Piano Regolatore del Porto: la cartina delle questioni irrisolte
Sembra essere partito col piede sbagliato l’iter, già di per sé lungo e tortuoso, per l’approvazione del nuovo Piano regolatore del porto (Prp), tra dissidi e contrapposizioni tra i vari soggetti che hanno interessi nello scalo. In particolare i vertici dell’Autorità di sistema portuale del mar Adriatico centrale e del Comune di Ancona hanno dato l’ennesima dimostrazione di non andare troppo d’accordo, a dispetto della tanto decantata filiera istituzionale, salvo poi affrettarsi a dichiarare che si è trattato solo di fraintendimenti e che sugli obiettivi per lo sviluppo di città e porto c’è piena condivisione da parte di tutti.
Ad aver infastidito il sindaco di Ancona in persona, Daniele Silvetti, ma anche la Regione Marche, l’invio al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Ambientale (Mase) da parte dell’Authority di una prima bozza del documento urbanistico, senza interlocuzione con i così detti stakeholders (portatori di interessi) sia pubblici che privati. Sul punto, quando ormai però si era sollevato un vespaio, il presidente dell’Autorità portuale, Vincenzo Garofalo, ha più volte sottolineato che quella inviata fosse, appunto, solo una bozza, aperta alle osservazioni di tutti: operatori portuali, imprese pubbliche e private, enti, istituzioni civili e militari, prorogando il termine per la presentazione delle stesse dal 15 al 30 maggio. Osservazioni che sono fioccate e che saranno inviate al Mase.
Ma quali sono stati i motivi principali del contendere? Partiamo dalle grandi opere.
Banchinamento del Molo Clementino e terminal crociere.
In attesa del pronunciamento del ministero dell’Ambiente in merito alla Via-Vas sul banchinamento del fronte esterno del Molo Clementino, oltre l’area Fincantieri, destinato ad ospitare le grandi navi da crociera, il preliminare del Prp integra in maniera organica il progetto. Punto che è stato mal digerito dal primo cittadino. Da sempre contrario all’opera e disposto al passo indietro solo in caso di parere positivo del dicastero, Silvetti in quest’occasione ha assunto, almeno a parole, una posizione più netta, chiedendo lo stralcio della costruzione dell’infrastruttura dal documento. Posizione che ha suscitato la reazione piccata di Msc, la compagnia disposta ad investire su Ancona, costruendo nei pressi del nuovo approdo un terminal dedicato alle crociere e facendo della Dorica il suo home port, il porto di partenza delle ammiraglie della propria flotta. Per voce della sua agente generale del settore crociere, Stefania Vago, Msc ha fatto sapere che perdere la chance del molo grandi navi significherebbe un danno ingente sul fronte dello sviluppo economico non solo per lo scalo ma per l’intera città. Alle ormai ben note due fazioni contrapposte sulla realizzazione dell’opera (i no di Comitati cittadini ed associazioni ambientaliste, affiancati dal sindaco, e i sì unanimi degli operatori), si è aggiunta la voce della Marina militare, che rivendica una sorta di diritto di prelazione sul futuro approdo. L’infrastruttura è infatti già menzionata nel Piano regolatore vigente, datato 1988, ma per essere destinato alle grandi navi militari, quali ad esempio portaelicotteri, per lo più ora stanziali nei principali porti italiani, Taranto e Genova, ad esempio. L’idea dunque di destinare il nuovo molo alle crociere è più recente. È vero però che, a meno che la Marina non abbia un progetto specifico nuovo per Ancona, l’uso del molo non dovrebbe essere così assiduo da parte del corpo militare rispetto all’uso che ne farebbe la compagnia crocieristica. Comunque, se è lecita la domanda se qualsiasi possibilità di investimento da parte di grandi gruppi rappresenti di per sé un bene per la città, senza interrogarsi sul modello di sviluppo che si immagina e si desidera per il territorio, resta in ogni caso da chiarire l’impatto ambientale che un simile progetto può avere anche a terra e non solo a mare. La viabilità della città e quella interna dello scalo, strozzata tra palazzi, security, uno stabilimento navalmeccanico come Fincantieri, è in grado di reggere l’afflusso di auto, pullman, camion per il rifornimento di tonnellate e tonnellate di cibo, acqua, stoviglie, biancheria di questi hotel galleggianti? E la sosta? Oltre ai parcheggi in porto a servizio della città, si deve pensare a quelli a servizio turistico del porto. Tutti interrogativi che attendono ancora risposta e ai quali forse un nuovo Piano regolatore, che arriva dopo quasi quarant’anni dal precedente, dovrebbe dare risposta.

Penisola e destinazione banchine.
Il no di Silvetti al Molo Clementino non è però un no alle crociere, anche grandi, che si potrebbero accomodare, secondo le intenzioni del sindaco, sulla futura penisola. Altra opera mastodontica di cui si parla da decenni come la panacea di tutti i limiti strutturali del golfo naturale di Ancona. Ma attesa come un messia, in pochi probabilmente credono realmente di vederla sorgere in tempi non biblici. Non sembra crederci Msc e non sembrano crederci più di tanto anche gli operatori portuali che mirano allo spostamento dei traghetti passeggeri verso il molo Sud, sulle ex banchine silos 19, 20 e 21, appena su queste sarà conclusa la riqualificazione, liberando così altre banchine nel porto antico, in particolare la 7 e la 8. Intenzione condivisa dall’Authority, ma con un piccolo distinguo: sì al trasferimento, ma solo quando saranno messi in campo gli atti propedeutici alla realizzazione della penisola. Comune ed operatori chiedono invece che l’operazione sia svincolata dalla nuova infrastruttura e che avvenga il prima possibile. C’è poi da chiarire quali saranno i traghetti ad essere spostati. Si è sempre parlato di quelli extra Schengen, ma l’Europa, a quanto pare, viaggia più veloce di un piano regolatore, cadute le frontiere per la Croazia fuori dal Trattato restano solo i traghetti da e per l’Albania. E dunque, il trasferimento riguarderebbe anche i traghetti Schengen? Se ci si limitasse solo all’extra Schengen, sarebbe ancora possibile pensare ad un progetto di apertura ulteriore del porto antico lasciando però gli incolonnamenti di imbarco e sbarco di auto e tir, sebbene in libera circolazione? C’è poi il capitolo destinazione delle tre banchine, al momento la relazione dell’Authority prevedrebbe una destinazione mista merci/traghetti passeggeri, spazi in ogni caso importanti per il settore della movimentazione, ma certo non risolutivi, perché è noto che l’infrastruttura principe per il settore, a 12 anni dal bando di gara, è quella della banchina 27.
Stazione marittima: il passato non ritorna, il futuro irrealistico.
Tra le criticità del nuovo Piano regolatore c’è il progetto di ripristino del collegamento ferroviario tra stazione centrale e stazione marittima. Sul punto sono arrivate le prescrizioni, molto più che osservazioni, da parte di Rete ferroviaria italiana (Rfi) che ha messo sul piatto tutte le esigenze tecniche e di sicurezza per dare nuova vita alla linea. Ogni binario ferroviario operativo o da attivare nell’area portuale dovrà avere una fascia di 30 metri per lato, dunque 60 metri complessivi, previa realizzazione di paratie: si tratta di veri e propri muri, con una parte di 50 centimetri alla base in cemento e oltre 2 metri di reticolato o con pannelli, con la Mole a pochi passi. Comune e Regione con convinzione, anche per dare seguito a promesse elettorali, vanno avanti a spada tratta, ma è davvero sostenibile, tecnicamente e finanziariamente, un simile progetto? Si può tornare a disquisire se sia stato o meno un errore dismettere i treni quando c’erano progetti di adeguamento pronti e risorse alla mano. Ma recriminare è poco utile. Sbagliato è stato di certo non riqualificare l’area né organizzare servizi sostitutivi, che avrebbero dovuto non far rimpiangere i vecchi convogli. Oggi è chiaro che tornare indietro è difficilissimo, anzi impossibile, ricostruire da zero è più arduo che adeguare l’esistente. Guardare indietro non è quasi mai proficuo, guardare avanti con realismo è auspicabile.
Agnese Carnevali
Giornalista professionista, è stata cronista per vent’anni per le redazioni dei quotidiani locali, Corriere Adriatico prima ed Il Messaggero poi, per approdare infine all’online fondando la testata Cronache Ancona. Negli anni ha lavorato per uffici stampa pubblici e privati di vari settori, dalla cultura allo sport alla politica, anche come freelance. Da qualche anno è insegnante precaria nella scuola superiore, ma non ha mai abbandonato gli strumenti del mestiere: scarpe buone ed un taccuino di appunti.