L’Europa e la sfida Trump: cosa succede se l’America pensa solo a sé stessa?
Ti svegli una mattina e scopri che Donald Trump è di nuovo presidente degli Stati Uniti. Che la notizia ti infastidisca, ti sciocchi o ti lasci indifferente, perché “tanto siamo sopravvissuti una volta, sopravvivremo anche questa” poco cambia, perché le conseguenze tangibili del suo ritorno al potere si materializzeranno comunque. Anche in Europa. Dal costo della benzina, ai social media, passando per i diritti delle donne, fino al futuro del pianeta, le elezioni americane potrebbero cambiare tante cose per noi. Ecco perché.
Guerre commerciali (e non): stiamo per pagare di più?
Trump ha già iniziato a mantenere una delle sue promesse elettorali più controverse: una tassa del 10% su tutti i prodotti importati dall’Unione Europea. Un’imposta che non colpirà solo le grandi aziende, ma avrà un impatto sui cittadini. Come? Se il Parmigiano o il Prosecco diventano più costosi negli Stati Uniti, in Europa ci troveremo a pagare di più per smartphone, benzina, auto o altre merci americane. Un botta e risposta che rischia di danneggiare gravemente le economie di entrambi i blocchi, aumentando i prezzi e rallentando la crescita. O, per lo meno, questa è la tesi dominante in Europa. Una tesi che sembra non valere quando siamo noi ad imporre dazi agli altri, come nel caso del balzello (fino al 35%) previsto sulle importazioni di auto elettriche cinesi in Europa. Comunque la si pensi, resta il fatto che con possibili nuovi dazi americani sui prodotti cinesi, la Cina potrebbe reindirizzare le sue esportazioni verso l’Europa nonostante i nostri dazi, inondando il mercato europeo con beni a basso costo ma spesso di qualità discutibile. Cosa che potrebbe peggiorare problemi già esistenti, come la sicurezza dei prodotti comprati online su piattaforme come Temu e Shein, due giganti che hanno rapidamente conquistato la quota di maggioranza del mercato dell’abbigliamento europeo. Con conseguenze ovvie per la nostra industria tessile. Un capitolo a parte lo meriterebbe la guerra in Ucraina, che Trump ha dichiarato di poter risolvere in 24 ore. Per esigenze di spazio, al momento, mi limito a ricordare che se gli Stati Uniti smettessero di inviare aiuti militari a Kyiv, l’Europa dovrebbe aumentarli se proprio intende proseguire questa guerra a tutti i costi. Ma alcuni Paesi, come Germania e Francia, li stanno riducendo.
Elon Musk: l’impronta del “Tech King” sulle politiche europee
La recente nomina di Elon Musk a capo del nuovo Dipartimento per l’Efficienza Governativa (DOGE) nell’amministrazione Trump ha fatto scattare l’allarme in Europa, soprattutto riguardo alla protezione degli utenti online e alle vitali leggi europee recentemente approvate, come il Digital Services Act (DSA), il Digital Markets Act (DMA) e l’Artificial Intelligence Act (AIA). La leadership di Musk potrebbe minare le normative UE volte a proteggere i consumatori da contenuti online dannosi e pratiche monopolistiche. La sua gestione di X (ex Twitter) è già sotto esame, con la Commissione Europea che indaga sulla piattaforma per violazioni del DSA, che vanno dall’inadeguata moderazione dei contenuti a marcati problemi di trasparenza. Aspetti che richiamano preoccupazioni ben più ampie sull’influenza di Musk sui social media, sulla libertà di espressione e sulla gestione degli algoritmi che hanno incoraggiato fazioni di estrema destra in Europa e, in generale, amplificato la visibilità di contenuti problematici, premiando fake news, hate speech, disinformazione, e materiali che promuovono comportamenti pericolosi. Il DMA europeo mira a garantire una concorrenza leale nei mercati digitali, ma l’approccio di de-regolamentazione selvaggia di Musk potrebbe mettere a rischio questi sforzi, permettendo alle Big Tech di privilegiare ancor di più i profitti rispetto alla sicurezza degli utenti. Così, mentre l’UE affronta le proprie divisioni interne su come gestire queste sfide, la crescente influenza di Musk rappresenta una minaccia significativa per le sue ambizioni normative e il benessere dei propri cittadini. L’Europa si trova quindi davanti a una scelta cruciale: abdicare rispetto agli enormi passi avanti dello scorso mandato, oppure proteggere i propri valori e regole tecnologiche, promuovendo al contempo un ecosistema digitale più indipendente e innovativo.
Clima: un duro colpo per il pianeta
Sul fronte della sostenibilità, il ritorno di Trump rappresenta un ostacolo per il Green Deal europeo. Il suo probabile disimpegno dagli accordi climatici globali, come l’Accordo di Parigi, potrebbe minare gli sforzi europei per ridurre le emissioni di CO2. Inoltre, l’aumento delle esportazioni di gas naturale liquefatto americano renderà l’Europa ancora più dipendente dagli USA per l’energia, limitando la nostra autonomia e spingendo alcuni Paesi dell’Ue a frenare il Green Deal per mantenere la competitività industriale. D’altro canto, lo smantellamento dell’Inflation Reduction Act negli Stati Uniti potrebbe dare all’Europa un vantaggio competitivo nelle tecnologie verdi: l’UE potrebbe investire di più in innovazione per il design sostenibile, nel riciclo e nella creazione di un mercato per le materie prime secondarie. Rafforzare la qualità e la durabilità dei prodotti diventerà essenziale, non solo per affrontare le sfide ambientali, ma anche per mantenere standard elevati in un mercato sempre più autosufficiente. L’Europa dovrà quindi bilanciare crescita economica, sostenibilità e autonomia, trasformando queste sfide in opportunità per guidare il cambiamento globale.
Diritti civili: un’onda che travolge anche l’Europa
Negli Stati Uniti, Trump vuole ripristinare la “Global Gag Rule”, che taglia i finanziamenti alle organizzazioni che offrono servizi o informazioni sull’aborto in tutto il mondo. Questo non solo limita l’accesso ai diritti riproduttivi nei paesi in via di sviluppo, ma rafforza anche i movimenti di estrema destra in Europa. L’Italia, ad esempio, potrebbe vedere un incremento delle pressioni politiche per ridurre i diritti delle donne e delle persone LGBTQ+. L’influenza di Trump potrebbe incoraggiare gruppi conservatori a spingere per leggi più restrittive, sia in ambito sanitario che educativo.
Cosa può fare l’Europa?
Con Trump e Musk che dominano le decisioni dall’altra parte dell’Atlantico, l’Europa deve ripensare la sua strategia. Diventare più indipendenti, investire nella tecnologia locale e rafforzare le politiche climatiche non sono più opzioni: sono necessità. L’Unione Europea ha l’opportunità di dimostrare leadership globale, ma deve agire in fretta e con maggiore unità. Proprio quella che è mancata recentemente al Parlamento Europeo, dove l’aula di Bruxelles durante l’audizione della Commissaria europea designata alla “transizione pulita” Teresa Ribera si è trasformata in un’aula di Madrid, per mettere in scena un indegno scaricabarile da parte dei popolari (spagnoli, ma non solo) nel tentativo di scagionare la propria parte politica dalle colpe dell’alluvione di Valencia. Il risultato è che l’Europa non ha ancora approvato la sua lista di “ministri” (i commissari), mentre Trump ha già pronta l’artiglieria per i suoi primi 100 giorni.
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Foto di Darren Halstead su Unsplash
Gianluca Cionna
Gianluca Cionna, falconarese, 43 anni, da dieci lavora a Bruxelles come funzionario legislativo in Parlamento Europeo. Per il Gruppo dei Verdi-Alleanza Libera Europea è responsabile della commissione per il Mercato Interno e la Protezione dei Consumatori (IMCO). In precedenza, è stato giornalista per Il Messaggero e Il Sole24Ore e nella sede ANSA di Sydney, Australia.