La differenza tra prato verde e prato utile
In un vecchio gioco arcade, uscito nel 1996 e diventato in pochissimo tempo di culto per quelli della mia generazione, dovevi trovare dei Pokemon selvatici nell’erba alta, per poi collezionarli tutti.
Sembra una banalità, eppure contiene una importantissima verità. Spesso, per quanto riguarda la gestione del verde urbano, è considerato un buon prato quello cosiddetto “inglese” con erba bassa, foglie verdi e possibilmente senza fiori.
Seppur considerato migliore dal punto di vista estetico, il prato all’inglese è un vero e proprio spreco, sia in termini di utilizzo di acqua sia per la biodiversità.
Sempre quel gioco recitava nella sua sigla animata “tosti e prorompenti, tutti differenti” dando quindi seppure in maniera banale una definizione di biodiversità ovvero la diversità di forme di vita in un determinato spazio o ecosistema. Beh nel prato all’inglese non cresce nulla.
I giardini non gestiti possono sembrare brutti ma svolgono un ruolo fondamentale, innanzitutto la presenza di fiori permette alle specie impollinatrici di riprodursi ed essere presenti, inoltre con la presenza più fitta di erba alta si mantiene il terreno a temperature più basse rispetto a un suolo nudo o con prato all’inglese, richiedendo anche molta meno acqua per gestirlo.
Sulla gestione del verde c’è ancora tantissimo da fare e manca una vera e propria consapevolezza collettiva, che genera mostri.
Recentemente, proprio la scarsa conoscenza del verde urbano, insieme a una mancata comunicazione tra uffici pubblici, ha creato al Cardeto una ferita profonda per la biodiversità, lo spazio di atterraggio dell’elicottero utile a riparare la falesia della Grotta Azzurra, è stato posto esattamente sopra l’areale di 2 orchidee preziose e protette, ormai neanche più presenti al Parco del Conero, quando con uno studio maggiore sarebbe bastato spostare il tutto di 30 metri evitando situazioni spiacevoli come questa.
Capite quindi la differenza tra i concetti di prato verde e prato utile. Lasciamo almeno fino ai primi di giugno i nostri giardini più incolti, scoveremo tantissime specie tutte differenti da collezionare con gli occhi.
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Foto di copertina di Kristine Cinate su Unsplash
Emiliano Stazio
Anconetano al 100% e innamorato della città, dopo il conseguimento della laurea in Gestione del paesaggio e della biodiversità presso la facoltà di Ancona, ha fatto varie esperienze prima all'interno del direttivo del Parco del Conero, poi all'interno di Legambiente di cui è oggi presidente di circolo locale. Ama i paesaggi (quasi quanto la maionese) e spesso si incanta nell'osservarli.