Porto Antico, il presente in bilico e il futuro alle spalle
Soqquadro è ancora esposto nel negozio di cornici di Michela Zecchini, e di certo è possibile trovare un esemplare di Ermete mangiarete nello studio dell’architetto Roberto Giacomucci. Qualcuno ricorderà, poi, anche Incendiario di Allegra Corbo o la piccola balena dello scultore Guido Armeni. Sono i “pesci desiderio” che, prima nel 2013 e poi nel 2015, sono apparsi sulle barriere della security del porto dorico. Un’installazione con cui i cittadini sognavano e chiedevano, intonando all’unisono il “la” dato dall’associazione Vista Mare e dalla designer Antonella Morico, di ricongiungersi al proprio porto, ingabbiato dalle direttive europee antiterrorismo del 2007, e diventato così un mondo a sé, lontano dalla città. Quel coro di voci e quell’arcobaleno di pesci fecero breccia nelle istituzioni. Amministrazione comunale ed Autorità portuale, guidate la prima da Valeria Mancinelli con la sua assessora al Porto, Ida Simonella, e la seconda da Rodolfo Giampieri, in un’unione di intenti, avviarono la parziale rimozione delle reti del porto, dalla banchina 1 alla 4, al molo Rizzo, davanti alle antiche mura ed agli archi Clementino e di Traiano. Al soffio di quell’idea: riappropriarsi di un luogo che così tanto ha forgiato la storia di Ancona, le prime reti vanno giù nel 2015.
Il 26 luglio si festeggia con AnconaOpen. Un momento storico, di gioia e condivisione. La lunga striscia rossa dipinta sull’asfalto per indicare il cammino pedonale si srotola giù verso la Lanterna Rossa, a tracciare la rotta di quello che sarebbe potuto diventare il porto antico e con esso la città.
Il futuro davanti agli occhi. Il passato più remoto, quello di imperatori e papi, sopra le teste, e quello più recente sotto i piedi: i grandi tatuaggi urbani con le citazioni letterarie di Dino Garrone che raccontano l’unicità di Ancona, e le ombre delle gru carri-ponte a ricordare la vocazione a luogo di lavoro della banchina numero 1, liberata, non senza qualche resistenza e strenue argomentazioni, dall’impresa che lì movimentava materiale metallico.
Ma oggi, a quasi dieci anni da quel giorno in cui una fiumana percorreva leggera chilometri a piedi, cosa resta? In questi mesi in cui si inaugura la nuova piazza-giardino adiacente alla Casa del Capitano, si riapre la passerella restaurata sopra gli scavi del porto traianeo e procedono i lavori a piazza Dante nel quadro del progetto Iti, di quel waterfront immaginato restano contorni sbiaditi, come i colori di quelle sagome sull’asfalto bruciato dal sole. Eppure, di rimpetto al molo Rizzo, si guarda alle banchine 19, 20 e 21 come a possibili nuovi approdi recuperati dal settore merci da dedicare ai traghetti passeggeri. Qui, una volta scadute, non sono state rinnovate le concessioni alle aziende che vi operavano per lo stoccaggio dei cereali, la Silos Granari Sicilia e la Sai, ed i relativi silos demoliti. Conclusa l’opera di abbattimento è stato necessario prevedere la ripavimentazione delle banchine, per uno stanziamento dell’Authority di 3 milioni e 686mila euro. La gara d’appalto è in corso. Probabilmente i traffici attuali, come quelli del trend degli ultimi anni, non giustificavano depositi cilindrici così numerosi, ma mantenerne alcuni avrebbe comunque rappresentato una capacità di stoccaggio dello scalo per merci quali il grano che, a differenza dei pronostici, non è scomparso del tutto, continuando ad arrivare in città diretto in provincia, ad esempio allo stabilimento Casillo di Santa Maria Nuova. Spostare i traghetti su quelle banchine dovrebbe essere, almeno sulla carta, funzionale a proseguire -forse meglio dire a riprendere- quell’opera di rimozione delle reti per fare del porto antico un luogo di vita e socialità. Sembra però di essere di fronte a quei giochi di enigmistica nei quali si devono unire i puntini, ma il disegno non compare.

La spinta propulsiva di AnconaOpen sembra esaurita o quanto meno pesantemente rallentata. E non da oggi. Non bastano, sebbene positivi, il taglio del nastro alla piazza della Casa del Capitano né i numericamente risicati eventi dell’Arena sul Mare né qualche approdo della Palinuro a delineare una rotta convincente per quell’area, mentre l’Arco Clementino perde pezzi, il porto traianeo è ridotto a pattumiera, facendo coppia con la Fontana dei Due Soli di Enzo Cucchi nella quasi totale mancanza di punti di ristoro. Inaugurata il 1 giugno del 2017 con un evento in grande stile, l’opera dell’artista originario di Morro d’Alba doveva essere un ulteriore tassello per avvicinare la città al suo porto. Una fontana nata per accogliere e donare ristoro e refrigerio, agli anconetani come ai turisti. Una fontana da attraversare, alla quale bere, dove riposarsi, dalla quale ammirare la città e l’orizzonte. Un’opera che aveva molto da dire, anche a chi la guardava scettico. Un’opera che ora tace. Un’opera in secca.
Non c’è oasi in quel deserto di strada e new jersey dove si sono arenate anche le esperienze di Ti Ci Porto Festival e La Banchina. I gazebo bianchi di Ti Ci Porto, marchio coniato da Gabriele Capannelli, hanno occupato il molo Rizzo dal 2016 al 2018 proponendo un cartellone culturale e di intrattenimento insieme allo street food. Poi lo stop brusco nel 2019, tra le polemiche. Nel 2020 il Covid a fare il resto.

Nel 2021 è il container village di Michela Rossi, figlia dell’imprenditore Alberto, a tentare di dare nuova vita all’area, proponendo oltre a spettacoli e cibo, anche lo shopping con store allestiti nei maxi contenitori di metallo recuperati. Progetto dalla vita brevissima. Non sopravviverà più di un’estate. Le successive sono passate tra idee vaghe tanto di Comune quanto di Authority. Nel frattempo, la chiusura e la conseguente demolizione per motivi di sicurezza del bar La Rotonda, divenuto dopo il 2015 luogo frequentatissimo. Nicola Cafiero tenterà per qualche tempo di continuare la sua attività con un food truck, migrato poi in lidi più fortunati. A garantire cibo e bevande oggi restano La Locanda del Porto ed il bar/ristorante Manganelli, tra il varco Vittorio Emanuele e la portella Santa Maria, martoriata dai paletti anti bici, monopattini e skate, piantati dopo l’ordinanza del 2021 dell’Autorità portuale che ha vietato l’accesso a questi mezzi. Gli ultimi addii, quelli dello storico Bar del Porto, noto anche come Il Barino, per vicende legate a contenziosi tra proprietà e gestori del locale, e poi Anguì. Aperto nel 2016, ha alzato bandiera bianca a luglio di quest’anno, mentre già nell’agosto del 2023 aveva abbassato le saracinesche Lievito Mare.
In questo quadro, l’ultimo puntino da unire, che non sembra comunque dare senso compiuto al disegno, è quello del banchinamento del molo Clementino, in quell’area archeologica perlopiù già malandata, che dovrebbe far approdare in città navi che ad ogni toccata porterebbero a terra oltre 6mila persone, numeri pari ad interi paesi della provincia anconetana.
Agnese Carnevali
Giornalista professionista, è stata cronista per vent’anni per le redazioni dei quotidiani locali, Corriere Adriatico prima ed Il Messaggero poi, per approdare infine all’online fondando la testata Cronache Ancona. Negli anni ha lavorato per uffici stampa pubblici e privati di vari settori, dalla cultura allo sport alla politica, anche come freelance. Da qualche anno è insegnante precaria nella scuola superiore, ma non ha mai abbandonato gli strumenti del mestiere: scarpe buone ed un taccuino di appunti.