All’Ospedale di Torrette, una delle due sedi dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ancona (l’altra è il Salesi di cui parleremo in una prossima occasione), da ormai parecchi mesi c’è un grande disagio, talmente forte da scatenare la protesta ufficiale, lo scorso dicembre, degli 11 medici Direttori di Dipartimento, che lamentano l’impossibilità di lavorare ai livelli necessari con le scarse risorse di personale disponibili.

Quali sono le cause di questa situazione, quali sono le misure sinora adottate e quali sono quelle ulteriori necessarie?
Cercherò di rispondere a queste domande senza citare i numeri, ma cercando di fare chiarezza sui fattori in gioco.

Intanto occorre fare alcune precisazioni sui meccanismi amministrativi che regolano la vita delle Aziende Sanitarie. Sgombriamo subito il campo dagli equivoci che spesso solleva il termine Azienda: non è che gli ospedali non funzionano per via della loro natura “aziendale” e quindi della spinta a risparmiare cui sono costretti i Direttori Generali. La trasformazione in Azienda quando ben interpretata ha reso gli ospedali e i servizi sanitari più attenti al rapporto costi/attività, attenzione indispensabile in una sanità pubblica già poco finanziata.

Il finanziamento di Torrette, che per comodità chiamiamo budget, viene fissato, come quello di tutte le altre 5 Aziende Sanitarie provinciali e quello dell’INRCA,, dalla Regione che a sua volta ha un budget fissato per la sanità dallo Stato. Come ormai tutti sanno questo budget è inadeguato e in proporzione più basso rispetto a quello della stragrande maggioranza dei Paesi Europei. La Regione non può spendere di più di quel che le viene dato e lo stesso vale per Torrette. Se spendono di più la Regione rischia il commissariamento (e quindi la perdita di autonomia nella gestione della sanità) e il Direttore rischia il licenziamento, per cui tra i bisogni dei cittadini e i vincoli economici vincono questi ultimi. L’abilità della politica che governa la Regione sta nell’usare al meglio il finanziamento che le viene concesso e l’abilità dei manager che dirigono le Aziende sta nel fare altrettanto buon uso del budget che viene loro affidato. Ma non è finita qui. Sia la Regione che le Aziende hanno un altro vincolo: il cosiddetto tetto di spesa del personale. Da anni, sin da uno dei Governi Berlusconi, i Governi impongono alle Regioni un limite massimo (un “tetto”) nella spesa del personale, limite che poi la Regione trasferisce alle Aziende. Anche in questo caso né Regione né Aziende possono sgarrare. A causa di questo tetto, Torrette non ha abbastanza personale per funzionare al pieno delle sue potenzialità e del suo ruolo e inoltre ha parecchio personale (parliamo di diverse centinaia di operatori, soprattutto, ma non solo, infermieri) a tempo determinato, quindi destinato ad andarsene dove quel contratto diventa a tempo indeterminato. Spiegone finito.

Cosa significa in termini “pratici”? Ad esempio significa che le 18 sale operatorie di Torrette lavorano molto al di sotto delle loro potenzialità disponendo di almeno 20 infermieri in meno (ma probabilmente ne servono anche di più) di quelli necessari per farle funzionare tutto il giorno, possibilità che oggi è riservata solo alle sale per le urgenze. Ciò si traduce in una serie di conseguenze disastrose: lunghe liste di attesa (troppo lunghe anche per la chirurgia dei tumori), numero molto ridotto di alcuni interventi a forte impatto sociale (si pensi alla chirurgia oculistica tanto per fare un esempio) e fuga o mancato arrivo di specialisti medici che cercano e trovano altrove (spesso nel privato e qualche volta all’estero) condizioni di lavoro migliori. Ma le stesse carenze impattano anche sulle specialità mediche come emerse clamorosamente l’anno scorso a giugno quando a Torrette la Direzione diede disposizione alla Clinica Ematologica di ridurre i posti letto nel periodo estivo.

Cosa è stato fatto per rimediare a questa situazione? Finora, chiacchiere a parte, la Regione ha aumentato un po’ il tetto di spesa del personale, ma non abbastanza da risolvere più di tanto i problemi appena descritti. 

Cosa andrebbe fatto invece? La Regione, e quindi la politica, dovrebbe fare la scelta di investire su Torrette con un piano mirato, che aumenti risorse, personale e la qualità del loro utilizzo. La Giunta di centrodestra sceglie però di andare “oggettivamente” contro Torrette disperdendo risorse negli ospedali sotto casa degli Assessori (Pergola e Cingoli) e mantenendo ospedali “doppioni” che la precedente Giunta voleva integrare: Pesaro e Fano, Macerata e Civitanova Marche e Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto. Il progetto di ampliamento dell’Ospedale di Pergola in particolare è una sorta di ecomostro sanitario che spiega la visione della sanità di questa Giunta: sono previste due sale operatorie per chirurgia di alta complessità con 4 posti letto di terapia intensiva post-operatoria. Ecco dove finiscono le risorse che a Torrette mancano: nei troppi ospedali dispersi che per non perdere voti vengono non solo lasciati, ma potenziati. Solo a parole però, perché Pergola può essere utilissimo come ospedale per la gestione della casistica geriatrica di bassa complessità, ma non certo per la effettuazione di interventi chirurgici complessi.

Due ultimi punti. Il riconoscimento a Torrette del primato di miglior ospedale pubblico d’Italia è un merito delle precedenti Giunte e delle precedenti Direzioni, visto che è stato preso per la prima volta in base ai dati del 2020, del resto simili a quelli dell’anno prima. Si tratta di un premio che deve rendere orgogliosi, ma che deriva in buona parte da un sistema statistico di elaborazione dei dati abbastanza discutibile. L’orgoglio rimane e deve rimanere, così come va riconosciuto merito a chi col proprio lavoro ha contribuito all’importante risultato. Infine veniamo al nuovo Direttore Generale, dott. Armando Guzzini. La scelta della dottoressa  Zuccatosta (ciao Lina!), una bravissima professionista che non sentendosi più di casa a Torrette con la nuova direzione ha deciso di accettare un incarico a Napoli, ha fatto molto discutere. Le dichiarazioni di Gozzini sulla vicenda mi convincono una volta di più che chi dimostra di non conoscere e non rispettare la storia di un ospedale, non può pensare di dirigere bene quell’ospedale.

In conclusione: Torrette si può riprendere? La risposta è che non solo può, ma deve. Ma per riuscirci la città deve far sentire la sua voce e la Regione deve fare le sue scelte. Per ora la città attraverso il Sindaco la voce non l’ha alzata e la Regione sta continuando nelle sue scelte sbagliate che i cittadini pagano. Ma questo lo chiariremo in una prossima puntata.