20/12/2024

Lotta allo Spreco alimentare: una sfida condivisa


Lo spreco alimentare è uno dei grandi paradossi del nostro tempo: mentre milioni di persone soffrono la fame, oltre un terzo del cibo prodotto nel mondo va perduto lungo la filiera agroalimentare, dai campi al consumatore. Si tratta di 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti sprecati, con impatti devastanti sull’ambiente, l’economia, la società. In Europa, ogni cittadino spreca in media 131 kg di cibo all’anno, generando 58,4 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari. La maggior parte di questo spreco, il 54%, avviene nelle nostre case, frutto di abitudini errate e disattenzione. Le conseguenze? Oltre a uno spreco economico pari a 132 miliardi di euro, si aggiunge l’emissione di 252 milioni di tonnellate di CO2, che vanno ad aggravare il cambiamento climatico. Lo spreco alimentare, quindi, non è solo un problema etico ma parte di una crisi sociale ed ambientale che tocca ciascuno di noi. Ancona, come ogni altra città, è chiamata a confrontarsi con questa realtà. Pur non disponendo di dati specifici a livello locale, iniziative già in atto e normative nazionali, come la legge Gadda del 2016, dimostrano un crescente impegno e offrono una base per sviluppare ulteriori azioni concrete, anche se il fenomeno richiederebbe un approccio sistemico per essere affrontato in modo efficace. A livello internazionale, il contrasto allo spreco alimentare è una priorità. L’Agenda 2030 dell’ONU punta a dimezzare le perdite alimentari entro il 2030, mentre in Europa il Green Deal e il Piano d’azione per l’economia circolare prevedono la riduzione del 10% degli sprechi nella produzione e lavorazione del cibo e del 30% nel commercio al dettaglio, nei ristoranti e nelle case. In Italia, la legge Gadda promuove il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari per fini sociali, rappresentando un modello virtuoso che ha già ispirato altri Paesi. Tuttavia, questa normativa non basta a contrastare un fenomeno così complesso. Per ridurre gli sprechi è fondamentale agire su più livelli: dalla prevenzione nelle fasi di produzione e distribuzione, fino alla sensibilizzazione dei consumatori.

Buone pratiche e prospettive per Ancona
Ad Ancona, diverse iniziative offrono una base su cui costruire. Tra queste, programmi di educazione alimentare nelle scuole, come Eco-School, hanno avvicinato gli studenti alla sostenibilità, coinvolgendo nutrizionisti per sensibilizzare i giovani sull’importanza di una dieta sana e consapevole. Tuttavia, è necessario rafforzare questi percorsi educativi per includere in modo stabile il tema dello spreco alimentare, formando le nuove generazioni al valore del cibo. Anche le collaborazioni solidali tra supermercati, ristoranti e associazioni locali per redistribuire le eccedenze alle famiglie in difficoltà rappresentano un esempio positivo. Tuttavia, queste iniziative, spesso legate al volontariato, devono essere integrate con interventi più strutturati, in grado di prevenire gli sprechi già nelle fasi di produzione e distribuzione. Al contempo però non si può nemmeno pensare che il problema dello spreco alimentare derivante dalle logiche di sovra-produzione e sovra-consumo tipiche di una società iper-consumistica vengano esclusivamente risolte tramite pratiche solidaristiche, invece che essere aggiustate alla fonte.
Un altro ambito promettente è quello delle filiere corte e dell’agricoltura urbana con vendita diretta. La promozione di mercati contadini e la trasformazione di aree urbane inutilizzate in orti produttivi possono ridurre gli sprechi legati alla logistica e sostenere una produzione alimentare più sostenibile e locale.

Il ruolo dei consumatori e delle istituzioni
Il cambiamento culturale è una delle chiavi per affrontare il problema ed il ruolo del consumatore resta centrale. Ogni cittadino può contribuire adottando comportamenti consapevoli: acquistare solo il necessario, evitare l’accumulo di cibo destinato a deteriorarsi, e valorizzare gli alimenti locali e stagionali. Le istituzioni, dal canto loro, possono fare di più per sensibilizzare la popolazione, ad esempio attraverso campagne mirate che promuovano il consumo responsabile per ridurre gli sprechi domestici. Inoltre, Ancona potrebbe adottare una politica del cibo locale (food policy), prendendo spunto ad esempio da quella adottata a Milano, che coinvolga la ristorazione scolastica e ospedaliera, introducendo menù basati su prodotti locali e stagionali. Queste azioni, oltre a ridurre gli sprechi, avrebbero un impatto positivo sulla salute pubblica e sull’ambiente.

Un futuro più giusto e sostenibile
La sfida dello spreco alimentare richiede un impegno collettivo e multidimensionale. Ancona ha già avviato un percorso, ma per diventare un modello virtuoso deve combinare politiche efficaci, educazione e una partecipazione attiva della comunità. Ogni intervento, dalla riduzione degli sprechi domestici alla promozione di filiere sostenibili, contribuisce non solo a proteggere l’ambiente, ma anche a costruire un sistema alimentare più equo e resiliente. Affrontare lo spreco alimentare non significa solo risparmiare risorse, ma investire in un futuro in cui il cibo non venga sprecato, ma valorizzato come risorsa essenziale per il benessere di tutti.

 

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Immagine di copertina da Freepik



Ruben David
Ruben David

Ruben David lavora presso l’Ufficio legislativo di un gruppo parlamentare, dove si occupa di clima, ambiente ed esteri — i suoi principali ambiti di specializzazione. Su questi temi ha conseguito un dottorato di ricerca all’Università di Trento. Nel corso della sua carriera ha lavorato per think tank, enti e centri di ricerca, tra cui il CMCC e l’ISPI. Ama il mare e sogna, un giorno, di imparare a fare l'orto e andare in barca a vela.


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