08/05/2026

Letto sui giornali: il successo della Fiera che resiste al tempo


La Fiera di San Ciriaco mette tutti d’accordo. Nonostante l’attaccamento a tradizioni ed abitudini, anche il cambio di percorso -causa lavori per i nuovi arredi in corso Garibaldi- non ha suscitato grandi malumori. Anzi, sembra aver convinto i più. Persino il traffico -con le criticità già esistenti: via Isonzo a senso alternato con semaforo per il rifacimento degli asfalti, via Gramsci interdetta per i lavori su piazza della Repubblica, e via della Loggia anch’essa con semaforo a gestire il senso alternato- ha retto alle ulteriori limitazioni. Qualche polemica, anche questa da tradizione, non poteva mancare. Quest’anno sono state per lo più precedenti all’avvio della manifestazione in merito alle decisioni sul conferimento delle civiche benemerenze. L’esclusione di Stefano Foresi per il Ciriachino alla memoria ha stupito e amareggiato molti. Proteste anche per l’assenza di Silvia Severini, attivista della Flotilla, tra l’elenco dei premiati. Per l’ex assessore e presidente di Circoscrizione, il sindaco ha affermato di avere in mente un’onorificenza più importante, mentre sarebbe stato l’impegno non collegato alla città ad aver penalizzato Severini.

Fedeli alla tradizione anche i giornali che in questa settimana hanno celebrato la Fiera. Quella del 2026 è “un’edizione da record”. E ancora: “Fiera boom” e “Abbiamo fatto il botto”, riportando le dichiarazioni del sindaco, Daniele Silvetti, e dell’assessore alle Attività economiche e Mercati, Angelo Eliantonio. “Superate le 100mila presenze”, registrato “il più 30 per cento di incassi”. Rileggendo i titoli del 2025, solo per fare un esempio: “Edizione al top, oltre 100mila presenze”, ma anche quelli del 2024, il 2026 non sembra un anno speciale. È un fatto però che qualcosa di diverso c’è stato. Un percorso più lungo ed articolato, in una formula mista e inedita: Viale (ma solo nella parte pedonale), piazza Cavour, corso Stamira, piazza Kennedy e via XIX Settembre, ma non gli Archi e via Marconi. Un formula che ha funzionato, non solo vincendo le resistenze alle novità della città, ma anche evitando il collasso della viabilità, non scontato. Oltre due chilometri per il Corriere Adriatico, quasi tre per Il Resto del Carlino, “da mare a mare”, slogan prescelto per benedire il nuovo itinerario. Un tragitto non rettilineo -sul quale si sono snodate le 456 bancarelle (6 in più dello scorso anno e mai così tante)- ma con curve e svolte, che però sembrano aver favorito la passeggiata, lasciando il corso principale allo shopping convenzionale, liberando lo sguardo sulle vetrine da tendoni e gazebo.

L’Amministrazione si compiace di sé stessa ed immagina un possibile futuro della Fiera anche verso gli Archi, la consegna dei Ciriachini nella nuova piazza della Repubblica, con il sindaco Silvetti che si spinge anche ad ipotizzare bancarelle all’interno del porto, magari “discutendone con il nuovo presidente dell’Authority”. Tra aggiustamenti, esperimenti e qualche intenzione di ammodernare (come le serate di musica live) un evento che potrebbe considerarsi più che superato, appare chiaro che la Fiera di San Ciriaco resta un successo anche per un capoluogo di regione, futura Capitale della Cultura e con dichiarate grandi ambizioni da meta turistica.

Come un format dall’evidente anacronismo ed uno stile kitsch impossibile da ignorare, con punte vicine al turpe, continui ad essere così amato nel tempo sembra difficile da comprendere. Nessuna vera particolarità, scarsa per lo più la qualità delle proposte commerciali e prezzi tutt’altro che stracciati, anche nel settore del cibo, piazza Cavour, soggetta a vincolo della Soprintendenza, trasformata in maxi parcheggio per l’esposizione di auto ed altri veicoli, ed i vari gazebo promozionali di associazioni ed imprese lungo la facciata del palazzo del Consiglio regionale in corso Stamira. Ha provato a spiegare il perché di questo imperituro amore l’ex assessore alla Cultura e professore di Storia e Filosofia, Antonio Luccarini, in un’interessante intervista al Corriere Adriatico pubblicata il 4 maggio. “«Noi anconetani tradizionalisti ecco cosa ci lega a questa festa». Lo storico Luccarini: «In tempi di forti incertezze il radicamento dà sicurezza»”, questo il titolo del pezzo nel quale il docente ripercorre le origini della Fiera, indagando poi il valore per la cittadinanza di “una manifestazione la cui offerta” – sottolinea il giornalista – “non è così originale”. Identità, legame con la tradizione, memoria storica, la distrazione da una situazione mondiale che angoscia, una festa religiosa e civica che unisce, alcuni dei motivi elencati dallo studioso. Forse, la vera risposta potrebbe stare in un’antica massima: “il cuore ha ragioni che la ragione non conosce”.

 

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Foto di copertina dalla pagina Facebook del Comune di Ancona



Agnese Carnevali
Agnese Carnevali

Giornalista professionista, è stata cronista per vent’anni per le redazioni dei quotidiani locali, Corriere Adriatico prima ed Il Messaggero poi, per approdare infine all’online fondando la testata Cronache Ancona. Negli anni ha lavorato per uffici stampa pubblici e privati di vari settori, dalla cultura allo sport alla politica, anche come freelance. Da qualche anno è insegnante precaria nella scuola superiore, ma non ha mai abbandonato gli strumenti del mestiere: scarpe buone ed un taccuino di appunti.


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