05/09/2025

Se il carcere diventa una fabbrica di disagio


Il mondo sembra aver perso il controllo anche di quella parvenza di facciata che, prima dell’accentuarsi della crisi climatica e delle migrazioni di massa, ancora conservava.
Il fatto: il Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria delle Marche decide che la sezione psichiatrica del carcere di Ascoli Piceno verrà spostata a Montacuto di Ancona, carcere in sovrannumero e nel quale di casi “da REMS” non presi in considerazione ce ne sono stati molti, per tutti Matteo Concetti, suicidatosi in condizioni simili a quelle di Stefano Argentino.

L’ex Garante e attuale candidato alle Regionali Andrea Nobili ha preso una netta posizione in merito: “La sanità penitenziaria -ha dichiarato- è competenza regionale. E la Giunta delle Marche, che già ha mostrato gravi limiti nella gestione della sanità pubblica, rischia di fare ancora peggio nelle carceri, dove fragilità e bisogni sono ancora più urgenti”. Il giudizio lapidario: “Non sono capaci di curare le persone libere, figuriamoci quelle in carcere”.

E questo avviene mentre l’Italia è in mora con il Consiglio Europeo perché, a fronte di poche Residenze per l’Esecuzione di Misure di Sicurezza, le sue carceri “ospitano” molti altri detenuti psichiatrici e bisognosi di cure per dipendenza, nonché numerose donne con bambini da 1 a 3 anni al seguito, sempre per carenza di ICAM. I pazienti autori di reati in carico ai Dipartimenti di Salute mentale (DSM) a livello nazionale si stima siano oltre 6.500, i posti in R.E.M.S sono circa 650, i pazienti con misure di sicurezza detentive sono meno del 10% di quelli con misure di sicurezza non detentive. Numeri per difetto, secondo gli esperti, se si considerano tutti i provvisori e quelli assegnati R.E.M.S. in attesa che si liberino i posti nelle stesse.

Sara Campanella aveva in comune con molte altre vittime il volto giovane e sorridente delle ragazze di vent’anni.  Stefano Argentino, poco più grande di lei, studente universitario anch’egli, dopo averla infastidita con messaggi, telefonate e violenze verbali, l’aveva barbaramente uccisa per strada. Poi era fuggito in auto ed era stato rintracciato dai Carabinieri anche grazie alle testimonianze delle amiche di lei. Eppure Stefano Argentario è passato in poche settimane da reo a vittima, perché dopo un periodo di isolamento è stato riammesso al carcere ordinario, pur avendo manifestato più volte l’intenzione di togliersi la vita, cosa che è avvenuta il 6 agosto di quest’anno. Ora ci sono 7 indagati dalla Procura nel carcere di Messina, il suo avvocato afferma che avrebbe dovuto essere ospitato in una REMS.

Non si può definire Stato di diritto quello in cui all’unanimità viene approvato in Parlamento il reato di femminicidio facendo passare per deterrente quella che in realtà è la costruzione del mostro da sbattere in galera e buttare la chiave. Servono istituzioni che non considerino le carceri come estrema soluzione, ma che invece affrontino la sfida di capire come cambia la società.

 

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Foto di copertina di Matthew Ansley su Unsplash



Marcello Pesarini
Marcello Pesarini

Scrittore, amante dell'impegno politico, di origini nomadi nel centro nord e cuore seppellito a Genova.


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