24/04/2025

Papa Francesco, la cura della casa comune e la strage di orchidee


Nel 2015 Papa Francesco pubblicò l’Enciclica “Laudato sì” sulla cura della casa comune.
L’anno dopo, io avevo 23 anni, mi ero appena trasferita ad Ancona e frequentavo le lezioni del corso magistrale di Biologia Marina. In particolare, ricordo una lezione dedicata alle Aree Marine Protette tenuta dal maestro prof. Cattaneo-Vietti (1949-2021) che ci introdusse questo testo rivoluzionario.
Per chi non avesse avuto occasione di leggerlo, i suoi punti salienti possono riassumersi così:

  1. Ecologia integrale: l’ambiente, la società e l’economia sono profondamente interconnessi, la cura della natura è inseparabile dalla giustizia sociale e dalla dignità umana;
  2. Responsabilità collettiva: tutti gli esseri umani hanno la responsabilità di custodire il pianeta per le generazioni presenti e future;
  3. Critica al consumismo eccessivo: la “cultura dello scarto” e il consumismo sfrenato causano il degrado ambientale e sociale, spingendo verso una maggiore sobrietà e semplicità
  4. Difesa della biodiversità: la biodiversità è patrimonio comune dell’umanità, gli ecosistemi naturali e gli spazi verdi vanno tutelati;
  5. Urgente necessità di dialogo fra politica, scienza, economia, religione e società civile: ricerca di soluzioni condivise alla crisi ambientale;
  6. Denuncia dei cambiamenti climatici: la realtà scientifica del riscaldamento globale invita a un’azione immediata per mitigare il cambiamento climatico e i suoi effetti devastanti sulle comunità più vulnerabili;
  7. Educazione ecologica: strumento fondamentale per una conversione personale e collettiva verso comportamenti più sostenibili;
  8. Critica alla logica del profitto: l’enciclica critica l’assolutizzazione del profitto economico a discapito del bene comune, invitando ad un’economia che metta al centro la persona e l’ambiente;
  9. Valorizzazione delle comunità locali: le comunità locali hanno un ruolo fondamentale nella gestione sostenibile del territorio e delle risorse, auspicando una governance più inclusiva e partecipativa;
  10. Spiritualità ecologica: riconoscere l’interdipendenza fra tutti gli esseri viventi e promuovere un senso autentico di gratitudine, solidarietà e cura reciproca.

Per chi si occupa di ambiente e sostenibilità, questo testo non fu affatto un passaggio banale, perché indicò a tutti -compresi i potenti del mondo- la strada da prendere. Il messaggio era inequivocabile: non ci sono più scuse. Chiaramente ero già orientata verso lo studio della natura e degli ecosistemi, laureata in Scienze Ambientali e proiettata ad approfondire lo studio dell’ambiente marino, ma le parole scritte dal Papa mi fecero realizzare con forza l’urgenza di cambiare rotta culturalmente e politicamente. Siamo noi stessi artefici del nostro destino, e ogni giorno scegliamo l’impronta che lasciamo. Per me fu uno stimolo fortissimo e probabilmente, con i tempi della politica e della burocrazia, l’enciclica contribuì anche alle modifiche introdotte nel 2022 alla Costituzione Italiana, inserendo negli articoli 9 e 41 la tutela dell’ambiente.

Nel 2021, iniziò il mio dottorato e l’enciclica fu una delle pubblicazioni alla base della mia ricerca, ispirò il mio studio e supportò la mia “causa”.

Siamo ad oggi. Il giorno di Pasqua il vice presidente degli Stati Uniti J. D. Vance e la sua famiglia, tutti infiocchettati per le feste, hanno incontrato Papa Francesco. Mi immagino la conversazione:
«Come va, J.D.?»
«Benissimo, Papa! Negli ultimi mesi abbiamo agito con determinazione: via dall’accordo di Parigi, abolite tutele ambientali in Alaska, reintrodotte le cannucce di plastica, sbloccate le centrali a carbone. Non solo: abbiamo costruito muri, deportato migranti e promosso l’auto-deportazione!».
E immagino il sorriso orgoglioso del braccio destro di Trump, accanto ai suoi figli di 7, 4 e 2 anni, che forse si sposeranno con i figli-robot di Musk al fine di ottenere un passaggio sicuro su Marte quando le temperature medie raggiungeranno i 60°C e sarà impossibile portare fuori i cani senza notare i polpastrelli in fiamme.
Penso allo sguardo sconfortato del Papa, da sempre vicino agli ultimi e agli emarginati, attento alle urgenze ambientali. Quello è stato l’ultimo incontro pubblico di Papa Francesco prima della sua morte.

Più o meno delle stesse ore è la notizia dello sfalcio selvaggio al Parco del Cardeto di Ancona, dove piante protette –curate con dedizione dal Circolo Pungitopo, che da più di 40 anni, con proprie risorse umane ed economiche, protegge queste specie attraverso segnaletica, mini-recinti e attività educative con le scuole– sono state eliminate in un solo gesto incurante. Non so se ci rendiamo conto della sfacciataggine e dell’egoismo di azioni simili,  quando invece certe realtà e i loro volontari dovrebbero essere ringraziati e sostenuti per il costante impegno verso beni comuni spesso ignorati. La primavera esplodeva, e con essa la bellezza di queste specie protette che in un attimo… zac! Tutte sfalciate. Nemmeno il tempo di lasciar godere gli anconetani di questo prezioso bene comune, nemmeno il tempo alle api di impollinare. A vent’anni dalla pubblicazione di quell’Enciclica, dopo pandemie, guerre e crisi climatiche, siamo ancora qui, sospesi tra parole e fatti distanti tra loro. Mi chiedo allora: dove stiamo andando? Quando i fatti sostituiranno le parole? Quando riorganizzeremo davvero le priorità?

È ora di iniziare a prenderci cura concretamente della nostra casa comune. Possiamo cominciare proprio da Ancona, proteggendo i nostri spazi verdi e blu urbani, trasformando idee e promesse in azioni concrete. Papa Francesco ci ha lasciato un’eredità preziosa: sta a noi raccoglierla e darle vita, giorno dopo giorno, nella nostra vita e nella nostra comunità.



Agnese Riccardi
Agnese Riccardi

Agnese è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università Politecnica delle Marche, specializzata in scienze sociali marine. Si occupa di progetti di conservazione e ripristino degli ambienti marini con una forte componente di coinvolgimento degli stakeholder.


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