12/06/2026

Le Marche del futuro, tra questione salariale e occupazione artificiale


Cristina Rivera Garza, scrittrice messicana premio Pulitzer 2024, sostiene che la letteratura è un “forum orizzontale per combattere l’individualismo feroce”.
È indispensabile che le persone si ritrovino per stare insieme, consolidare legami interrelazionali, per non tacere, discutere e confrontarsi.
Il nostro Ugo Ascoli la chiama solidarietà orizzontale. Dobbiamo tornare a riempire le piazze e resistere, reagire ad un mondo che sfugge di mano. Si perdono di vista valori: a farne le spese la coesione sociale, a pagar dazio le persone. Soffrono i redditi delle famiglie, il lavoro s’impoverisce ed è sempre più insicuro. Crescono le disuguaglianze e la ricchezza si consolida in mani ristrette. Un trend che viene da un tempo lontano. E che nessuno contrasta efficacemente. Servirebbero statisti, riformisti, Invece quelli che ci sono pensano ad altro.

Di recente la Biblioteca Amatori, uno dei pochi luoghi ove ancora ci s’incontra e si discute, è stata sede di confronto su temi che ci riguardano da vicino: “Le Marche del Futuro” e la lettera aperta di alcuni studiosi alla comunità regionale. Il quadro tracciato, per quanto non presenti novità, non manca di impressionare. L’avevamo richiamato mesi or sono, prima della tornata elettorale che ha confermato il centrodestra pur in presenza di un bilancio fallimentare. Fiumi di denaro sprecato, distribuito in modo disinvolto per foraggiare consenso. Oggi tutti gli indicatori economici, turismo escluso, volgono al negativo.
Un bollettino di guerra non certo del tutto imputabile all’attuale compagine Acquaroli che dal canto suo non riesce ad alzare lo sguardo dallo sfacelo che avanza: tessuto industriale impoverito, capacità di innovazione perduta. E c’è poco da essere ottimisti. Una piccola Regione destinata a non incrociare traiettorie di sviluppo che avvantaggeranno sempre più grandi poli e concentrazioni, rispetto alla frammentazione produttiva territoriale. Intanto il livello bassissimo di produttività delle microimprese finisce -tanto per cambiare- per incidere nel livello delle retribuzioni.
Tra gli ospiti in sala c’era Pietro Modiano, studioso e manager. Si è riferito alla sua Milano allargando lo sguardo a quanto avviene nel resto del Paese -che non sta certo meglio- per accendere il faro su un tema da tutti (proprio tutti, Bankitalia e Confindustria compresi) definito ormai un’emergenza, ma destinato evidentemente a rimaner tale: la “Questione Salariale”.

E se il pensiero nuovo prendesse le mosse da qui?
Modiano non parla di declino, ma di decadenza! A pesare il dato della crescita, da decenni praticamente statico. Un Mercato del lavoro anarchico. Redditi che si comprimono, salari medi ormai un dramma anche dalle sue parti, conseguenza di una concorrenza spaventosa. Il costo del lavoro si riduce, l’occupazione sembra aumentare ma il PIL è sostanzialmente fermo. È doloroso vedere ragazzi, quelli che non fuggono all’estero, avere come unico orizzonte un contratto a tempo indeterminato purchessia.

La crisi della nostra regione è il portato di classi dirigenti non in grado di leggere per tempo I fattori di cambiamento esponendo la nostra gente a duri colpi. Quante volte Walter Cerfeda, presidente IRES CGIL, lo ha ribadito. Così come Mauro Gallegati ha insistito sulla natura della crisi e in particolare sui limiti del modello produttivo marchigiano. Il modello di Giorgio Fuà si è esaurito perchè la struttura industriale diffusa e/o accorpata in distretti di qualità semplicemente non è più in grado di produrre ricchezza né di ridistribuirla.

Al fine di una svolta radicale può rivelarsi decisivo lo sforzo di intellettuali per spingere a misurarsi con approcci diversi, sollecitando la politica regionale e nazionale a prendere in esame necessari cambiamenti di paradigma. Sono poi i bisogni veri delle persone che possono e devono alimentare il motore di uno sviluppo diverso, rispettoso di natura e ambiente, in grado di rimettere in gioco la Società.
Pensiero nuovo, dunque, con nuovi protagonisti, soprattutto! Basta con le Marche “trappola per talenti”, capace di disperdere capitale umano qualificato. Il saldo negativo dei laureati è una ferita impossibile da rimarginare senza recuperare il gap salariale che nella nostra regione pesa più che altrove.
Senza contare le nuove sfide: siamo attrezzati per affrontarle? Dopo tanto parlare di Intelligenza artificiale, di un suo indispensabile governo, di rischi e di opportunità, siamo giunti ormai ad un passaggio assai critico, i destini delle persone messi nelle mani di… un algoritmo. La trasformazione digitale può essere lasciata ai soli proprietari delle infrastrutture tecnologiche?
Se l’innovazione viene guidata solo da riduzione dei costi e aumento dei profitti, la disoccupazione tecnologica sarà l’esito inevitabile.
Le persone e i corpi intermedi si organizzino per non subire decisioni prese da pochi. Servono soggetti attivi di partecipazione e vigilanza.

È il momento di scelte responsabili e coraggiose! Certo, non sarà semplice per nessuno mettersi in discussione, modificare saldi (almeno finora…) punti di vista, le sudate carte, le convinzioni di una vita. Ma la consapevolezza di mettersi a servizio del Bene comune deve superare ogni egoismo. Dalle Marche può partire un nuovo inizio. Comunità scientifica e Atenei devono sentire questa necessità urgente.

 

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Foto di Giorgio Fuà presa dall’omonima pagina Facebook



Andrea Raschia
Andrea Raschia

Andrea Raschia si è occupato per lunghi anni di problematiche organizzative e gestionali nelle pubbliche amministrazioni, del Comune di Ancona in particolare. Intende contribuire a contrastare la pericolosa indifferenza e dilagante apatia.


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