25/10/2024

La gestione dei rifiuti torna in mano pubblica: cosa cambia?


Non si è data in queste settimane la giusta rilevanza, anche a livello di stampa e media locali, ad una decisione strategica molto importante presa in ambito provinciale: a partire dal marzo 2025 il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani dell’ATO 2 (provincia di Ancona meno Loreto) verrà affidata in concessione in house ad AnconAmbiente.

L’argomento è di elevata complessità tecnica e più materia da avvocati amministrativisti che da dibattito da bar, ma avrà un impatto diretto nella vita e nelle tasche dei cittadini, andando a toccare una questione particolarmente rilevante dal punto di vista economico e ambientale, ovvero quei rifiuti che abbiamo imparato negli ultimi anni a considerare non solo come uno scarto, ma come una possibile risorsa.

La mia personale opinione è che essere riusciti a giungere a una gestione interamente pubblica debba essere considerato come un grande successo, tanto più in quanto nell’assemblea ATA che riunisce i Sindaci della provincia solo i rappresentanti dei Comuni di Senigallia e Morro d’Alba si sono espressi con parere contrario. Un risultato che riscatta la piega infima che aveva raggiunto in anni non lontani lo scontro tra le amministrazioni di Ancona e Jesi: patetica riproposizione di campanilismi echeggianti più gli scontri militari del 1309 che una moderna politica volta a tutelare gli interessi dei cittadini.

Ovviamente è legittimo ritenere preferibile una gestione del ciclo dei rifiuti in mano ai privati: sono numerose e spesso di grandi dimensioni le aziende che di questo si occupano, con profitti spesso enormi. Tuttavia, per chi crede ancora che il pubblico possa rappresentare non solo un valore in sé, ma anche e soprattutto che possa essere capace di maggiore efficienza e vicinanza ai cittadini, non è così: senza peraltro perdere di vista elementi non secondari, come il mantenimento nel territorio di un servizio così importante (se fosse stato messo a gara è probabile che la gestione sarebbe stata in capo a qualche azienda non marchigiana) e la tutela delle professionalità attualmente presenti, preservando i livelli occupazionali, visto che AnconAmbiente assumerà tutti i 615 dipendenti con il trattamento economico e l’inquadramento attualmente in essere.

Eppure, nell’ordinamento del nostro Paese pare essere privilegiata la soluzione di mercato, ben più che gli affidamenti in house. Lo dimostra la complessa, intricatissima vicenda durata anni che ha ostacolato la soluzione finalmente incontrata grazie al ruolo di un’azienda pubblica solida, con oltre 50 anni di storia alle spalle e ottimamente guidata come AnconAmbiente. Pensate che la felice intuizione dell’in house providing, che già allora individuava in AnconAmbiente la “piattaforma operativa” per la gestione del servizio rifiuti, risale addirittura al 2011, decisione formalizzata attraverso un’apposita delibera dei Soci di AnconAmbiente nel gennaio 2012. Un percorso che era sembrato sin da subito promettente, anche grazie alla disponibilità dimostrata dal Comune di Jesi, e inserita in una strategia che si proponeva esplicitamente di “puntare a una integrazione a livello provinciale di un’unica azienda provinciale dei rifiuti a cui affidare da parte dell’ATA la gestione del ciclo integrato dei rifiuti”.

In seguito, anche a causa di cambiamenti politici nel frattempo intervenuti (in particolare con le elezioni comunali del 2013), con la decisione di privilegiare il ruolo di Multiservizi (poi Viva Servizi) rispetto ad AnconAmbiente, ma anche e soprattutto a causa di alcune sentenze contrarie dei tribunali amministrativi e pareri negativi della Corte dei Conti, sono passati più di 10 anni senza che si riuscisse a trovare il bandolo della matassa. C’è poco di che stupirsi, quando la decisione di affidare un servizio come quello rifiuti ad una azienda pubblica deve passare al vaglio di autorità come l’AGCM (“Autorità Garante della Concorrenza e del Marcato”, il nome dice già tutto…)
Ora, tuttavia, essendo tornati all’idea originaria dell’affidamento ad AnconAmbiente (grazie anche all’impegno di ATA e dei Sindaci del territorio), è tornato anche l’ottimismo dopo anni difficilissimi rispetto alla prospettiva condivisa (anche se non unanimemente) di far gestire al pubblico, e non al privato, i nostri rifiuti.

Cosa cambierà per i cittadini? Siamo ancora all’inizio di un percorso che dovrà nel tempo portare a un nuovo assestamento, dal punto di vista tecnico ed economico. Tra le novità più rilevanti, il fatto che a partire dal 1 gennaio 2027 andrà a regime uniformemente su tutto il territorio provinciale la tariffa puntuale. In cosa consiste? Si tratta essenzialmente di un sistema che permette di far pagare al singolo utente una tariffa commisurata alla quantità di residuo indifferenziato prodotto. Contabilizzando i rifiuti, associando ciascuna utenza all’indifferenziata prodotta, sarà possibile avere un quadro preciso dei conferimenti pro capite, costruendo sui dati effettivi la tassazione. Potenzialmente un vantaggio notevole, un elemento di trasparenza e anche una sollecitazione implicita a prestare la dovuta attenzione a ridurre il più possibile i rifiuti prodotti: un passo ulteriore verso un’economia circolare (basata sulle famose 3 “r”: ridurre, riusare e riciclare) che andrà a sostituire, se non ha già almeno parzialmente sostituito, la concezione capitalistica classica dell’economia lineare finalizzata meramente al consumo e allo smaltimento.



Jacopo Francesco Falà
Jacopo Francesco Falà

Dottorato in Storia della Filosofia Medievale, materia che insegna all’Università Telematica Pegaso. È appassionato di politica e tenta di seguirne le vicende. Classe 1989, di Chiaravalle.


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