A un anno dalla sua costituzione, l’Associazione Ancona a Colori ha deciso di festeggiare il primo anniversario il 29 e 30 novembre nella sede di MaSMo – Marche Smart Mobility, in Via Berti 1, ad Ancona.
La scelta non è casuale, non solo perché la festa parlerà di rigenerazione urbana e il MaSMo è nel quartiere popolare della Palombella, con numerosi progetti e grandi potenzialità in questo senso, ma anche perché uno dei workshop che nella festa verranno raccontati parla di mobilità sostenibile e di una città diversa, che ancora non esiste ma può essere immaginata e creata. E MaSMo è proprio un hub digitale ed elettrico, ma anche un po’ visionario, un centro di ricerca, sviluppo e offerta di soluzioni innovative e sperimentali di smart mobility.
Chiediamo a Ferdinando Blefari, Innovation Manager di MaSMo, da che cosa è nata questa esperienza e da quali esigenze è stata ispirata.
«La nascita di MaSMo è legata al cambiamento delle abitudini lavorative e di viaggio, laddove lavoratori nomadi e viaggiatori frequenti mettono in discussione con nuove abitudini il classico viaggio di andata e ritorno dal lavoro. Dopo la pandemia si lavora in modo diverso, ma non sempre la casa rappresenta il luogo ideale. Al tempo stesso, si è voluto rispondere alle esigenze di chi utilizza veicoli elettrici creando un luogo comodo e accogliente dove poter svolgere diverse attività durante la ricarica dei veicoli. MaSMo vuole rispondere a questa domanda evolutiva fungendo da spazio e luogo della città che offre a questi utenti una gamma completa di servizi per la mobilità e il lavoro, fisicamente e digitalmente integrate tra loro. Si può arrivare in treno, lavorare qualche ora, poi noleggiare un’auto elettrica per raggiungere altre mete, infine tornare alla base e rientrare in treno nella propria città, e così via.
Si propone quindi come centro di attività strategiche per il futuro delle aree cittadine, una start up innovativa fondata da imprenditrici e manager che scommettono sulla transizione sostenibile. Si tratta di un hub elettrico ma anche di un polo di competenza per agire sull’innovazione dei processi digitali della mobilità e del lavoro».
Quali sono i servizi principali che offrite?
«L’hub è posizionato a 200 metri dalla stazione ferroviaria di Ancona, a ridosso dei servizi di trasporto pubblico urbano e suburbano, a un chilometro dal Porto e circa 10 dall’aeroporto, e i servizi integrati che offre, attivi 24/7, sono principalmente quattro: MaSMo Park, parcheggio smart, MaSMo charge, stazione di ricarica di veicoli elettrici, MaSMo Share, noleggio di veicoli elettrici, MaSMo Stay, spaziodi Coworking Office e Conference. A tutti questi servizi si collega trasversalmente l’attività di consulenza integrata che l’hub può offrire».
I fruitori sono più anconetani o di fuori città e fuori regione?
«L’utilizzo da parte degli utenti locali resta più legato al MaSMo Park, mentre chi viene da fuori utilizza maggiormente la gamma degli altri servizi disponibili».

Quali traiettorie di sviluppo si possono intravedere oggi?
«La visione di MaSMo guarda oltre il servizio immediato perché crediamo che il futuro della mobilità, specialmente nelle aree cittadine, debba integrare infrastrutture, tecnologie e innovazioni digitali in ottica di Smart City. Questa combinazione è proprio la scommessa di MaSMo, con l’obiettivo di rendere la città più accessibile e vivibile. In questo modo si intendono sviluppare modalità flessibili di trasporto, maggiore efficienza e minor tempo di spostamento, sostenibilità ambientale con veicoli a zero emissioni, basso impatto ambientale. Attualmente la percentuale dei veicoli elettrici in Italia è di circa il 5%, contro ad esempio oltre l’80% della Danimarca, e una media europea che si aggira attorno al 17%. Anche in Cina la diffusione delle auto elettriche è stimata intorno al 50%, anche se nel calcolo possono essere inclusi veicoli non solamente elettrici, e in ogni caso non scende al di sotto del 30%. Nel nostro Paese quindi ci sono da vincere delle resistenze e resta molto lavoro da fare. Altrettanto lavoro va fatto in termini di integrazione dei sistemi di mobilità, e la nostra città da questo punto di vista è la dimostrazione di quanto sia urgente un ripensamento complessivo sia in termini tecnologici che di innovazione organizzativa».

Il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) di Ancona prefigura alcune soluzioni analizzando anche le esigenze di spostamento legate a scuola e lavoro, ma di fatto non sembra voler modificare il paradigma generale, e si va sempre facendo più famelica la ricerca di aree di parcheggio in città anche dove il tessuto urbano è più fitto. Quali sono le politiche urbane di mobilità sostenibile auspicabili ed utili a sviluppare esperienze come questa?
«Dal nostro punto di vista andrebbe maggiormente sostenuto ad esempio in prima battuta lo sviluppo di infrastrutture di mobilità dolce, come le ciclovie anche temporanee, così come sistemi in “free floating” più liberi in termini di recupero dei mezzi utilizzati oppure “station based”, ovvero con un certo numero di stazioni fisse o punti di raccolta prestabiliti con mini flotte di biciclette, o anche di monopattini o microcar per lo sharing. Questi sistemi almeno all’inizio vanno sostenuti finanziariamente in modo significativo per attecchire ed entrare nelle abitudini dei cittadini, soprattutto in città di dimensioni medie come la nostra. In ogni caso questi sistemi di Sharing mobility devono essere integrati nella smart mobility urbana come a Torino o a Milano, e anche se la nostra dimensione è molto più piccola sarebbe importante iniziare una sperimentazione in questo senso. Poi bisognerebbe sfatare dei falsi miti sulla mobilità elettrica ed alcune eventuali controindicazioni, in realtà in molti altri Paesi si è andati molto più avanti. Non pensare in questa prospettiva non è solo un limite per la singola città, ma rischia di diventare un freno allo sviluppo della mobilità e del lavoro in una prospettiva territoriale ed economica molto più ampie».