La sanità di destra nell’Ohio d’Italia: Cchiù ospedali per tutti!
Tra qualche mese si terranno in 6 Regioni italiane le elezioni e questa volta tocca alla nostra Regione essere definita in nuovo Ohio d’Italia, quella Regione che farà da ago della bilancia nella tornata elettorale. In realtà “tutto quello che sai dell’Ohio è falso” ha scritto più di un anno il Post negando validità al richiamo rituale che ci tormenta ad ogni tornata elettorale dai tempi di Al Gore e Bush Jr. Ma i giornali continuano a trovare ogni volta un Ohio diverso, ad esempio l’anno scorso toccò all’Abruzzo essere assimilato all’Ohio visto che in questa Regione il PD, dopo la vittoria in Sardegna, confidava nella “spallata”. Che purtroppo, per inciso, non c’è stata.
Le elezioni regionali nelle Marche sono, Ohio o non Ohio, molto sentite da entrambi gli schieramenti e sono sentite con molta attenzione dallo stesso Presidente del Consiglio Giorgia Meloni che qui iniziò la sua trionfale campagna elettorale nel 2022. In queste elezioni la sanità sarà ancora un tema decisivo e allora vale la pena di seguire quello che è successo negli ultimi 4 anni di governo della destra (il centro non lo vedo più) nella nostra sanità regionale e quello che in questa sanità sta succedendo negli ultimi mesi.
Ecco in sintesi gli elementi tipici della sanità ultrapopulista a trazione (come si dice) Fratelli d’Italia:
- siccome il consenso politico sulla sanità si guadagna ancora offrendo “più ospedali” (e si rischia di perdere se dai “meno ospedali”) la nostra destra, per dirla con Cetto La Qualunque, ha scelto la linea “cchiù ospedali per tutti”, sbattendosene delle norme che ne prevederebbero la riduzione;
- l’offerta di “più ospedali” si traduce in un gran numero di cantieri ospedalieri appena avviati che si aggiungono a quelli ormai eterni di Fermo, del nuovo Salesi e del nuovo INRCA sotto Camerano: tre nuovi ospedali a Pesaro, Macerata e San Benedetto del Tronto e 6 nuove palazzine ospedaliere dell’emergenza a Urbino, Fano, Senigallia, Fabriano, Civitanova Marche e Ascoli Piceno.
Vabbè, uno dice, che male c’è a rinnovare gli ospedali e ad aggiungerne qualcuno? Il male c’è, eccome. Senza entrare in dettagli tecnici, troppi ospedali, specie attaccati tra loro come ce ne sono tanti nelle Marche (prendi Pesaro e Fano), si impicciano tra loro e sottraggono risorse ai servizi territoriali, ad esempio a quelli per gli anziani e per le persone di tutte le età che hanno problemi di salute mentale, servizi che hanno gravi carenze nelle Marche. Questi cantieri faranno andare in tilt le casse della Regione (e quindi le nostre) perché mancano centinaia di milioni per completarli. Quanto al fatto che le norme impedirebbero tutti questi ospedali, il Ministero della Salute fa finta di niente sperando che i cittadini marchigiani abbocchino e non diano un dispiacere a Giorgia Meloni.
La destra, molto interessata ai voti e molto meno alla salute dei cittadini, sa che la politica del “cchiù ospedali per tutti” elettoralmente paga, come avvenne nelle regionali marchigiane del 2020 in cui lo slogan della destra che fece più presa sugli elettori fu “no agli ospedali unici provinciali” voluti dalle precedenti Giunte che (altro slogan) “avevano chiuso 13 ospedali”. La promessa alla base del programma del centrodestra sulla sanità fu coerentemente quello di una sanità più vicina ai cittadini, e cioè di dare a tutti un ospedale il più vicino possibile. In realtà non c’era nessuna volontà del centrosinistra di creare gli ospedali unici provinciali, così come gli ospedali “chiusi” erano stati in realtà riconvertiti in applicazione di un Decreto Ministeriale che per far funzionare gli ospedali “veri” aveva scelto di trasformare in strutture territoriali quelli piccoli che non aveva più senso tenere aperti.
Non è un caso che a fare il pieno di voti in quelle elezioni furono due ex Sindaci di piccoli comuni con altrettanto piccoli ospedali di cui venne promesso il potenziamento in un caso (Pergola) e la riapertura in un altro (Cingoli). Quei Sindaci sono diventati rispettivamente l’Assessore ai Lavori Pubblici (Francesco Baldelli) e l’Assessore alla Salute (Filippo Saltamartini) che hanno approfittato del loro ruolo per un progetto faraonico di adeguamento dell’Ospedale di Pergola con due sale operatorie quasi adatte per fare trapianti e per aprire un Pronto Soccorso a Cingoli, quando i Pronto Soccorso veri delle Marche stanno impazzendo compreso quello di Jesi che dista una mezzora. C’è della follia in entrambi i casi, ma i nostri Cetto La Qualunque per prendere voti non hanno riguardo né per le regole né per il buon senso. Per loro lo slogan “cchiù ospedali per tutti” si allunga: “cchiù ospedali per tutti, ma anche di più dove abitano quelli che mi votano”.
Ma almeno da questa politica Torrette e il Salesi ne guadagnano? Purtroppo no. Lasciamo perdere oggi il Salesi, struttura che versa in condizioni pietose cui si sta per fortuna cercando di mettere mano. Torrette è in condizioni di grande difficoltà per due motivi collegati alla politica del “cchiù ospedali per tutti”. Il Pronto Soccorso è in enorme difficoltà perché la carenza dei servizi territoriali fa finire tutti dove prima o poi una risposta te la danno, e cioè al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Torrette, e poi l’Azienda Ospedaliero-Universitaria per carenza di personale non è in grado di far funzionare tutti i suoi posti letto e tutte le sue sale operatorie e le sue tecnologie. In compenso sotto elezioni c’è una pioggia di concorsi e assunzioni per l’Ospedale di Cingoli (compreso quello per il primario di un reparto che secondo le norme non ci dovrebbe essere perché lì non ci dovrebbe essere un ospedale).
La Giunta continua a sbandierare come suo merito il riconoscimento dato per tre anni consecutivi a Torrette-Salesi come miglior ospedale pubblico d’Italia. Non si ricorda mai di dire che il premio è stato dato per la prima volta nel 2021 quando ancora si risentiva degli effetti delle scelte delle precedenti Giunte e Direzioni. Ma poi parlate con chi lavora a Torrette e al Salesi per farvi dire come stanno davvero le cose e le difficoltà che ogni giorno deve affrontare chi lavora e chi viene assistito nei nostri due ospedali. Per fortuna ci sono ancora tanti operatori, professionisti e dirigenti bravi, ma gli effetti negativi della politica del “cchiù ospedali per tutti” si vedono tutti.
Noi marchigiani dobbiamo coltivare e perseguire una doppia speranza: che questa destra di casa nostra se ne torni a casa e che il centrosinistra sappia affrontare il tema della sanità meglio, molto meglio, di come lo ha affrontato nelle ultime legislature in cui ha governato. I cittadini della nostra Regione e della nostra città ne hanno un enorme bisogno.
Claudio Maffei
Medico in pensione con una lunga esperienza di Direzione Sanitaria dopo un decennio di lavoro all’Università.
Si occupa tuttora di politica sanitaria su cui pubblica contributi in varie testate nazionali e regionali.
Ama la sua città e vorrebbe contribuire a migliorarla.