29/11/2024

Natale fuori Casa 3: il brutto film degli sfollati del sisma invisibile del 2022


Le Marche sono un territorio ad alto, anzi ad altissimo rischio sismico: la lista di terremoti che hanno interessato la nostra Regione è molto lunga, avendo toccato in lungo e in largo tutte le province. La ferita del 2016 è ancora aperta e sanguinante. Le devastazioni del 1997 sono state almeno parzialmente risanate da una ricostruzione efficace, rapida e attenta. Il capoluogo, Ancona, è stato colpito varie volte nell’ultimo secolo: si sta ormai perdendo la memoria del sisma del 1930, che mise in ginocchio anche Senigallia, mentre è ancora ben vivo il ricordo del terribile terremoto del 1972. Proprio nel 2022, mentre la città commemorava con una serie di iniziative il 50esimo anniversario da quel sisma, la terra è tornata a tremare: lo ha fatto in modo violento, con due forti scosse in un mercoledì mattina, il giorno 9 novembre.

Due eventi differenti ma in qualche modo simili: per fortuna, nessuna vittima; ma danni molto ingenti. Una stima, purtroppo ancora approssimativa, indica una cifra che si aggira attorno ai 200 milioni di euro solo per Ancona. Sono quasi 750 le persone rimaste fuori casa, oltre 50 gli edifici lesionati o addirittura completamente inagibili.

Nel 1972, grazie alla tenacia del Sindaco Alfredo Trifogli e all’impegno a tutti i livelli non solo delle istituzioni, ma anche dei partiti, delle associazioni, del tessuto sociale e civile diffuso nessuno venne lasciato solo, nessuno venne abbandonato e la ricostruzione partì celermente e, pur tra problemi e con qualche sbandamento, fu l’intera città di Ancona ad essere trasformata a livello urbanistico. Nessuno, all’epoca, pensò mai neppure lontanamente di incrociare le braccia, non fare nulla e dire “in bocca al lupo” agli sfollati. A tutti i terremoti di tutti i tempi, almeno quelli recenti, ha fatto seguito un forte intervento pubblico: a volte tra ritardi ed errori, altre volte in modo più efficiente e ponderato.

Oggi, però, viviamo nell’epoca del “si salvi chi può”, e i terremoti sono diventati “invisibili” agli occhi delle istituzioni. Ci sono voluti 5 lunghissimi mesi solo per veder riconosciuto lo stato di emergenza: un risultato non scontato, se pensiamo che un consigliere regionale della Lega della provincia di Macerata intervenne pochi giorni dopo il sisma per opporsi all’eventuale richiesta dello stato di emergenza, perché ciò avrebbe spaventato i turisti. Che gli sfollati debbano dire addio alle loro case poco ci importava…

Sono passati oltre 2 anni e a parte qualche briciola per il contributo di autonoma sistemazione (CAS), i terremotati anconetani non hanno visto nulla.
Quello che è più preoccupante, è che ad oggi ancora non ci sono nemmeno gli stanziamenti per ripristinare gli edifici lesionati. Il Commissario Straordinario per la Ricostruzione post sisma 2016 Guido Castelli aveva rassicurato tutti promettendo che ci sarebbero stati i fondi necessari nella Finanziaria 2025. Il testo della Legge di Bilancio è stato depositato, ma dei soldi per il terremoto di Ancona del 2022 non c’è traccia: non ci sono risorse nemmeno per fare la progettazione, e chissà quando partiranno i lavori. Purtroppo, lo stanziamento delle risorse è solo un primissimo step, e dopo 2 anni non è stato fatto nemmeno questo: la lunga trafila burocratica e i tempi per fare concretamente i lavori fanno purtroppo temere che potrebbero passare lunghi anni (lustri?) prima di completare la ricostruzione.

Il ministro per la Protezione Civile Musumeci ha affermato che ormai i cittadini e le imprese devono attrezzarsi: non si può più fare affidamento sullo Stato, ognuno deve farsi la propria assicurazione privata. Per le imprese, l’assicurazione contro le calamità naturali è addirittura stata resa obbligatoria. In effetti, il sisma di Ancona potrebbe essere un laboratorio di questa nuova impostazione: solo chi aveva un’assicurazione ha potuto fare i lavori e rientrare a casa. Gli altri sono stati abbandonati a loro stessi. Sorprende soprattutto che tutto questo sia considerato normale e giustificabile non solo da chi deve tirare fuori i soldi (il Governo), ma anche dal Comune di Ancona che attraverso lʼassessore Zinni ha invitato a “non prenderci troppo in giro”: due anni e mezzo solo per fare una ricognizione è anzi da considerare come un grande successo e una dimostrazione di efficienza e celerità. Nemmeno un accenno di battaglia in difesa degli sfollati, nemmeno un pigolio verso il Governo perché la filiera e l’appartenenza partitica vengono prima degli interessi dei cittadini. Un cinismo e una mancanza di solidarietà preoccupanti, visto peraltro il forte aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi.


(l’interrogazione della consigliera Giangiacomi in Consiglio Comunale)

Nel frattempo, per gli anconetani sfollati del “sisma invisibile” del 2022 questo sarà il terzo Natale fuori casa. Si sono organizzati in un generoso e combattivo comitato (denominato “707”), stanno portando avanti con dignità la loro battaglia. Sarebbe bello che qualcuno restituisse loro la speranza: stiamo parlando di cifre non enormi rispetto all’entità del bilancio statale e regionale. Se pensiamo che nel 2025 le spese militari aumenteranno in un solo colpo di 2 milardi di euro, basterebbe destinare un decimo di questa cifra aggiuntiva che il Ministero della Difesa impiegherà per acquistare nuovi armamenti. A Natale, d’altronde, siamo tutti più buoni. Forse…



Jacopo Francesco Falà
Jacopo Francesco Falà

Dottorato in Storia della Filosofia Medievale, materia che insegna all’Università Telematica Pegaso. È appassionato di politica e tenta di seguirne le vicende. Classe 1989, di Chiaravalle.


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