04/04/2025

Perché le Marche mollano la differenziata?


Da Regione modello nell’ambito dell’economia circolare a Regione che arranca, sempre meno sostenibile, sempre meno efficace e meno innovativa nella gestione dei rifiuti. I dati sulla raccolta differenziata relativi al 2023, presentati il 2 aprile alla IX edizione di Ecoforum Marche, certificano per la prima volta nella storia un arretramento rispetto all’anno precedente (2022): diminuisce la quantità e la qualità della quota di rifiuto differenziato (solo il 72,3% viene raccolto e solo il 48,1% viene effettivamente riciclato), mentre aumenta la produzione di secco residuo.

Le Marche procedono a passo di gambero mentre le altre Regioni, spinte anche dalle stringenti normative europee, avanzano approfittando delle opportunità della transizione green. La nostra Regione è in stallo e ha lo sguardo ormai rivolto al passato: una involuzione dimostrata dal fatto che guardiamo a modelli come quello dell’incenerimento che rischiano di diventare obsoleti anche a livello di vantaggio economico, mentre rinunciamo a dotarci di una adeguata impiantistica per il trattamento dei rifiuti nel senso del riciclo e del riuso.

Il problema è infatti sia a monte che a valle. A monte, scorrendo i dati dei Comuni della provincia di Ancona si stenta a credere ai propri occhi. La nostra Regione ha completamente “mollato”, abbandonando qualsiasi strategia di contenimento della produzione totale dei rifiuti e ha bruscamente interrotto le attività di sensibilizzazione al riciclo. I risultati si vedono. A fronte di lodevoli eccezioni come quella di Camerano (premiato anche quest’anno come Comune “rifiuti free” con l’86,3% di raccolta differenziata), ci sono realtà che arretrano paurosamente. Il dato peggiore in assoluto è quello di Senigallia, dove il secco residuo procapite è molto aumentato tra 2022 e 2023 (+10,7 kg/a/ab) arrivando a 180,8 kg/a/ab , mentre la percentuale di raccolta differenziata è scesa addirittura del -4,1%. 

A valle, mentre la tecnologia mette a disposizione impianti sempre più nuovi e sempre più moderni per trattare e valorizzare anche rifiuti come quelli tessili e sanitari, nelle Marche si è tutto completamente bloccato. Lo stallo è totale: l’ultimo impianto realizzato risale al 2022, il biodigestore di Ostra, finalmente operativo dopo un lungo iter progettuale che ha dovuto superare gli ostacoli di comitati e proteste di ogni tipo. Per il resto, si è preferito assecondare interessi elettoralistici, sindrome NIMBY e NIMTO, rimanendo con le mani in mano e accumulando pesanti ritardi che gettano la Regione in uno stato semi emergenziale che può essere recuperato (ça va sans dire) solo con un maxi impianto panacea di tutti i mali, ovvero quell’inceneritore che la Giunta Acquaroli aveva detto di non volere per nessuna ragione al mondo (passerete sul nostro cadavere!) ma che ha poi inserito nella bozza di aggiornamento di Piano Regione di Gestione dei Rifiuti che dovrebbe approdare nelle prossime settimane in Consiglio regionale con solo 4 anni di ritardo rispetto alle tempistiche che erano state prospettate.

Il tavolo dei relatori all’Ecoforum Marche. (Foto presa dalla pagina Facebook di Legambiente Marche)

Il tema che dobbiamo porci, però, è un altro: come mai i cittadini e le aziende marchigiane hanno iniziato a “mollare” sulla raccolta differenziata? Il problema dell’inadeguatezza della politica è evidente, ma probabilmente ci sono anche altre ragioni. A livello economico, senza la tariffa puntuale (che speriamo venga introdotta presto con il nuovo gestore unico nella provincia di Ancona) il cittadino non riscontra alcun vantaggio economico su una tassazione, quella della TARI, che dipende da ARERA e non dalle scelte che si compiono nella quotidianità. Inoltre, il delta oggettivamente troppo ampio tra quanto viene raccolto e quanto viene effettivamente riciclato, ovvero la bassa qualità della differenziata, marca un sentimento di inanità e inefficacia. Insomma, anche comportandoci da buoni e attenti cittadini non sembrano esserci concreti riscontri.

Sta probabilmente perciò scemando anche l’orgoglio di essere protagonisti di un processo che porta i propri comuni a potersi fregiare del titolo di “ricicloni” (superando la soglia del 65% di raccolta): una quota che è stata invece superata dal capoluogo Ancona proprio nel 2023, dato molto positivo in un contesto regionale invece, come visto, complicato.

Eppure, è ingenuo sottovalutare l’importanza di un impegno concreto per essere attori di sostenibilità, affidandosi a facili scorciatoie come quella dell’incenerimento. Il futuro non sta andando in questa direzione, e potremmo pagare molto caro da tanti punti di vista un assurdo disimpegno sul fronte dell’economia circolare, proprio mentre è sempre più chiaro a tutti che i rifiuti non rappresenteranno più tanto un problema, quanto una risorsa per l’industria come materia prima seconda.



Jacopo Francesco Falà
Jacopo Francesco Falà

Dottorato in Storia della Filosofia Medievale, materia che insegna all’Università Telematica Pegaso. È appassionato di politica e tenta di seguirne le vicende. Classe 1989, di Chiaravalle.


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