06/06/2025

Morto per la libertà: Gino Tommasi, il comandante Annibale


La città di Ancona su iniziativa dell’Anpi ha organizzato, a 80 anni dalla morte, una mostra per ricordare uno dei principali artefici della Resistenza nelle Marche: Gino Tommasi. Non era originario di qui, era nato il 19 settembre 1895 a Dogna in Friuli ma adolescente si era trasferito con la sua famiglia ad Ancona dove il padre lavorava come manuale delle Ferrovie.

La morte precoce del padre, a soli 38 anni, lasciò la sua famiglia in condizioni precarie e il giovane Gino per reperire i mezzi per continuare gli studi si adoperò facendo lavori saltuari. Terminato il liceo riuscì ad iscriversi alla facoltà di matematica e fisica della Università di Bologna. Il percorso universitario fu interrotto nel settembre del 1916 dalla chiamata alle armi. Venne avviato al corso per allievi ufficiali di complemento al termine del quale fu nominato sottotenente nell’8° reggimento alpini. Congedato con il grado di tenente, svolgendo lavori umili, riuscì a riprendere gli studi frequentando il corso di applicazione per ingegneri ed a conseguire la laurea in Ingegneria nell’agosto 1920. Grazie alle sue capacità ben presto si affermò in campo professionale anche se il rifiuto ad iscriversi al partito fascista gli creò persecuzioni ed ostacoli nello svolgimento della sua attività professionale. Nel 1921 per le sue conoscenze fu nominato vice ispettore dell’Associazione utenti delle caldaie a vapore dell’Emilia e delle Marche. Acquisitò una certa tranquillità economica nel 1923 sposò Alma Vecchini.

L’occupazione squadrista di Ancona con le violenze contro gli antifascisti di ogni fede e i sindacati, fece maturare in lui la decisione di iscriversi al Partito socialista italiano. La sua conclamata fede antifascista non poteva ovviamente sfuggire agli occhiuti manganellatori del regime che nel 1926 lo attesero davanti al suo studio e lo aggredirono lasciandolo a terra in gravi condizioni. Questo accadimento rafforzò ovviamente la sua convinzione antifascista e in quegli anni maturò una fraterna amicizia con Luigi Ruggeri, un esponente del partito comunista clandestino. Scoppiata la seconda guerra mondiale nel 1942 Gino venne richiamato dal Regio esercito per un corso di aggiornamento e dopo due mesi congedato con il grado di tenente colonnello della riserva. In quell’anno la lunga frequentazione con Luigi Ruggeri, Ermenegildo Catalini, Mario Zingaretti fece maturare in lui la volontà di aderire al Partito comunista clandestino per partecipare più attivamente alla lotta antifascista. Con questo spirito dopo l’8 settembre aderì immediatamente alla Concentrazione Antifascista presieduta da Oddo Marinelli che gli affidò il comando della Guardia Nazionale primo embrione della resistenza armata.

In questa veste convinse i membri della Concentrazione ad organizzare la difesa armata di Ancona e predispose anche un piano per impedire che la città potesse essere occupata dai Tedeschi. Il prefetto badogliano e i Generali Santini Gualtiero e Piazzi Aldo con i quali aveva intrapreso una trattativa per incarico della Concentrazione rifiutarono ogni collaborazione e impedirono la distribuzione delle armi alla popolazione come era stato loro richiesto, favorendo così la presa della città, dopo pochi giorni, da parte di esigue truppe tedesche, causando la cattura e la deportazione dei soldati italiani consegnati nelle caserme dal comando militare. A questo punto Tommasi, assunto il nome di battaglia di Annibale, si impegnò a fondo nell’organizzazione della lotta clandestina partigiana e grazie alle sue doti umane e d’esperienza politica riuscì a comporre anche i dissidi che qua e là si erano verificati fra le componenti dell’antifascismo locale. In quel periodo si muoveva in continuazione per mettere in rete i gruppi partigiani che erano sorti spontanei nella regione formati localmente da antifascisti a cui si erano anche uniti militari, ex prigionieri scappati dai campi di concentramento, giovani renitenti alla leva della RSI. Si muoveva in tutta la regione per formare bande, accompagnato spesso da Rodolfo Sarti nella provincia di Macerata, da Luigi Ruggeri, membro del CLN regionale, nel Pesarese. Nell’ascolano, dove vi era una forte presenza di militari sbandati, accompagnato da Sarti e da Cappellini, incontrò due ex ufficiali con i quali discusse della costituzione di un comando militare unico in grado di gestire anche le diversità politiche presenti. Tema che venne ripreso e discusso in un convegno tra esponenti antifascisti e membri della Resistenza a novembre 1943 a Cingoli. Organizzata ormai la struttura militare, il 14 gennaio 1944, a Falconara, in una riunione a cui partecipavano membri del CLN regionale, esponenti del governo provvisorio del Sud, anche su sollecitazione del Comitato Nazionale Liberazione Alta Italia (CNLAI), venne nominato comandante militare della 5a Brigata Garibaldi Ancona.

Con la sua nomina si pose fine alle diversità emerse nei mesi precedenti e si stabilì il modo di operare della Resistenza, le funzioni proprie del comando militare unico ed il ruolo prevalentemente politico del CLN. Nel frattempo era stata convocata l’8 febbraio una riunione di dirigenti partigiani a Pesaro per decidere lo spostamento del comando unico della regione a Matelica, ritenuta più sicura. Di ritorno da quella riunione l’auto su cui viaggiava insieme ad altri uscì di strada a Castelferretti. Annibale decise di abbandonare il gruppo e si diresse a piedi verso Ancona. Il giorno dopo nei pressi della sua abitazione in via Isonzo venne arrestato. La sua cattura fu un colpo durissimo per la Resistenza e per un certo periodo paralizzò anche la attività del CLN. Da Ancona fu subito trasferito a Pesaro. Questo impedì l’attuazione di una azione dei GAP di Ancona ideata per liberarlo. Processato a Macerata dal Tribunale di guerra germanico fu condannato alla deportazione. Il 21 giugno avvenne il trasferimento per il campo di Mauthausen dove arrivò il 24. Per poco più di undici mesi resistette alle orribili sofferenze del campo di sterminio e il 5 maggio 1945 morì.

Due ore dopo il campo venne liberato dalle truppe americane. Una testimonianza raccolta dalla famiglia ricorda che in punto di morte raccomandò ai suoi compagni di non disperdere quanto avevano fatto per la libertà e la democrazia.



Massimo Pacetti
Massimo Pacetti

Da insegnante è stato il fondatore della CGIL Scuola provinciale e ha diretto per oltre 15 anni l’Istituto Regionale per la storia del Movimento di Liberazione.
Eletto consigliere comunale di Ancona nel 1975 come indipendente nelle liste del PCI, ha ricoperto l'incarico di assessore e vice sindaco, poi deputato, consigliere regionale e infine Assessore provinciale a Cultura, Istruzione, Formazione e Lavoro. Una lunga militanza politica, dal Pci ai Ds, di cui è stato a lungo membro della Direzione Nazionale. È stato segretario regionale di Pds e Ds, dal 1994 al 2001. Ha lasciato il PD nel 2014.


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