La festa a colori che illumina la giusta direzione
Brillante davvero, in una fase segnata dal solito pericoloso continuismo, l’iniziativa animata lo scorso week end da Ancona a Colori. Una festa per condividere convivialità, soprattutto riflessioni, occasione d’incontro gestita con maestria e sperimentate professionalità. Come non pensare alla nostra Comunità, a cosa sarebbe se a guidarla fossero persone così. Energie fresche, motivate, entusiaste, appassionate. Agnese, Matteo, Tommaso, e i tanti altri che insieme a loro hanno concorso a far vivere l’appuntamento. Che bello vederli insieme all’opera per parlare di riqualificazione e rigenerazione urbana.
C’è solo da augurarsi che questi momenti si moltiplichino. E che i partiti, finora dormienti oppure in tutt’altre faccende affaccendati, si decidano a ristabilire una larga e robusta comunicazione con i cittadini. Nei quartieri. Nelle frazioni. Aprendosi al contributo di forze sociali, dei centri culturali. Recuperando l’antica missione, costituzionale, per contrastare l’astensionismo oggi dilagante. E, nell’attesa, è opportuno che i cittadini stessi acquisiscano più consapevolezza in ordine al valore e al bisogno di cura dei Beni Comuni e della responsabilità di un impegno collettivo.
Dopo i doverosi complimenti, ecco le mie brevi impressioni “a colori”, sollecitate anche dalla tavola rotonda dedicata al confronto tra i gruppi consiliari di opposizione. Da lì sono emerse idee e seri impegni per definire un’ipotesi programmatica alternativa, tanto più necessaria di fronte all’evanescente “Giunta degli eventi”. Ho sentito finalmente proposte concrete, ad esempio sulla gestione dei servizi educativi, culturali, mense scolastiche, manutenzioni, verde pubblico. Una macchina comunale messa a punto è uno strumento indispensabile per una efficace azione amministrativa, capace di semplificare la vita di cittadini e imprese.
Il tema, purtroppo, non rientra tra le priorità dell’attuale amministrazione, che in buona sostanza ha lasciato tutto com’era.
Si è parlato di quanti siano i tecnici comunali in servizio. Pochi, troppo pochi, sempre di meno. Come del resto il totale degli addetti, scesi in vent’anni del 35%. Risultato di disinteresse e miopi politiche tra blocchi di assunzioni e tagli di spesa. “Cure” da cavallo per smantellare il settore pubblico a favore di un gigantesco trasferimento di risorse al privato. Si è risparmiato? Macché! Si è creato un sistema non sempre trasparente di appalti, quello sì. Una realtà deprimente con la logica che la presiede: il massimo ribasso che penalizza, con le attività, il lavoro e le persone. Peggiorano qualità ed efficienza, aumenta lo sfruttamento, con un mare di precari senza diritti e con salari largamente inadeguati. Ancona non è certo indenne da questi processi che spostano indietro le lancette della storia ed è davvero singolare che il segretario comunale dell’Ente -non il sindaco di centrodestra, si badi bene- abbia bollato la mozione per fissare un salario minimo “contra legem”: quando si dice “essere più realisti del Re!”.
È finalmente tempo che le forze progressiste smettano di sottovalutare il tema occupandosene a dovere, senza limitarsi a ridurre il danno, piuttosto per ribaltare il modello. Abbiamo nel territorio situazioni emblematiche: società partecipate destinatarie di funzioni e competenze. Risultati? Comune impoverito, clientele, decine di dipendenti divisi da contratti di lavoro diversi: una frantumazione. Oltre al fiorire di nuove forme di precariato. È questo che si vuole?
Quanti intendono caricarsi della responsabilità di governo e guida di una pubblica amministrazione devono preoccuparsi della condizione della struttura, strumento necessario, indispensabile, per mettere in pratica programmi e realizzare l’idea di città. Si deve ripartire da qui, da un rinnovato impegno per una “macchina” finalmente ben organizzata, formata, attrezzata e messa a punto.
Basta con politiche insensate che hanno impoverito, con le strutture operative dell’ente, la vita delle persone. Alle quali cos’altro rimane se non esprimere forte delusione nei confronti di partiti, non più riconoscibili?
Quel che fa ben sperare, però, è la qualità delle giovani generazioni che devono tuttavia decidere di impegnarsi senza attendere chiamate, né tantomeno cooptazioni.
Sta anche a noi contribuire a irrobustirle, rafforzandone autonomia e spirito critico; sostenerle e promuoverle alla guida del Paese prima che sia troppo tardi: prima che perdano genuinità, entusiasmo e coraggio nel guardare oltre, superando angusti confini che celano una nuova civiltà, con al centro dell’organizzazione sociale Lavoro, giustizia, solidarietà. Ecco, alla festa di Ancona a Colori ho visto giovani muoversi nella giusta direzione.
Andrea Raschia
Andrea Raschia si è occupato per lunghi anni di problematiche organizzative e gestionali nelle pubbliche amministrazioni, del Comune di Ancona in particolare. Intende contribuire a contrastare la pericolosa indifferenza e dilagante apatia.