25/09/2026

Quando Mr Hyde si impossessa del telefonino del sindaco…


In questi giorni si fa un gran parlare del posizionamento del sindaco Silvetti, costretto all’equilibrismo tra il suo ruolo di sindaco e di uomo del centrodestra. Accade di frequente nella politica di oggi che le figure istituzionali debbano sdoppiarsi per parlare a pubblici diversi. Capita a maggior ragione in Ancona e a questo sindaco: da un lato la necessità di guidare una maggioranza a trazione Fratelli d’Italia inserita nell’ormai nota filiera Governo-Regione-Capoluogo; dall’altro il bisogno di rassicurare la vasta platea moderata, ambientalista, progressista che è ancora saldamente maggioranza in città. Eccoli i Dr. Jekyll e Mr. Hyde richiamati di recente anche dal consigliere regionale Andrea Nobili, dopo l’intervista di Silvetti in cui si ribellava all’ultima sparata della Meloni sui tetti di stranieri nelle scuole.

Il terreno dove la dicotomia tra le varie personalità di Silvetti emergono con più chiarezza sono i social network. Lì dove l’immagine pubblica del primo cittadino dialogante, cauto ed equilibrato lascia di tanto in tanto (sempre più spesso) il posto a un Silvetti viscerale e nervoso. Prendiamo l’ultimo episodio in ordine di tempo, per carità forse il più innocuo. La reazione su Facebook al pareggio tra l’Ancona e L’Aquila di domenica scorsa. Comprendiamo l’animo del tifoso ferito, ma leggere da un primo cittadino parole come “vergogna” per quanto visto in campo e slogan muscolari del calibro di “ANCONA non si piegherà” per una partita di pallone, a noi fa un certo effetto. Davvero l’istituzione deve ricorrere a dosi d’epica da trincea contro un arbitro di calcio?

Ma nessun rigore negato farà mai saltare la mosca al naso al sindaco quanto le critiche dell’opposizione. Particolarmente emblematico è il post di fine luglio sulla questione del crematorio di Candia. Di fronte alle polemiche per la sua assenza all’assemblea pubblica, Silvetti sfodera un attacco ad alzo zero: bolla gli avversari come promotori di una “propaganda stanca ed astiosa”, li accusa di “nascondersi dietro ai cittadini” e rivendica con stizza i suoi otto giorni di ferie con la famiglia. Poi alza il tiro sul personale, “l’educazione non posso insegnarla io, la Vita si” e pronostica che quando certi avversari “entreranno nel mondo del lavoro” capiranno che le loro menzogne li hanno resi solo “più piccoli e coperti di ridicolo”.

Un mesetto prima, stessi bersagli, stessi toni. Corredato da una foto che lo ritrae col braccio teso verso la città stesa sotto di lui, il post lancia “La sfida tra ‘La Grande Ancona’ e le solite misere meschinità da provinciali”. Segue un lungo e autocelebrativo elenco di traguardi –dai grandi eventi alla proclamazione di Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028– intercalato da frecciate verso gli avversari, descritti come un manipolo di “spaesati”, “increduli”, rimasti “muti, in silenzio e imbarazzo”, colpiti da “mazzate tremende” ed “onte insopportabili”.

Quando Mr. Hyde si impossessa del telefonino non ce n’è nemmeno per i giornalisti. Ad agosto, di fronte a un articolo di giornale su Piazza della Repubblica, ha gridato alla “TOTALE INVENZIONE GIORNALISTICA” salvo poi definire due giorni dopo l’Ancona ereditata dal passato come una città “sciatta ed impresentabile”.

Arbitri, oppositori, giornalisti, ma capita anche a chi in teoria gli è più vicino di farlo infuriare. A maggio, per la perdita dei posti barca della SEF Stamura, ha scaricato la sua rabbia contro l’Autorità Portuale urlando in maiuscolo il suo “DISGUSTO”.

Che fine fa il Silvetti rassicurante e moderato quando impugna lo smartphone? L’impressione è che all’immagine pubblica da mediatore felpato si sovrapponga questo nervosismo da tastiera, di un uomo che si sente sempre più solo e accerchiato, lo stesso che (a quanto si è appreso dai giornali) manda a dire ai suoi tramite Whatsapp: o si fa come dico io o si va tutti a casa.




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