La cultura, la giunta che balla, l’opposizione che non c’è
Il report “Io sono cultura” ribadisce che il settore culturale è traino per l’economia e motivo di crescita umana e civile. Nel Comparto, tuttavia, permangono forti criticità, precarietà e bassi salari.
Al pari di sanità, scuola, tutela di territorio e ambiente, il mondo della cultura paga le sforbiciate al bilancio pubblico cui abbiamo assistito, complici, senza proferir verbo. Annichiliti da luoghi comuni per giustificare lo smantellamento dello spazio pubblico, quali: “Privato è bello”, “Il pubblico? Uno spreco. Lavativi!”, e per restare al tema: “Con la cultura non si mangia”.
La Cultura è invece momento di inclusione e accessibilità, democrazia, base di un diverso modello di sviluppo sociale, strumento fondamentale per consentire a cittadini consapevoli di scegliere il Bene piuttosto che il male. Non è un caso, dunque, che abbia ricevuto tali trattamenti.
Si apprende oggi che spendere per la cultura genera perfino valore aggiunto: “uno dei settori con più alto ritorno economico. Investi 1 euro ne guadagni 3”.
Qualche dato? Oltre 2.600 imprese, 2,4 miliardi di euro, 40mila addetti: il 6% degli occupati nelle Marche. Peccato siano senza CCNL di riferimento, e con un mare di precari.
A farne le spese giovani sottopagati e migliaia di laureati costretti a cercar altrove, all’estero, impieghi soddisfacenti e redditizi. Sempre la stessa storia. Dei diritti che continuano ad essere negati. Dall’attuale governo di destra come, in passato, dai precedenti.
E noi siamo ormai prossimi alla stagione che darà vita alla “Capitale della cultura 2028”. La città è a conoscenza dei programmi presentati? E soprattutto c’è un disegno coinvolgente capace di farla decollare, favorire un cambio di mentalità, con investimenti in grado di sostenerne il salto di qualità? O, al solito, non si andrà oltre gli eventi e iniziative di spettacolo?
Il dossier “Ancona, Questo Adesso” presentato a Roma ad sembra apparentemente mastodontico: un’ottantina di progetti, 4 macroaree. Si può credere al cambio di passo visto quanto fatto finora?
Ancona, con le sue migliori energie ed intelligenze, a far capo dall’Ateneo e dalla forza dei giovani, la città ponte di pace, capace di promuovere cooperazione adriatico-ionica, incontro e amicizia tra i popoli, può e deve sicuramente contribuire a diffondere un pensiero nuovo.
Ma chi ci pensa? La Giunta degli Eventi? Quando non balla assistiamo ad assessori che, nel bel mezzo di importanti conferenze convocate proprio su “Inquinamento, Verde e Salute”, negano l’emergenza climatica; tagliano l’assistenza sanitaria in spiaggia; mandano in fumo oltre mezzo milione di euro ritardando l’invio di domanda per finanziare arredi scolastici.
E gli oppositori? Che fanno gli oppositori? La percezione non è delle migliori. Tanto più in ragione di spazi lasciati liberi. Parliamo ovviamente della forza più grande. Quella chiamata a interpretare e rispondere al bisogno di cambiamento, che tante persone continuano ad alimentare nei propri sentimenti. Invece a brillare è assenza di attività diffusa sul territorio. Poche idee, non di rado confuse peraltro.
Mancano ascolto e attenzione. Ciò che la Politica, il PD in primo luogo, non dovrebbe far mancare mai: indispensabile proprio per riprendere il filo interrotto con la società. Con la realtà, il comune sentire.
Perché, scriveva Gramsci, non si fa politica-storia senza connessione sentimentale tra intellettuali e popolo nazione. Abbiamo registrato con interesse l’elezione del nuovo segretario regionale PD: Thomas Braconi, neanche cinquantenne, chiamato -per acclamazione- a guidare un partito finora distintosi tra sconfitte inanellate e divisioni interne. Non sarà più giovanissimo, ma parla della necessità di rinnovare la politica, affinché torni utile e riconquisti fiducia e credibilità, con umiltà, passione e coraggio. Non è poco, fa ben sperare quanti ritengono che il lavoro da fare per migliorare davvero la vita dei cittadini e realizzarne le speranze sia la vera priorità.
È, però, ora di fatti concreti.
Andrea Raschia
Andrea Raschia si è occupato per lunghi anni di problematiche organizzative e gestionali nelle pubbliche amministrazioni, del Comune di Ancona in particolare. Intende contribuire a contrastare la pericolosa indifferenza e dilagante apatia.