11/09/2026

Letto sui giornali: chi guadagna col crematorio?


«Crematorio: sì, no, boh». Così il titolo di apertura del Corriere Adriatico di sabato 5 settembre riassume la vicenda dell’impianto di cremazione -apertasi quasi un anno fa- e questa settimana mediatica. Anche l’ipotesi di ubicazione dell’opera a Bolignano sembra tramontare, dopo lo stop a Tavernelle, e l’Amministrazione brancola nel buio alla ricerca di un nuovo sito idoneo. La scorsa settimana sindaco e Giunta avevano parlato genericamente di altri luoghi al vaglio, ma in Consiglio comunale l’assessore ai Lavori pubblici, Stefano Tombolini, in assenza del primo cittadino, rispondendo ad un’interrogazione del consigliere di Altra Idea di Città, Francesco Rubini, ha tirato fuori un’altra sorpresa dal cilindro. Palazzo del Popolo starebbe ragionando anche in una prospettiva di «area vasta». Due parole che hanno subito fatto pensare allo spostamento del problema in un altro comune. Ci ha pensato lo stesso Tombolini, insieme al sindaco, Daniele Silvetti, a precisare che l’infrastruttura non si trasferirà fuori Ancona, ma potrebbe essere realizzata in zone di confine per le quali sarebbe necessario un coordinamento con le amministrazioni limitrofe. L’impianto dunque si farà. Sì, ma dove? Nessuno lo sa. Di certo non lo sa Silvetti che al quotidiano di via Berti dichiara, domenica 6 settembre: «Abbiamo bisogno di almeno un altro paio di ipotesi per poter confrontare e scegliere, ma dovranno essere gli uffici a indicarcele. Io non ho idea di quali possano essere, adesso non ce l’ho, perché non è una scelta politica». Non la pensa così il giornale diretto da Giancarlo Laurenzi, per cui invece lo stop all’impianto sarebbe di natura squisitamente politica. A chiedere il fermo sarebbe stato direttamente il presidente della Regione -ente a cui spetterebbe per inciso la pianificazione territoriale complessiva per la costruzione degli impianti crematori- con una «moral suasion» per rimandare tutte le decisioni dell’amministrazione dorica in merito a dopo il 2027, anno delle Politiche. Ma poi sarà la volta delle Amministrative alle quali Silvetti cerca la riconferma ed il 2030, anno delle Regionali, è dietro l’angolo. «Un loop diabolico che paralizza ogni sussulto di operatività», si legge nell’articolo a firma di Martina Marinangeli.

Il dibattito sul ritorno della ruota panoramica e sul cartellone natalizio forse tornerà presto a distogliere l’attenzione da quello che sembra essere diventato il tema dei temi. Eppure, nonostante il sindaco abbia parlato dell’infrastruttura come di «un atto di civiltà», con cimiteri privi di spazi per le tumulazioni, ed una risposta ai bisogni dei cittadini -i dati parlano del 43% di richieste di cremazione da parte degli anconetani, percentuale che sarebbe in crescita- la percezione è piuttosto quella di cittadini più infastiditi dalla possibilità di veder sorgere una simile opera vicino casa che dall’idea di dover fare ricorso agli impianti già esistenti nelle Marche. Sono tre quelli già attivi, riporta il Corriere, lunedì 7 settembre: Ascoli, San Benedetto e Fano. Un giro d’affari, conteggia sempre la testata, dal quale Ancona non deve essere tagliata fuori. Un imperativo non nuovo per il quotidiano più antico delle Marche. «Forno, occasione d’oro», titola il giornale e prosegue: «Fino a 3mila cremazioni e utili per 500mila euro. Le stime del Comune per l’impianto di Bolignano: in un anno ricavi per 1,3 milioni. Chi ce l’ha già fa affari: Ascoli guadagna 490mila euro, Fano sfonda quota 600mila».

Soprassedendo sulle modalità di parlare di defunti come merce e volendo prendere atto che si tratti di una brutale realtà, viene però da chiedersi: se è vero che i residenti spenderebbero meno per un processo di cremazione fatto in città senza andare altrove, a cosa servirebbero gli utili realizzati? A servizi per i cittadini? Alle manutenzioni cimiteriali carenti da anni? Perché scorrendo un po’ l’articolo citato emerge ad esempio che nel caso di Ascoli Piceno, la gestione dell’impianto è affidata ad un privato, quello di Fano ad una Srl partecipata dai Comuni di Fano e Pesaro e solo San Benedetto ha una gestione in house, i cui introiti, riporta sempre il Corriere, sarebbero più risicati. Certo ora i ritardi o la mancata costruzione dell’impianto potrebbero costare cari al Comune di Ancona, a rischio di ricorsi e penali da parte delle ditte già incaricate della realizzazione della struttura. La pazienza delle due imprese coinvolte, in particolare quella della Ciroldi di Modena, si starebbe esaurendo, secondo quanto riportato martedì 8 settembre da Il Resto del Carlino, che il giorno seguente ha pubblicato anche una lunga lettera aperta rivolta al sindaco da parte della presidente del Ctp 9, Maria Elisabetta Guidi, a difesa delle frazioni e delle periferie: «Sindaco, venga a vedere. Qui il rifugio dell’anima. Ancona non è solo porto e mare, ma possiede una corona di castelli collinari di cui le frazioni sono gemme. È molto di più di una semplice periferia», l’appello raccolto dalla testata.

Nell’ennesima settimana dedicata al crematorio, un’alternativa insolita alla sepoltura, di certo non economica, ma sicuramente funzionale alla riduzione degli spazi occupati dai cimiteri, è quella scelta da don Lanfranco Casali, originario di Castelfidardo, e morto a 93 anni all’istituto Buttari di Osimo, che, come riportato nelle sue volontà testamentarie, ha subìto il processo di diamantificazione, in un impianto svizzero. «Voglio riflettere meglio la luce di Dio», la motivazione che avrebbe spinto il sacerdote, per più di trent’anni parroco nel Fanese, a scegliere questa soluzione, non proprio gradita all’arcivescovo della diocesi di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola, Andrea Andreozzi, che ha parlato di «scelta personale non condivisa con me».



Agnese Carnevali
Agnese Carnevali

Giornalista professionista, è stata cronista per vent’anni per le redazioni dei quotidiani locali, Corriere Adriatico prima ed Il Messaggero poi, per approdare infine all’online fondando la testata Cronache Ancona. Negli anni ha lavorato per uffici stampa pubblici e privati di vari settori, dalla cultura allo sport alla politica, anche come freelance. Da qualche anno è insegnante precaria nella scuola superiore, ma non ha mai abbandonato gli strumenti del mestiere: scarpe buone ed un taccuino di appunti.


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