07/03/2025

Pane e pace: le donne che guidarono la rivolta contro la guerra e il fascismo


Gli ultimi mesi del 1942 vedono crescere nel Paese il distacco della popolazione dal regime fascista, specialmente nel mondo del lavoro. Il disagio economico e sociale per la continua riduzione del potere di acquisto dei salari provoca le prime forme di conclamata protesta. Anche ad Ancona e nelle Marche queste tensioni si avvertono e l’andamento della guerra, dopo le disastrose sconfitte delle campagne di Libia, Etiopia e Grecia, alimenta la possibilità per le minoranze strutturate dell’antifascismo di organizzare le prime manifestazioni contro il regime.

Ad Ancona vi sono manifestazioni all’interno del cantiere navale per ridurre le ore di lavoro e per una maggiore assegnazione della razione giornaliera di pane agli operai. Nella campagna circostante vi sono proteste dei contadini per le tariffe della trebbiatura e per la distribuzione di generi contingentati destinati alla agricoltura. Il sempre più ridotto potere di acquisto delle retribuzioni  contribuisce a mettere a nudo le contraddizioni della economia di guerra fascista spogliandola di tutta la pomposità retorica della propaganda. Basti ricordare che gli indici del costo della vita passano nella provincia di Ancona dal 102,33 del 1940 al 159,32  dell’inizio 1942. Tutto questo ovviamente ha una forte incidenza proprio nella vita quotidiana delle famiglie che trovano sempre  maggior difficoltà  anche a reperire generi alimentari di prima necessità ed impatta anche sul ruolo delle donne, che il regime aveva relegato ad “angeli del focolare” salvo reclutarle poi per le industrie di guerra.

E sono proprio delle donne operaie tessili di Jesi le prime due giornate di sciopero organizzato e dichiarato nel marzo del 1942. Lo sciopero non solo riuscì ma le autorità fasciste, timorose di peggiori ripercussioni, si limitarono a diffidare le partecipanti classificando il fatto non come forma di aperta dissidenza ma come mera rivendicazione sindacale. A parte l’evidente tentativo di ridurre la portata politica del fatto, nel corso del 1942, man mano che si accresce il distacco della popolazione dal fascismo e dalla guerra, si verifica anche il progressivo fenomeno dell’assenteismo nelle fabbriche dovuto, come scrive il questore di Ancona, alle prestazioni saltuarie degli operai “extra fabbrica” impegnati soprattutto nelle mansioni stagionali dell’agricoltura, dove vengono remunerati in natura, a testimoniare come il reperimento dei viveri in città sia divenuto sempre più difficile. Lo testimonia anche il gesto di un ironico ignoto antifascista che all’inizio del 1943 mise in mano alla statua di Traiano uno sfilatino di pane che veniva distribuito con la tessera annonaria con sotto il cartello “Traia’ questo è el pa’ nero, magnatelo te che c’hai el stomigo de fero”.

Nella provincia già alla fine del 1942, come testimoniano le relazioni del Questore al Ministero degli Interni ,si erano avute alcune manifestazioni di donne contro le carenze distributive. Forse sulla base di queste prime esperienze e sotto la spinta degli scioperi nel settentrione, nella primavera del 1943 viene organizzata ad Ancona una grande manifestazione pubblica di donne che attraversano le vie principali della città al grido di ”pane e pace”. Le manifestanti sono in prevalenza mogli e sorelle di operai, affiancate anche da giovani antifascisti, e provengono dai quartieri popolari della città. La comparsa della parola pace negli slogan gridati rende ancor più evidente la contrarietà al regime fascista e in questo caso infatti la reazione della polizia è violenta e interviene brutalmente per sciogliere il corteo. Si procede anche ad una serie di arresti direttamente in piazza cercando di individuare le organizzatrici per far rientrare la protesta.

Questi provvedimenti finiscono per ottenere l’effetto contrario. Per nulla intimidite le circa quattrocento dimostranti si recano in modo compatto sotto la sede della questura al grido di “vogliamo pane, vogliamo la pace, vogliamo le nostre compagne libere” manifestando sino a quando le arrestate non furono rilasciate. La manifestazione delle donne di Ancona, tra l’altro, era stata motivata anche da un episodio di incapacità e corruzione delle autorità fasciste che, mentre la gente soffriva la fame per le gravi limitazioni imposte, avevano distrutto ingenti quantitativi di generi alimentari che per incuria si erano avariati nei magazzini consortili. Questo che ha visto le donne protagoniste è stato uno dei primi e più clamorosi episodi della Resistenza avvenuti nel capoluogo, che ebbe anche l’effetto di polarizzare l’attenzione dei movimenti antifascisti contro la guerra.



Massimo Pacetti
Massimo Pacetti

Da insegnante è stato il fondatore della CGIL Scuola provinciale e ha diretto per oltre 15 anni l’Istituto Regionale per la storia del Movimento di Liberazione.
Eletto consigliere comunale di Ancona nel 1975 come indipendente nelle liste del PCI, ha ricoperto l'incarico di assessore e vice sindaco, poi deputato, consigliere regionale e infine Assessore provinciale a Cultura, Istruzione, Formazione e Lavoro. Una lunga militanza politica, dal Pci ai Ds, di cui è stato a lungo membro della Direzione Nazionale. È stato segretario regionale di Pds e Ds, dal 1994 al 2001. Ha lasciato il PD nel 2014.


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