Quartieri in Comune, la spinta dal basso per riportare a galla la sinistra
Caro Diario,
in una calda mattinata di giugno di un paio di giorni fa, in uno dei luoghi che accompagnano le chiacchiere ed i caffè di pescatori all’alba e di moltissimi altri al tramonto, affacciati sulla porta ad acqua della Mole, un bel gruppetto di cittadini ha tenuto una conferenza stampa.
È stata presentata, infatti, la lista unitaria Quartieri in Comune candidata alle elezioni dei Consigli Territoriali di Partecipazione (CTP) che si terranno, segnatelo in agenda, il prossimo 28 giugno.
I CTP sono organismi di rappresentanza eletti direttamente, istituiti nel 2017 con l’obiettivo di coinvolgere cittadini, rioni e frazioni nelle decisioni su temi che riguardano i quartieri. Ce ne sono 9 (le zone in cui è divisa la città), hanno funzioni consultive e propositive finalizzate alla collaborazione con l’amministrazione comunale.
La lista Quartieri in Comune sarà presente con i propri candidati in 8 CTP su 9 per rappresentare le istanze dei cittadini che si riconoscono in un’area progressista. Si opporrà nella maggior parte dei quartieri ad un’altra lista di destra (so che c’è, ma non ne conosco il nome).
Le elezioni dei CTP, nonostante il silenzio in cui chi governa tenta di rilegarle, sono un passaggio molto importante per diversi motivi.
Per la necessità di rilanciare il tema dell’amministrazione condivisa, della partecipazione e del coinvolgimento dei cittadini nelle scelte e nelle decisioni amministrative. È un tema strategico, ricco di potenzialità anche per via di quegli strumenti amministrativi innovativi in grado, oggi più di ieri, di favorire la partecipazione. I CTP devono diventare il luogo ideale per far nascere nuovi patti di collaborazione tra amministrazione e cittadini e per riannodare il filo della cittadinanza attiva e del coinvolgimento degli abitanti attorno alle vicende più legate al quartiere.
Per le modalità in cui si sono formate le liste. Da un lato c’è stata l’iniziativa dal basso, promossa con tenacia e passione da alcuni consiglieri uscenti di diversi CTP, che ha visto l’organizzazione di assemblee di quartiere, la relazione con altri comitati di cittadini già presenti in città e l’individuazione di candidature spontanee del tutto svincolate da appartenenze politiche. Dall’altro (in misura assai inferiore) il modo più tradizionale con le forze del campo progressista che hanno proposto alcuni nominativi di candidati.
Per il segnale forte di un cambiamento in atto nei rapporti e nelle strategie delle forze partitiche e civiche che (in consiglio comunale e fuori dal consiglio comunale) si oppongono alla destra. È un passaggio significativo che segna un’inversione di rotta rispetto alle scorse elezioni dei CTP dove, tra centrosinistra e sinistra erano presenti diverse liste contrapposte.
Una scelta fortemente voluta da tutti che, nonostante le inevitabili difficoltà, gli strappi, gli sgambetti e le sgomitate, ha indicato, nel primo appuntamento elettorale cittadino dopo le amministrative, la strada da percorrere.
Una strada tutt’altro che semplice e banale, ancora piena di incertezze e difficoltà ma che, dopo questo passaggio, riduce e non di poco il distacco alla meta.
Per aver evidenziato, al contrario, il disinteresse e la debolezza su questa questione della destra al governo della città. Da un punto di vista amministrativo basta dire che le elezioni sono state convocate con due anni di ritardo e che ad oggi, a pochi giorni dal voto, non sono state ancora rese pubbliche le liste.
Politicamente la destra è del tutto assente su questo tema, non è riuscita a organizzare una sua lista di riferimento per il CTP 1 e per il CTP 4 (si parla dei quartieri Guasco San Pietro e di Grazie-Tavernelle, non proprio due viuzze di periferia dunque), si è presentata in Comune in modo trafelato, rocambolesco, disorganizzato e pasticcione, all’ultimo minuto dell’ultimo giorno utile per la consegna dei nominativi e della documentazione necessaria.
Che le destre se ne fregassero della partecipazione dei cittadini non è una novità, ma che dopo due anni di mandato fossero così allo sbando su una consultazione elettorale, beh questo è un segnale significativo.
Comunque lo vedremo il 28 giugno. È importate andare a votare (ah: possono votare anche i 16enni!) e dare un segnale forte e chiaro.