24/07/2026

Letto sui giornali: la paura dei fantasmi


Spettri si aggirano al Passetto. E no, tra questi non c’è il comunismo. Quando scende il sole, si abbassano le serrande e si svuotano i dehors dell’aperitivo, la zona e con essa il Viale della Vittoria, si popola di «fantasmi», questo il termine utilizzato dal Corriere Adriatico nel titolo di apertura di lunedì 13 luglio. Senzatetto, sbandati, emarginati che sbucano nel quartiere quando i clamori delle giornate estive -l’altra faccia della «cartolina, con la scalinata piena, la Pineta che riparte e i tavolini vista mare», i crocieristi che scendono in piazza, gli spettatori del Miglio- tacciono. «Ombre» che vagano per l’Ancona bene. «Passetto, l’ombra dei clochard. Dormono sulle panchine, i titolari dei locali con bastoni: “Non lasciateci soli”. Una macchia sull’estate al top: la spiaggia presa dall’assalto anche dagli stranieri», il titolo in prima del quotidiano di via Berti, che all’interno ribadisce: «Ma di notte arrivano i fantasmi Troppi sbandati, locali assediati».

Ma per quanto potrebbe forse fare più comodo pensarlo, ciò di cui si sta parlando non sono entità paranormali, ma persone in carne ed ossa, manifestazione di un disagio sociale -non è questione di decoro- di cui le istituzioni dovrebbero farsi carico, tentando di trovare soluzioni. Possibilmente non a suon di bastonate. La preoccupazione non è certo, o non dovrebbe essere, quella del danno di immagine all’estate anconetana, quanto la gestione di situazioni critiche -reali o amplificate dalla stampa- che rischiano sempre più di sfuggire di mano, per voler usare eufemismi. Ogni anno di questi tempi si torna a parlare dei “disperati” che dormono per strada, dall’ascensore al Porto Antico. Denuncia, indignazione, appelli, intervento delle forze dell’ordine, allontanamento degli indesiderati. Qualche giorno di silenzio e calma e poi si torna a registrare l’insorgere della medesima situazione in qualche altro luogo della città. Oggi il Corriere si sposta a piazza Stamira: “Clochard si fanno la barba sui muretti. In piazza Stamira il salone è fai da te”. Nell’articolo si descrive la scena sullo sfondo del “Chiosco horror”: “uno seduto a torso nudo, l’altro in piedi davanti a lui con forbici e rasoio, impegnato a sistemargli la barba”.

E via si riparte. Un procedere che si è visto ripetere anche con i casi dei gruppi di giovani violenti, maleducati, arrabbiati, racchiusi sotto l’etichetta dei “maranza”, in un pellegrinaggio dal Piano al centro alle Grazie fino a Ponterosso, mentre si resta in attesa di sapere dove riappariranno. Distogliere dalla vista non significa che un problema sia risolto o che non esista. Né pare altrettanto efficace -né ammissibile- pensare di usare la violenza fai da te per arginare il fenomeno. «“Non se ne può più”, ripetono i commercianti. Nessuno vuole comparire con nome e cognome. “Parli oggi e magari domani te li ritrovi davanti al locale”. Uno tiene una mazza dietro il bancone.Non voglio fare male a nessuno, ma quando sei solo devi avere qualcosa con cui difenderti. Non puoi sapere chi entra, in quanti e in che condizioni è”», questo un estratto sempre del pezzo del 13 luglio del Corriere. La motivazione dell’anonimato per proteggersi da eventuali ritorsioni degli “sbandati” di cui sopra -che disperati sì ma mai senza leggere le ultime notizie di giornata- pare inconsistente rispetto al rischio di essere identificati come coloro che detengono una mazza da usare in caso di necessità, anche se di questi tempi magari ci scappa anche un encomio o una proposta di candidatura al Parlamento.

Sabato 18 luglio, tra le brevi della testata marchigiana, un altro momento di tensione al Passetto, questa volta in pieno giorno e sulla spiaggia che ha «stregato anche i croceristi» – gli stessi che vengono spesso invitati gentilmente (?) a non sostare sulla battigia davanti agli ombrelloni, in barba alla normativa che stabilisce l’obbligo di lasciare i 5 metri (o 3 per le spiagge piccole) liberi per consentire l’accesso alla balneazione. «Una coppia, un uomo di origini straniere e una donna dall’accento sudamericano, è arrivata all’ascensore comunale in evidente stato di alterazione psicofisica», ricostruisce la testata. La situazione si è protratta per diverse ore. Prima un intervento dell’Esercito che ha ristabilito la calma fino all’ora di pranzo circa quando sono ricominciati gli schiamazzi da parte della coppia e le provocazioni dirette ai dipendenti dello stabilimento da cui ne è scaturita una rissa, il cui confine tra la difesa e l’attacco da parte dei bagnini, a cui si sono uniti alcuni bagnanti, è stato molto labile. A lasciare esterrefatti anche i minuti passati prima che qualcuno tra i molti presenti in spiaggia chiamasse di nuovo le forze dell’ordine, poi intervenute. La stessa coppia ha raggiunto la spiaggia di Numana domenica 19 luglio. La dinamica si ripete: urla, schiamazzi, il tentativo di occupare abusivamente lettini e ombrelloni. I due si spostano quindi sulla spiaggia libera continuando ad urlare, litigano fra loro più che prendersela con altri. In pochi minuti l’arrivo dei Carabinieri, una prima pattuglia, poi un’altra e insieme i sanitari. Ci vorrà quasi un’ora di negoziazione con i quattro agenti che hanno usato le mani solo per prendere e leggere i documenti dei due, perché la coppia lasciasse, scortata, ma senza l’uso della forza, il litorale. Un lasso di tempo durante il quale un’orda di gente si è assiepata attorno al pattino rosso del bagnino a seguire la scena. Difficile dire se l’applauso finale, al grido “je l’avemo fatta”, fosse di lode ai Carabinieri per essere riusciti nell’operazione o di disappunto per aver usato la più laboriosa via della diplomazia alle più sbrigative maniere forti.

Qualche chilometro più a Nord, nelle stesse ore, una situazione più complessa, ma simile, si chiudeva con un epilogo ben diverso, più grave e tragico. Anche in questo caso tanti gli spettatori alle finestre, tra i palazzi, a guardare, a filmare. Tra le tante cose dette e scritte in questi giorni, viene da riflettere anche su come i tutori della legge stiano vivendo una doppia delegittimazione: quella di chi è disposto a difendere sempre e comunque l’operato di chi è in divisa, vicini alla destra, ma che non disdegna il “farsi giustizia da sé” perché la risposta dello Stato è troppo lenta o troppo blanda e dall’altro lato quella di chi contesta l’operato dei corpi militari e di Polizia, vicini alla sinistra, che dai fatti di Genova passando per Cucchi, per le manganellate a studenti, giornalisti e contestatori fino all’ultima morte di Fakir, continuano a perdere fiducia in chi rappresenta lo Stato e la sicurezza.

Mentre sulla stampa locale compaiono le notizie di fantasmi e mazze e mentre a Bologna si muore per un contenimento, in Italia imperversa già il caso “Roggero”, seguito dal caso “Barboni” a San Benedetto, destinato a diventare anch’esso di dominio nazionale. Un altro esempio di “giustizia privata” dell’imprenditore esperto di lusso e ricchezza -ma non i suoi, parrebbe, visto che alla richiesta di risarcimento da parte dell’uomo che ha malmenato si è dichiarato «nullatenente»- conosciuto al pubblico dei podcast, amante delle arti marziali con simpatie vannacciane, che si sente investito della facoltà di rimuovere un problema: un uomo che per protesta e ubriaco bloccava una delle strade principali di San Benedetto, senza aspettare l’intervento di chi di dovere. Botte e soprusi a favore di camera tra i “bravo” della folla social. Ma non è uno show. È la realtà sempre più quotidiana e sempre più accettata per non dire desiderata, aizzata dalla politica. Scene sempre più odierne che invece che scuotere le coscienze, sembrano formarne di nuove la cui cifra distintiva è la violenza meglio se in salsa razzista, agita sui più deboli, dipinti come minacce invece che come vittime. Marche antesignane in questo filone, dalla sparatoria di Macerata per mano di Traini nel 2018 alla morte di Emmanuel Chidi Namdi nel 2016 a Fermo, ucciso da un pugno fatale sferrato da Amedeo Mancini che aveva poco prima apostrofato lui e la moglie come “scimmie”.

Corrono brutti tempi, ma se ne preparano di peggiori.



Agnese Carnevali
Agnese Carnevali

Giornalista professionista, è stata cronista per vent’anni per le redazioni dei quotidiani locali, Corriere Adriatico prima ed Il Messaggero poi, per approdare infine all’online fondando la testata Cronache Ancona. Negli anni ha lavorato per uffici stampa pubblici e privati di vari settori, dalla cultura allo sport alla politica, anche come freelance. Da qualche anno è insegnante precaria nella scuola superiore, ma non ha mai abbandonato gli strumenti del mestiere: scarpe buone ed un taccuino di appunti.


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