Se la tolleranza minaccia la democrazia: l’incontro con Antonio Nicita alla Mole
Prosegue l’attività di presentazione di libri da parte della Associazione Ancona a Colori. Sabato 6 settembre è stata la volta del libro “Nell’età dell’odio” di Antonio Nicita, edito da Il Mulino. Nicita è senatore del Partito Democratico, docente universitario e, in passato, Commissario dell’Autorità garante per le Comunicazioni (AgCom).
L’incontro, che si è svolto alla Mole Vanvitelliana, ha visto la presenza di più di settanta persone. L’autore ha risposto alle domande del nostro socio Ruben David, dopo l’introduzione di Carlo Pesaresi e alcune mie parole di presentazione del testo.

Il libro parte dal seguente ragionamento: le parole stanno diventando sempre più “strumenti di aggressione” sia nel dibattito politico che nel linguaggio dei social. Questo fatto se da un lato garantisce una piena libertà di espressione, dall’altro limita la libertà delle vittime delle “espressioni d’odio”. Non solo, ma le espressioni di odio tipiche di un populismo sempre più presente nel dibattito politico, rappresentano una minaccia per la democrazia.
Nicita riprende in questo libro un ragionamento da lui iniziato nel 2021 con un altro testo dal titolo “Il mercato delle verità” il cui sottotitolo era già la tesi conclusiva: “Come la disinformazione minaccia la democrazia”.
Viviamo quindi, secondo Nicita, in un periodo in cui la democrazia è minacciata sia dalla disinformazione, sia dagli “hate speech”, i discorsi d’odio. Siamo in una “età dell’odio” e per uscirne è necessario contrastare le espressioni di odio, superando l’equivoco per il quale limitare tali espressioni, significhi limitare la libertà di espressione, compiere atti di censura. L’elemento fondamentale della riflessione di Nicita è invece che il cosiddetto “hate speech” colpisce principalmente la libertà delle vittime, impedendo loro di essere parte del dibattito pubblico.

Il libro si chiede quindi cosa si può fare per ripristinare una sfera pubblica autenticamente democratica sia nella capacità di ascolto che di confronto. E lo fa in quattro distinti capitoli:
• nel primo viene contrastata l’idea che non stiamo vivendo una età dell’odio, attraverso esempi che mostrano la crescente politicizzazione dell’odio, esempi che spesso vengono velocemente dimenticati oppure derubricati come “eccezioni”. Tra queste “eccezioni” ricorda l’uccisione nel 2016 della deputata laburista Jo Cox da parte del neonazista Thomas Mair; la strage nella sinagoga di Pittsburgh del 2018. Personalmente ne aggiungo altri due: l’uccisione nel giugno scorso della deputata del Minnesota Melissa Hortman e di suo marito fino al recentissimo omicidio di Charlie Kirk;
• nel secondo capitolo vengono analizzate le strategie di costruzione del politicamente scorretto e del suo sdoganamento come nuova metodologia di comunicazione, anche attraverso il web. In particolare Nicita si sofferma su come il “matching” degli algoritmi online ci sottoponga “notizie” che confermano la nostra pregressa visione del mondo davanti alle quali smettiamo di cercare contro esempi, ben contenti di ricevere in breve tempo informazioni che confermano i nostri (pre)giudizi (confirmation bias);
• nel terzo capitolo viene tentata una definizione normativa del discorso d’odio;
• nel quarto capitolo infine si affronta la questione non più solo dal lato della libertà di chi diffonde espressioni d’odio, ma dal lato di chi le subisce. Qui il discorso si intreccia con i limiti che tutte le democrazie liberali pongono alla libertà di espressione e vengono riportati esempi tratti da Spinoza, Voltaire, John Stuart Mill per finire con il Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. La parte finale del capitolo indugia sul rapporto tra “hate speech”, che si suppone espressione di una minoranza da un lato e tolleranza, da parte di una maggioranza: cosa succede se la minoranza degli odiatori diventa maggioranza? Si rischia di finire nel cosiddetto Paradosso della tolleranza enunciato da Karl Popper: se siamo tolleranti con gli intolleranti, alla fine l’intolleranza prevarrà. Con la conseguenza che l’intolleranza nei confronti degli intolleranti sarebbe una condizione necessaria per preservare la natura tollerante di una società aperta. In realtà, conclude Nicita, il paradosso di Popper suggerisce una semplice verità: le democrazie hanno una inevitabile fragilità che è al contempo linfa della propria forza e causa della propria debolezza. L’equilibrio va cercato senza invocare né una tolleranza illimitata e perciò indifesa, né un’intolleranza impaurita e perciò armata.

Enrico Turchetti
Già insegnante di matematica e fisica al Liceo Galilei di Ancona, Enrico Turchetti è stato Consigliere Comunale dal 1993 al 2001, ricoprendo il ruolo di capogruppo prima (dal 1995 al 1998) e Presidente della Commissione Urbanistica poi (dal 1998 al 2001); Assessore ai Lavori Pubblici dal 2001 al 2006 e Assessore all’Urbanistica dal 2006 al 2009.