Ripensare il welfare ai tempi della crisi climatica: il patto eco-sociale che fa la differenza
Domenica 19 Aprile, alle ore 17:30, al The Mole, il caffè letterario della Mole Vanvitelliana, la nostra associazione Ancona a Colori organizza la presentazione del libro “Clima ingiusto. Il welfare per un patto eco-sociale” (Donzelli, 2025) di Vittorio Cogliati Dezza, già presidente nazionale di Legambiente, e Giovanni Carrosio, docente di Sociologia dell’ambiente e Sistemi a rete, territorio e sviluppo all’Università di Trieste, entrambi membri del coordinamento del Forum Disuguaglianze e Diversità. Oltre ad uno degli autori, a discuterne ci saranno anche Ugo Ascoli, già professore di Sociologia economica presso Univpm, Marco Ciarulli, presidente Legambiente Marche, e il nostro Ruben David, che qui introduce il libro e il tema trattato.
La crisi climatica è sotto gli occhi di tutti. A volte c’è qualcuno che prova a negarla. Ma ormai alle loro parole non crede più nessuno, nemmeno loro stessi. Ma c’è una domanda che troppo spesso resta sullo sfondo: chi paga davvero il prezzo di questa crisi climatica? E, soprattutto, è possibile costruire delle politiche per la transizione ecologica che non lascino indietro nessuno o che addirittura non aumentino le disuguaglianze facendo ricadere i costi su chi ha meno?
Su questo fronte, ad esempio, si sente spesso chiedersi: chi paga la decarbonizzazione quando i sistemi di welfare sono già sotto pressione? Chi ha accesso agli incentivi per la riqualificazione energetica degli edifici e chi, invece, ne resta escluso per mancanza di risorse o capacità amministrativa? Chi perde il lavoro nei settori ad alta intensità di carbonio, e quanto sono efficaci le politiche attive e gli ammortizzatori sociali nel garantire una transizione giusta? Chi può permettersi di cambiare casa, consumi e mobilità, e chi dipende da servizi pubblici spesso insufficienti? Chi beneficia degli investimenti verdi e in che misura questi si traducono in diritti sociali e servizi accessibili? E dunque, gli attuali sistemi di welfare sono in grado di assorbire gli shock della transizione o rischiano di avere un impatto marginale sulle vecchie e nuove disuguaglianze?

È da qui che parte Clima ingiusto, un libro che affronta uno dei nodi più delicati del nostro tempo: il rapporto tra cambiamento climatico e disuguaglianze sociali. Perché se è vero che il clima cambia per tutti, è altrettanto vero che non tutti subiscono le conseguenze allo stesso modo. Le ondate di calore, le alluvioni, l’aumento dei costi dell’energia o l’accesso diseguale ai servizi essenziali colpiscono in modo sproporzionato le persone più vulnerabili. Gli autori parlano di un vero e proprio “moltiplicatore di disuguaglianze”: la crisi climatica non solo aggrava le fragilità esistenti, ma ne crea di nuove, riducendo la capacità di adattamento proprio di chi ha meno risorse. Allo stesso tempo, anche le politiche di transizione —se non progettate con attenzione— rischiano di produrre effetti regressivi, aumentando le distanze sociali invece di ridurle. Per questo, sostengono Cogliati Dezza e Carrosio, giustizia ambientale e giustizia sociale non possono essere pensate separatamente: “sono condannate a marciare insieme”. Di questo era convinto lo stesso Alexander Langer secondo il quale “la conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile”. Un principio che richiama l’idea di un “universalismo asimmetrico”: per essere davvero giuste, le politiche pubbliche devono partire dai bisogni di chi è più fragile, evitando —come ricordava don Milani— di “fare parti uguali tra disuguali”.
Negli ultimi decenni, inoltre, trasformazioni profonde hanno reso ancora più evidente questo intreccio. Le sempre più frequenti instabilità sul fronte dei mercati energetici hanno creato maggiore vulnerabilità, come ad esempio una crescente povertà energetica, mentre i rischi legati al clima —dall’insicurezza abitativa agli eventi estremi— non sono più una semplice estensione dei rischi sociali tradizionali, ma rappresentano un paradigma nuovo. Un paradigma che richiede politiche strutturali, preventive e capaci di tenere insieme ambiente e società. È in questo contesto che il libro propone un’idea centrale: quella di un welfare energetico-climatico. Non un’aggiunta al welfare esistente, ma un suo ripensamento profondo. Un sistema capace di integrare la protezione sociale con la sostenibilità ambientale, intervenendo su casa, mobilità, energia, salute e qualità della vita nei territori. Un welfare che non si limiti a riparare i danni, ma che prevenga i rischi e accompagni la transizione ecologica rendendola accessibile a tutte e tutti.
Non si tratta solo di teoria. I due autori nel delineare l’idea di un welfare energetico-climatico immaginano un sistema capace di integrare politiche sociali e ambientali, affrontando insieme la riduzione delle emissioni, il miglioramento delle condizioni di vita e il contrasto alle disuguaglianze. In questo senso, il libro dialoga con riflessioni più ampie sul tema delle disuguaglianze. Anche Thomas Piketty, nel suo recente “Natura, cultura e disuguaglianze” (La Nave di Teseo, 2026), sottolinea come le disuguaglianze ambientali non siano affatto “naturali”, ma il risultato di scelte politiche e rapporti di forza. La crisi climatica colpisce di più chi ha meno, mentre i consumi più intensivi che generano maggiore impatto ambientale restano concentrati nelle fasce più ricche. Per questo, la transizione ecologica ad avviso dell’economista francese richiede strumenti redistributivi —come una carbon tax progressiva— capaci di affrontare insieme crisi ambientale e disuguaglianze sociali.
La creazione di un welfare energetico-climatico immaginato nel libro Clima Ingiusto però non richiede solo la redistribuzione delle risorse, ma di ripensare il rapporto tra persone, territorio ed ecosistemi con interventi di riqualificazione energetica, mobilità sostenibile e sostegni alle fasce più vulnerabili finalizzati alla costruzione di nuovi modelli di benessere. Questi interventi attraversano tutti i livelli di governo, con politiche multilivello capaci di agire a scala nazionale ed europea, ma anche di adattarsi ai territori, ai quartieri, alle condizioni concrete di vita delle persone. Perché la qualità dell’abitare, l’accesso ai servizi, la presenza di spazi verdi o di reti sociali sono elementi decisivi tanto quanto le tecnologie o le infrastrutture. Il messaggio che emerge è chiaro: non esiste transizione ecologica senza giustizia sociale. E non esiste giustizia sociale che possa ignorare la crisi ambientale e climatica. E per tenere insieme queste due dimensioni è necessario ripensare il sistema di welfare.
L’incontro sarà un’occasione per approfondire questi temi insieme aprendo uno spazio di confronto sullo sviluppo di un nuovo sistema di welfare energetico-climatico così come abbozzato nel libro e su come costruire, anche a livello locale, una transizione ecologica che sia davvero giusta. Un dialogo necessario, in un tempo in cui ambiente e società non possono più essere pensati separatamente. Un invito a partecipare, discutere e immaginare insieme un nuovo patto eco-sociale.

Ruben David
Ruben David lavora presso l’Ufficio legislativo di un gruppo parlamentare, dove si occupa di clima, ambiente ed esteri — i suoi principali ambiti di specializzazione. Su questi temi ha conseguito un dottorato di ricerca all’Università di Trento. Nel corso della sua carriera ha lavorato per think tank, enti e centri di ricerca, tra cui il CMCC e l’ISPI. Ama il mare e sogna, un giorno, di imparare a fare l'orto e andare in barca a vela.