31/05/2024

La sanità in piazza, qualcosa su cui riflettere


Il 18 e 19 maggio Piazza Pertini ha ospitato una due giorni di grande successo dal titolo Prevenzione in azione 2024, iniziativa al suo quinto anno. Si potevano svolgere, meglio se su prenotazione, visite e prestazioni di tutte le discipline presenti a Torrette e al Salesi. Non le elenco tutte perché sono proprio tante. Per farla semplice: c’erano tutte quelle per cui normalmente vi chiedete se c’è posto a Torrette o al Salesi. I promotori sono la Fondazione Ospedale Salesi Onlus e la Fondazione Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche Onlus con la partecipazione di docenti e studenti del Corso di Laurea in Fisioterapia e di Ancona Check Point. Due parole su quest’ultima associazione, presente con il Camper informabus del Comune di Ancona per la effettuazione di test anonimi e gratuiti e ricevere consulenze e informazioni sulle malattie sessualmente trasmissibili (HIV, HCV e sifilide). L’iniziativa è patrocinata e sostenuta dal Comune di Ancona oltre che dalla Università Politecnica delle Marche, dalla Regione Marche, dalla Azienda Sanitaria Territoriale, dall’Ordine dei Medici, dalla Provincia e dalla Lega Navale Italiana. Non dimentico il Consiglio Regionale pure partecipe della iniziativa. 

La mia impressione prevalente è di una grande partecipazione sia da parte dei cittadini che da parte degli operatori. I cittadini avevano un’occasione quasi unica di accedere direttamente a prestazioni spesso difficili da ottenere in via ordinaria, mentre per gli operatori è stata un’occasione per rinfrescare quel senso di appartenenza all’ospedale che nella quotidianità del lavoro rischia di perdersi. Si è cercato in ogni caso di garantire la prestazione sia a chi si era prenotato sia chi si era presentato lì quasi per caso. Direi fin qui tutto bene, tenendo oltretutto conto che iniziative così hanno un costo e comportano per tante persone un grosso e meritorio impegno. E adesso veniamo agli aspetti più critici su cui ragionare per vedere se si può aggiustare il tiro.

Primo problema: quella sanità che si offre in piazza in via straordinaria è quella che andrebbe offerta dalle e nelle strutture pubbliche in via ordinaria. L’iniziativa, ed altre analoghe che si svolgono in tutte le Marche e in tutta Italia, offrono ciò che dovrebbero “normalmente” fare i medici, i pediatri di famiglia e gli specialisti chiamati a supportarli su loro richiesta.

Secondo problema: chi accede a queste iniziative non è necessariamente chi ne ha più bisogno. Si sa che i livelli di salute e l’accesso alle prestazioni sono inferiori nelle persone con livelli socio-economici più bassi, che magari a questo genere di iniziative nel centro della città e con prenotazione via internet sono meno portate a partecipare.

Terzo problema: tra chi patrocina l’iniziativa c’è la Regione Marche che dei problemi di sanità pubblica dei marchigiani e dei cittadini di Ancona è largamente responsabile. La stessa Regione che ha cambiato la denominazione alla Azienda Ospedaliero-Universitaria “di Torrette” facendo sparire il riferimento alla città di Ancona e quindi alla storia dei nostri ospedali.

E allora che fare? Da una parte iniziative come questa fanno fare squadra agli operatori e rinsaldano il legame tra i cittadini e i “loro” ospedali, dall’altra rischiano di mascherare problemi di fondo della sanità pubblica che sono sempre più gravi e che trovano sempre meno risposte dalle istituzioni preposte che le patrocinano. Penso in primo luogo che queste iniziative vadano mantenute e anzi rafforzate. Penso anche che andrebbe fatto il tentativo di mirare a raggiungere chi di queste giornate ha più bisogno offrendo qualcosa che di solito non viene messo a disposizione. Un buon esempio viene da Ancona Check Point che offre in forma anonima, gratuita e proattiva i test di screening per le malattie sessualmente trasmissibili che normalmente non vengono offerti e rispetto ai quali nelle persone prevale spesso una sorta di ritrosia. E lo fa non solo in iniziative come questa di cui stiamo parlando, ma girando letteralmente la città con l’Informabus del Comune di Ancona. Per queste giornate si potrebbero coinvolgere ad esempio più direttamente i medici e i pediatri di famiglia in modo da ragionare con loro su come selezionare i problemi e i casi da prendere prioritariamente in esame in queste giornate speciali. 

Forse in queste iniziative si potrebbe prevedere una sorta di terzo tempo come nel rugby, che potrebbe essere il tempo da dedicare alla riflessione su quanto si è fatto e su come si potrebbe renderlo ancora più utile. 

Due ultime considerazioni. La salute dei cittadini ha bisogno di un maggior coinvolgimento degli operatori nella discussione sulle scelte di politica sanitaria. Quindi vanno benissimo le giornate speciali dedicate alla salute dei cittadini, ma a chi le patrocina va ricordato che ha tutto l’anno per occuparsene meglio. Infine, e soprattutto, un mio personale ringraziamento a chi con fatica e passione queste cose le organizza e le fa vivere. 



Claudio Maffei
Claudio Maffei

Medico in pensione con una lunga esperienza di Direzione Sanitaria dopo un decennio di lavoro all’Università.
Si occupa tuttora di politica sanitaria su cui pubblica contributi in varie testate nazionali e regionali.
Ama la sua città e vorrebbe contribuire a migliorarla.


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