Credo sia questa la risposta più vitale che si può dare in un momento storico in cui le narrazioni ufficiali confondono e la paura immobilizza. Di contro il dinamismo, la curiosità, la disponibilità a mettersi in discussione gettandosi in acque sconosciute (per me la scienza, per gli studenti la drammaturgia) sono risposte che manifestano un’enorme forza. Nell’arco di pochi incontri si sono tessuti rapporti tanto più nutrienti se si considera la differenza di età. A conferma che l’umano – se non contrastato dalle perversioni del potere – non ha confini.

AR: Questo vi ha condotto al nuovo progetto, vincitore di bando regionale. In che cosa consiste?

CC: L’obiettivo è realizzare una residenza creativa della durata di cinque giorni, in cui verranno coinvolti cinque tra artisti ed esperti scientifici, cinque studenti di Biologia Marina e cinque cittadini di Apiro, una piccola comunità pedemontana per approfondire il tema del Climate Change e sperimentare strumenti per nuove narrazioni. Il tutto verrà trasmesso da una web radio attiva per un’ora al giorno e nell’ultimo giorno in una diretta continua.

SA: Mentre nelle precedenti collaborazioni condividevamo un’idea, in questo caso dovremo metterci in discussione: tra noi ci saranno persone che porteranno i loro dubbi, magari anche rappresentando lo scetticismo che aleggia spesso attorno a questo tema. Saremo costretti a crescere come professionisti e come cittadini. Il coinvolgimento delle comunità è un punto centrale del progetto, già dalla sua fase più precoce: la raccolta crowdfunding, nata da un’iniziativa della Regione Marche con il supporto tecnico di SVEM nell’ambito del programma europeo Crowdfundmatch (Interreg Europe), è aperta al pubblico ed è pensata per co-finanziare La casa in fondo al mare. È un invito ad assumersi la responsabilità di re-immaginare il futuro: chiunque può contribuire, con un dono libero o scegliendo una delle ricompense pensate apposta per questa avventura partecipativa (questo il link al crowdfunding:https://www.ideaginger.it/progetti/la-casa-in-fondo-al-mare.html, ndr)

AR: Lo scetticismo che circonda il tema: chiedo ad ambedue quali sono, secondo voi, le principali obiezioni o fraintendimenti legati al cambiamento climatico?

CC: Non tutti percepiscono con la stessa chiarezza le sfide che ci circondano, come i cambiamenti climatici. Chi non li riconosce come un problema spesso non dispone degli strumenti culturali necessari per comprenderli appieno.
Senza consapevolezza di come funzionano gli ecosistemi e del ruolo che svolgono nella fornitura dei servizi ecosistemici, sarà quasi impossibile fare affidamento su scelte politiche efficaci e lungimiranti. Per questo è fondamentale che la cultura ecologica venga diffusa in modo capillare, integrata in tutte le fasi della formazione, dalla scuola dell’infanzia fino all’università. La cultura è ciò che ci ha portati fino a questo punto, ed è la cultura che potrà guidarci nel trovare le soluzioni. Solo attraverso un progresso orientato alla sostenibilità potremo costruire un futuro equo. Senza sostenibilità ambientale, infatti, non potremo mai raggiungere una giustizia sociale ed economica duratura. È quindi urgente lavorare per diffondere consapevolezza, affinché possiamo affrontare le sfide del presente con rapidità, responsabilità e visione.

SA: Una delle asserzioni che ascoltiamo più spesso è che l’innalzamento delle temperature c’è sempre stato. E questo, da un punto di vista astratto, è corretto. Ma il fattore significativo è la velocità del cambiamento, che attualmente è di dieci o quindici volte maggiore al passato. Un altro elemento è la mancanza dell’esperienza diretta. Mentre ognuno di noi ha un’immagine della guerra, il fenomeno del cambiamento climatico non implica un’esperienza umana, né diretta, né indiretta. Così come non ci è dato sentire che la temperatura è salita, se non verificando un aumento medio delle temperature, o registrando una maggiore frequenza e diffusione delle emergenze metereologiche. Solo le statistiche possono mostrare una curva che manifesta l’entità del fenomeno, ma anche in questo caso non siamo su un piano esperienziale. Questa intangibilità del fenomeno fa sì che io possa facilmente convincermi del fatto che “ciò che io non posso percepire non è.” Ognuno attraversa fasi diverse di consapevolezza. Per questo è importante non giudicare, ma accogliere e costruire. La domanda che spesso sentiamo –“Ma io che ci posso fare?”– è legittima, ma è proprio dalle piccole azioni che nasce il cambiamento. People have the power resta una delle canzoni più belle della storia del rock. Lasciamo che ci risuoni nella testa ancora una volta, osserviamo le stupefacenti immagini del mondo marino, guardiamoci in faccia e ritroviamo il coraggio di dialogare davvero.

AR: Personalmente, come biologa marina e divulgatrice scientifica, sono profondamente entusiasta di questa iniziativa: ennesima prova che il nostro territorio è impregnato di idee e di grande potenziale.
Credo fermamente che l’integrazione tra Arte e Scienza sia fondamentale per comunicare in modo efficace e coinvolgente tematiche complesse come il cambiamento climatico.
Progetti come La casa in fondo al mare informano, sensibilizzano e ispirano. Creano connessioni emotive che possono –se lo vogliamo– tradursi in azioni concrete per continuare a garantire a noi e alle prossime generazioni un futuro di benessere. Perché per salvare ciò che amiamo, dobbiamo imparare a raccontarlo meglio. E oggi più che mai, mettere insieme scienza e teatro, rigore e immaginazione, è un atto necessario.

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Sonia Antinori è attrice, autrice e regista teatrale, dopo studi in Italia e Germania, ha debuttato nel 1990. Per i suoi testi teatrali ha vinto: Premio Tondelli (1993), Premio Riccione (1995), Premio Mravac al Festival internazionale di Mostar (1997), Premio Candoni (1998), Premio La/e Scrittura/e della Differenza (2016). Nel 2007 la sua versione italiana di Volksvernichtung di Werner Schwab ha ottenuto il Premio UBU come Miglior testo straniero. Nel 2011 ha ricevuto il II Premio Internazionale Valeria Moriconi – Futuro della Scena. I suoi lavori sono stati tradotti in una decina di lingue e presentati in Italia e all’estero. È direttore artistico della compagnia MALTE.

Carlo Cerrano è Professore Ordinario di Zoologia presso il Dipartimento di Scienze della Vita e dell’ambiente dell’Università Politecnica delle Marche. Biologo marino, studiando la fauna bentonica, che vive cioè a contatto con i fondali, ha condotto numerose spedizioni scientifiche subacquee non solo in Mediterraneo ma anche in ambienti polari e tropicali. Il suo laboratorio ospita numerosi giovani ricercatori impegnati non solo nella ricerca di base ma anche in azioni concrete di conservazione, ripristino di habitat degradati e divulgazione scientifica. Nel corso della sua carriera ha realizzato due spin-off universitari, ha registrato tre brevetti e ha fondato tre associazioni no-profit.



Agnese Riccardi
Agnese Riccardi

Agnese è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università Politecnica delle Marche, specializzata in scienze sociali marine. Si occupa di progetti di conservazione e ripristino degli ambienti marini con una forte componente di coinvolgimento degli stakeholder.


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