Per curare la sanità cominciamo dal medico di famiglia. Ricordiamone uno: il dottore di tutti ed ex partigiano Aldo Pelliccia
Questo articolo per gli amici di Ancona Rivista a Colori è stato scritto in due versioni. La prima era più “tecnica” e riguardava l’importanza di rilanciare il ruolo del medico di famiglia. Ovviamente state leggendo la seconda versione in cui si parla soprattutto di un medico di famiglia speciale, il Dottor Aldo Pelliccia. Perché nulla è più convincente della storia delle persone.
Ma prima lascio un pistolotto sull’importanza del medico di famiglia. Una figura che fino a qualche tempo fa veniva vista come rassicurante e fondamentale da parte della stragrande maggioranza dei cittadini e che oggi viene vista molto spesso come centro di smistamento verso gli specialisti, oggi il più delle volte privati perché quelli pubblici è difficile trovarli in tempi accettabili. Disinvestire come si sta facendo oggi dalla medicina di famiglia è un errore gravissimo e parlarne non è cosa semplice. I fattori in gioco sono tanti e uno degli effetti della crisi della medicina di famiglia è la perdita di appeal per questa professione, con i posti per le borse di studio dei corsi di formazione in Medicina Generale messi a bando e non occupati (da noi nelle Marche solo 50 medici hanno accettato su oltre 150 posti disponibili). Tra i fattori in gioco in questa ridotta attrattività della medicina generale ci sono l’incredibile peso della burocrazia e l’arretratezza dei modelli organizzativi: in molti casi il medico di famiglia lavora in modo ancora troppo isolato e con una bassa integrazione con le altre figure professionali a partire dagli infermieri. E poi circola la errata convinzione che la medicina migliore sia quella tecnologica e specialistica, mentre quella di famiglia sarebbe ormai un retaggio del passato destinato a giocare un ruolo sempre meno importante.
E qui ci viene in aiuto il ricordo di un grande medico di famiglia di Ancona, il primo con cui venni a contatto da giovane: Aldo Pelliccia, grande persona e grande medico. Lo conobbi attorno agli anni ’70 perché zio del mio grande e ancora attuale amico Massimo, non a caso brillante medico “vero” (a differenza mia). Rosella, mamma di Massimo e sorella della amatissima Wilda moglie del Dottore, aiutava il dottor Pelliccia nello studio e quando dopo cena andavo a dormire davanti alla televisione a casa di Massimo la vedevo tornare spesso verso le 11 di sera (le 23 per intenderci) quando finalmente le visite in ambulatorio erano finite. L’ambulatorio si trovava nel palazzo con (un tempo) la scritta RIV vicino alla stazione. Con un esempio così in famiglia non potevano mancare altri medici: oltre a Massimo, anche i figli Riccardo e Antonella per rimanere alla prima generazione. Li saluto con grande affetto.

Per ricordare il Dott. Pelliccia mi rifaccio ad alcuni articoli usciti in occasione della sua morte nel febbraio del 2000, articoli messi a disposizione da Antonella, che nella vita ha fatto e continua a fare anche lei il medico di famiglia con lo stesso spirito del padre. Grazie di tutto Antonella. Cominciamo dal titolo di un articolo di Wilfredo Caimmi, “Il dottore di tutti: in memoria di Aldo Pelliccia, combattente partigiano e amico del popolo”. Ecco come il Dott. Pelliccia, ragazzo del Piano, viene descritto da Caimmi: “Sarà il dottore di tutti, specialmente dei meno abbienti, ai quali regalava le medicine e rifiutava il compenso. Ma alla gente che visitava, molto più delle medicine, sapeva donare la disponibilità dell’amico, perché tale per loro diventava”.
In un altro articolo di Maurizio Sabbatini ricorda come Aldo Pelliccia iniziò la carriera nel ’50 da anestesista prima all’Umberto I e poi a Villa Adria, per poi dedicarsi dal 1959 per tutto il resto della sua vita a fare il medico di famiglia. Sabbatini ricorda anche Aldo Pelliccia “politico” che da ragazzo a 19 anni scappa di casa per frequentare a Sappanico la scuola per Commissari politici del Partito Comunista Italiano, per diventare poi Commissario a Macerata e Ascoli Piceno, col nome di battaglia di Ezio. Ovviamente non ebbe problemi a farsi votare Consigliere Comunale per il PCI, nonostante facesse a volte una campagna elettorale al contrario, dicendo di non voler essere votato perché preferiva fare il medico. E invece lo votavano anche alcuni di quelli che votavano Democrazia Cristiana con un voto disgiunto in largo anticipo sui tempi.
Quando nel 2000 un infarto “se lo portò via” come scrissero i giornali la chiesa dei Salesiani era strapiena e tantissima gente dovette rimanere fuori. Don Ubaldo disse in quella occasione di Aldo che: “E’ stato un uomo giusto. E’ stato il braccio destro di Gesù in terra nell’alleviare le sofferenze altrui…”. Un ricordo commosso venne anche dai suoi colleghi della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale con cui svolse una intensa attività sindacale. Ed è con le loro parole che chiudo il ricordo di Aldo Pelliccia, il medico di famiglia di tutti: “Quest’uomo ha rappresentato per anni in Ancona la più bella figura di medico che si possa descrivere. Ad una profonda conoscenza dei problemi della medicina aggiungeva una grande umanità e una condivisione della sofferenza con coloro che gli chiedevano aiuto.”
Ecco quello di cui continuiamo ad aver bisogno: una medicina di famiglia che non fa cose straordinarie, ma riesce a essere straordinaria lo stesso. Quella medicina che in tanti (ne ho conoscenza e prova diretta) continuano a praticare con competenza e passione, passione che però sta mostrando sempre più crepe. Poi come in tutte le professioni c’è chi le interpreta meglio e chi la interpreta peggio. Ma rinunciarci puntando tutto sulla medicina specialistica sarebbe un errore imperdonabile.
Per concludere con un tono più leggero, ricordo che Ancona ha dedicato una via ad Aldo Pelliccia e siccome gli incroci della vita sono curiosi Massimo, suo nipote e mio grande amico, è andato ad abitare proprio lì. Ma da lui la televisione la sera non la vado più a vedere: mi addormento direttamente nel divano di casa mia. Mi rimane più comodo.
Claudio Maffei
Medico in pensione con una lunga esperienza di Direzione Sanitaria dopo un decennio di lavoro all’Università.
Si occupa tuttora di politica sanitaria su cui pubblica contributi in varie testate nazionali e regionali.
Ama la sua città e vorrebbe contribuire a migliorarla.