16/10/2026

Province al voto: utile test per Dem e Centrosinistra


In Italia, si sa, non c’è nulla di più duraturo di ciò che nasce come temporaneo e provvisorio. Nel 2014 la Legge Delrio ha radicalmente mutato l’assetto delle province, trasformandole in enti di secondo livello. Una riforma pensata come semplice tappa momentanea nel percorso verso l’abolizione definitiva delle stesse, da realizzarsi attraverso una modifica del testo costituzionale, che le prevede esplicitamente. Passaggio che veniva demandato al referendum del 2016, bocciato però dai cittadini.

E così, 12 anni dopo, eccoci ancora qua alle prese con il meccanismo barocco delle elezioni provinciali nelle quali l’elettorato passivo e attivo è riservato ai membri dei consigli comunali. Le 5 province marchigiane tornano al voto tra fine novembre e inizio dicembre per rinnovare i consigli provinciali. Il centrodestra aveva promesso di ripristinare l’elezione diretta, ma non se n’è fatto nulla per mancanza di fondi e di volontà politica. L’unica differenza è che, stavolta, la durata del nuovo Consiglio non sarà di 2 anni, ma di 4, per uniformità con la durata del Presidente, che nel territorio anconetano è stato eletto solo pochi mesi fa (15 marzo), con la schiacciante vittoria di Daniele Carnevali su Luca Paolorossi.

Le province sono state relegate in una sorta di angolo buio dell’articolazione istituzionale italiana, ma si tratta di una collocazione quantomai sconveniente per una realtà che può vantare secoli, anzi millenni di storia. Inventate dagli antichi romani con la creazione nel 241 a.C. della provincia di Sicilia, più modestamente per il nostro Paese hanno rappresentato la struttura portante della suddivisione territoriale statale sin dalla fondazione del Regno d’Italia nel 1861. Già allora esistevano i consigli provinciali e, nonostante i tentativi di Delrio, esistono ancora oggi.

Non solo: a dispetto dei tentativi di smantellamento e abolizione, la Provincia ha ancora deleghe significative, che hanno peraltro assunto in tempi recenti nuovo rilievo. Un paio di esempi relativi alle scorse settimane. Grazie al PNRR, ci sono stati investimenti formidabili, mai visti prima, nell’edilizia scolastica con tanto di inaugurazioni a raffica di nuove scuole, nuovi plessi, nuove palestre: tutta materia di competenza provinciale. Inoltre, abbiamo assistito pochi giorni fa alla cerimonia di inaugurazione di un’opera infrastrutturale ripristinata dopo la devastante alluvione del 2022 che ha colpito la Valle del Misa: il Ponte del Coppetto tra Ostra e Ostra Vetere. È il primo in assoluto a venire ricostruito, è stato progettato e realizzato proprio dalla Provincia di Ancona. E non parliamo della viabilità, della manutenzione delle strade provinciali, della programmazione ambientale e urbanistica. Mica bruscolini…

Le precedenti elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale anconetano, tenutesi il 29 settembre 2024, avevano sancito per la prima volta nella storia la vittoria di una lista di centrodestra: 42.245 voti ponderati contro i 41.655 di quella di centrosinistra. Una vittoria di Pirro, che non aveva portato ad alcuna conseguenza concreta, avendo determinato l’elezione di 6 consiglieri a lista senza perciò determinare ribaltoni. La guida provinciale è rimasta in mano al centrosinistra grazie al voto determinante del Presidente Carnevali, poi riconfermato.

Oggi, il centrosinistra può tornare a vincere grazie alla vittoria nel frattempo conseguita a Osimo nel 2025. Nulla, però, va dato per scontato. Servono organizzazione, serietà, consapevolezza e una selezione attenta dei candidati e delle candidate da presentare. Da oltre 3 mesi il Partito Democratico provinciale è senza guida e, dopo le dimissioni di Thomas Braconi, non è ancora riuscito ad eleggere un nuovo segretario. Non le premesse migliori per affrontare in modo adeguato questa sfida. Fortunatamente, AVS ha una solida organizzazione sul territorio, il Movimento 5 Stelle è ben strutturato grazie alla guida efficace di Roberto Ascani (sindaco di Castelfidardo e consigliere provinciale in carica), il PSI è fortemente motivato esprimendo il Presidente e c’è una forte spinta non solo da movimenti e partiti come Italia Viva, + Europa, Progetto Civico, ma anche da liste (preziosissime) che non si riconoscono in contenitori nazionali ma operano a livello locale a fianco del centrosinistra. Forze che però non possono farsi carico di un Partito Democratico in difficoltà, che deve al più presto rimettere la barra al centro. Immaginare di caricare tutto il peso di questa complessa sfida solo ed esclusivamente sulle spalle di movimenti civici e partiti di taglio dimensionale inferiore sarebbe da irresponsabili.

Le liste, peraltro, andranno presentate 20 giorni prima, e sarebbe utile attivare sin da subito interlocuzioni nell’ambito di un centrosinistra unitario per comporre una lista competitiva, con figure rappresentative dei vari territori. Essendo l’ultimo passaggio elettorale prima delle elezioni comunali e delle probabili elezioni politiche (che potrebbero tenersi in primavera) è necessario smetterla immediatamente di fare melina e di alimentare assurde contrapposizioni interne, incomprensibili all’esterno, concentrandosi piuttosto nel fare squadra e nell’ottenere un buon risultato utile a puntellare il governo della provincia.
Per dimostrandosi espansivi e attrattivi, i democratici devono però cambiare marcia al più presto.



Jacopo Francesco Falà
Jacopo Francesco Falà

Dottorato in Storia della Filosofia Medievale, materia che insegna all’Università Telematica Pegaso. È appassionato di politica e tenta di seguirne le vicende. Classe 1989, di Chiaravalle.


Ti è piaciuto questo articolo?  Leggi anche gli altri.

Ancona ri | vista a colori
Ideata e fondata da Carlo Maria Pesaresi

Privacy Policy

© 2024 – È consentita la riproduzione e la libera diffusione di testi e immagini, citando la fonte

Privacy Preference Center