Odissea Adriatica, una sana inquietudine tra cinema e umanità
Una planata mozzafiato del drone arriva a sfiorare l’area portuale, poi sorvola il Colle Guasco, San Ciriaco, l’Anfiteatro, il Faro. Effetti speciali ci fanno entrare nella Pinacoteca, nell’Aula Magna dell’Università durante lo svolgimento di un concerto; e così di scena in scena, panorami sbalorditivi e primi piani di persone che accarezzano statue nel Museo Omero. Una voce carezzevole e perentoria assieme, con struggente musica di sottofondo, declama il rapporto tra Ancona e il suo mare. Alla fine la conclusione: “Ancona questo Adesso. Ancona Capitale della Cultura 2028”. Tutti i film che si sono susseguiti durante la rassegna “Odissea Adriatica” che ha avuto luogo nel capoluogo dorico dal 17 al 20 settembre, nella sala e nei locali all’aperto del Cinema Italia, sono stati preceduti da questo video.
Creando, a dire il vero, un certo contrasto con le tematiche crude e prive di qualsivoglia caratteristica “patinata” ed edulcorata che sono state trattate. Nell’ambizioso e suggestivo spot di cui si è detto, ovviamente, nulla si intuisce –ad esempio- degli accampamenti precari dei senza fissa dimora in alcune zone della città, né, tanto meno dei “clienti” della mensa della Caritas appollaiati in via Berti in attesa della cena… due volti della stessa realtà.
Ma tant’è, il video doveva essere proiettato e siamo stati comunque contenti di averlo visto. Il festival cinematografico “di cinema e umanità” è stato fortemente voluto da Chiara Malerba di Teorema Cinema, che gestisce il cinema Italia, il cinema Azzurro e il Lazzaretto cinema (e alla quale non diremo mai sufficientemente grazie per il servizio che sta donando alla città), da Matilde Migliosi, spigliata e competente critica cinematografica membro del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani e Fabio Sandroni, empatico dirigente del Cgs Dorico (Cinecircoli Giovanili Socioculturali). L’iniziativa ha raccolto i “fiumi carsici” di umanità solidale che scorrono (fortunatamente), sotto l’apparente placidità cittadina, e ha coinvolto quindi una trentina di associazioni e realtà del terzo settore, per lo più di volontariato, (tra le tante: Caritas, Amnesty International, MSF, ANPI, CVM, Free Woman, Terza Via, ecc. – per l’elenco completo si rimanda alla locandina), che, quali vigili sentinelle, tengono alta l’attenzione, con perseveranza e aiuti concreti, sulla tutela dei diritti e sul rispetto della dignità delle persone.

E allora ecco il festival che ha vivacizzato la città in quattro giorni di metà settembre: film, musica, incontri, presentazione di libri aventi come temi il mare, i viaggi, le migrazioni, le rotte: storie concrete e dolorose quali le vicende delle donne afghane tuttora costrette al silenzio e relegate all’invisibilità (è stato presentato il libro “Donne. Resistenza. Libertà. Storie di ventuno afghane in lotta per la vita” di Angela Iantosca), la lotta per l’emancipazione delle donne iraniane (non poteva mancare, a questo proposito, la proiezione di “Persepolis”) il volontario aiuto fornito alle frontiere tra Grecia e Turchia da ragazzi provenienti da tutt’Europa, la testimonianza forte e coraggiosa dell’associazione Linea d’ombra che tutte le sere, nella “Piazza del mondo” a Trieste, offre sostegno concreto e la possibilità di incontri di vera solidarietà ai migranti della rotta balcanica. Ci sono stati anche momenti più “leggeri”, ma comunque coinvolgenti quali l’incontro con uno chef nigeriano, preziose perle di cinema di animazione (“Principi e principesse” e i corti di Roberto Catani) e spazi musicali come il concerto dell’Orchestra di Piazza Ugo Bassi che ha concluso la mostra.
Il cinema Italia si è trasformato in uno spazio aperto di incontro tra persone e culture diverse, tra cittadini e stranieri (ancora troppo pochi in verità), tanti giovani, ma non solo, accomunati dall’impegno civile, ma prima ancora dalla curiosità costruttiva verso l’altro, dal desiderio di conoscere una verità senza lustrini che ci sfiora, senza andare tanto lontano, anche nella nostra città.
Peccato che i presenti fossero per lo più persone già sensibili sugli argomenti degli incontri, “gli altri” non si sono visti. Ma “Odissea Adriatica”, come giustamente ha osservato Chiara Malerba, ha sicuramente contribuito a creare comunità tra gli attori della scena solidale di Ancona.
Le ultime note del concerto conclusivo del festival, realizzato dalla travolgente orchestra diretta dalla prof.ssa Laura Ricciotti, si spengono nell’aria. Il pubblico si disperde in Corso Carlo Alberto, tra i bengalesi e i pakistani che passeggiano nei loro abiti tipici. Si respira un clima malinconico, quello che segue la fine delle feste. E negli sguardi sembra sia sospesa una domanda: “E adesso?” Cosa resta di “Odissea Adriatica” ora che i riflettori si sono spenti e siamo tornati a vivere nel tranquillo menage dorico?
Ad avviso di chi scrive un obiettivo importante è stato raggiunto, oltre a quello di fare incontrare le varie realtà “impegnate” tra di loro e a far sì che si conoscano meglio. In questi giorni è nata una sana inquietudine, che ci auguriamo non si spenga; inquietudine di chi si è reso conto, se non se ne fosse accorto fino ad ora, che nulla è dato per scontato, tanto meno i diritti umani; che abbiamo la responsabilità per quanto accade neanche poi così lontano da noi; che tenere gli occhi chiusi o pensare allo sviluppo della nostra città solo in termini di eventi che richiamano gente (che sono comunque benvenuti) non è sufficiente, e che il decoro delle nostre piazze e delle nostre strade è fondamentale, ma deve coinvolgere tutti, nessuno escluso.
Simona Calcagnini
Simona Calcagnini è nata a Pesaro e risiede ad Ancona. Viceprefetto in quiescenza, ha collaborato con la Commissione Nazionale di Asilo, partecipando a gruppi di lavoro e comitati in ambito europeo in materia di immigrazione.
È Presidente supplente della Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Marche e Abruzzo.
È stata docente a contratto in materia di diritto di immigrazione presso la Università degli studi di Urbino.
Attualmente ricopre tra l’altro incarichi di responsabilità nell’ambito della Caritas della Diocesi di Ancona e Osimo.