18/07/2025

La lezione di Goffredo Fofi a chi vuole essere presente al proprio tempo


Ricordare Goffredo Fofi nelle pagine di una rivista a Colori credo sia l’omaggio più opportuno, direi obbligatorio. Lui di riviste ne ha fondate e dirette tantissime, una all’inizio degli anni ’80 è stata Linea D’Ombra, titolo che rispecchiava la fine dell’entusiasmo degli anni ’70 ma con il coraggio di attraversare varchi ombrosi con l’audacia e la curiosità per il futuro. Anche oggi il mondo va storto e in malora, ma il coraggio non è venuto meno. Anzi, il titolo positivo Rivista a Colori ne racchiude il pensiero. Voglio immaginare cosa direbbe il saggio, il burbero, l’arguto, il formidabile critico, ma anche e soprattutto il maestro elementare, l’assistente sociale ed educatore Goffredo Fofi di questa Rivista. Di sicuro direbbe che fare la rivista è bello, che si crea una rete di persone sempre più ampia, che la rivista diventa sempre più vitale con intrecci, pensieri, informazioni, rapporti personali, ma che è sempre più difficile farla soprattutto per la “malattia mortale” della nostra epoca, il narcisismo di massa, e che le persone non sono più abituate al lavoro di gruppo.

“Il faut être absolument moderne”, direbbe citando Arthur Rimbaud, bisogna essere presenti al proprio tempo, non limitarsi a fare i reduci, anche se si è vissuta una grande stagione. Vivere il proprio tempo non significa cadere negli inganni dell’epoca e accettare la modernità purché sia, bensì necessita una costante discussione, si ha bisogno del passato, dell’utopia, di creatività e di un progetto. Ci direbbe che bisogna allargare, che per Fofi è mettere in gioco i vecchi, i meno giovani, con le nuove generazioni, farli incontrare, discutere, anche scontrarsi, perché la cultura e la politica ne hanno bisogno. Che il culturale e politico è morto e che restano vivi i gruppi, le iniziative che operano nel sociale, che Fofi individua in maggioranza nei cattolici, che il fermento è nel sociale e che ormai ha travalicato i confini delle appartenenze, che prima erano, eravamo, una minoranza e oggi in tanti.

Ci metterebbe di fronte alla realtà, con inconfondibile ironia e schiettezza, rammentandoci che il sociale è “perverso”, non ha un progetto, un’utopia, è la sopravvivenza di gruppi che pur facendo ottime cose nel piccolo non guardano mai verso il grande. Però, o la politica rinasce dal sociale che ha un rapporto con la realtà, o non rinasce da nessun’altra parte. Che fare? Resistere, che già è una gran fatica, studiare per non dare tutto per acquisito, fare rete (ma non la ragnatela del web) e ultima cosa “rompere i coglioni”, essere presenti attivamente per aprire contraddizioni, insomma fare politica, che si può fare in tanti modi.
Pessimismo attivo e volontarismo etico. La volontà è importante, il suo contrario è accettazione del mondo così com’è.

Grazie Goffredo, sono convinto che mi avresti stroncato e te ne sarei stato grato. I pensieri qui sopra sono compiutamente e mirabilmente esposti nell’ottimo documentario “Suole di Vento- storie di Goffredo Fofi” di cui consiglio la visione su Rai Play, così come consiglio, sempre su Rai Play Sound, di recuperare il podcast di Goffredo Fofi Arcipelago Sud



Andrea David
Andrea David

Artigiano in Ancona dal 1977


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