Si possono mappare i poteri della città? Continuano le nostre Chiacchiere da bar 2.0
“Guasco caos, salvo in 5 mosse”
“Via della Loggia caos: chi controlla?”
“Baby piromani”
“Al parco zoo di Falconara è nato un cucciolo di scimmia Saki”
“Controlli contro la criminalità giovanile”
“Maschere, dj set e balli di gruppo”
Questi sono i titoli con maggiore rilevanza che negli ultimi giorni hanno popolato le pagine cartacee e web di un noto giornale locale anconetano. Ho l’amara l’impressione che i giornali locali, con tutti i loro problemi di modelli di business, calo delle vendite, stipendi irrisori, scarsa indipendenza, travolti dal bisogno autoindotto di news e dall’impietoso confronto con le piattaforme social, non aiutino le persone a capire cosa succede in città.
Tutto ciò rappresenta un grande problema, perché se non capiamo cosa succede intorno a noi, non sappiamo come comportarci, a chi dare fiducia, cosa pretendere, di cosa preoccuparci.
Rispetto a dieci anni fa, i giornali in Italia hanno perso il 59% di vendite, vengono letti dal 22% della popolazione (fonte), difficile dire con quanta attenzione e quanti articoli leggano le persone, ma la maggior parte si ferma ai titoli cubitali davanti alle edicole. C’è pochissima letteratura scientifica che si occupi di giornali locali: chi li paga e quale sia il livello di indipendenza reale delle redazioni, il loro rapporto con la politica, l’impatto che hanno sulla cultura locale, sui dibattiti cittadini e quindi sulle politiche locali.
La situazione del giornalismo locale ha creato un tarlo, anzi diversi tarli, nella mia testa: ma alla fine, chi è che governa davvero in città? È la politica? La Giunta? I Dirigenti? I capibastone dei partiti? Sono davvero loro a decidere quali opere fare o non fare, dove investire, quale turismo spingere, quale categoria favorire e quale penalizzare? O piuttosto è chi ha i soldi a governare la città? Le grandi imprese? Le gilde? Gli avvocati? E i giornali che ruolo hanno? E le persone, i gruppi formali e non formali? O sono tutti questi soggetti, ma con pesi diversi?
A dicembre, in occasione della presentazione del quarto numero cartaceo della Rivista Ancona a colori, abbiamo organizzato un incontro, che si chiamava “Chiacchiere da bar 2.0”, a cui abbiamo invitato tutte le persone che avevano voglia di ragionare insieme su questi tarli.
In quel primo incontro sono venuti fuori molti soggetti e abbiamo cercato insieme di capire in che rapporto fossero, chi dipende da chi, se ci sono soggetti più “potenti” di altri. Ne è uscita una primissima mappa, incompleta, e ancora più domande. Ma abbiamo deciso di ampliare il gruppo di lavoro e incontrarci una seconda volta. Abbiamo sperimentato un modo più “plastico” per rappresentare le dinamiche di potere, ma non eravamo ancora soddisfattə: abbiamo constatato che le dinamiche di potere dipendono dal tema in questione, dalle nostre percezioni, dalla rilevanza che vogliamo dare alle notizie e dal rischio di cadere nel bias, come ad esempio il fatto che il nostro cervello tende a dare più importanza alle notizie più recenti.
Ci è sembrata una buona idea studiare dei casi-test, ovvero dei casi specifici, rappresentati da eventi-processi che hanno coinvolto più soggetti, per verificare come si è comportata la geometria variabile delle influenze, che per l’appunto dipende dall’ambito in questione e dal momento.
I casi su cui abbiamo deciso di soffermarci, per esaminare come si sono comportati i vari soggetti, sono:
- modifiche e approvazione del PUMS
- dismissione e riattualizzazione della stazione marittima
- riqualificazione dell’ex caserma Stamura al Parco del Cardeto
Ci siamo incontratə una terza volta la settimana scorsa, per condividere i risultati delle nostre analisi.
Abbiamo approfondito il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) e l’iter che ha portato, dopo tre anni di lavoro, due turni di progettazione partecipata, una prima proposta di piano e due amministrazioni, allo stralcio della parte relativa alle biciclette, ad una focalizzazione sui parcheggi di automobili e ad un sostanziale depotenziamento di uno strumento pensato per aiutare le città a sovvertire la gerarchia della mobilità: passare dal dominio della velocità e dell’automobile alla priorità alla mobilità dolce, sicura e sostenibile.
Condivido qui di seguito alcune Considerazioni provvisorie, che spero possano fornire spunti di dibattito:
- Ancona ha un sistema frammentario di potere: non esiste una gerarchia univoca, c’è un sistema di poteri sfilacciato. Il Comune dovrebbe farsi carico di strutturare percorsi di co-decisione, per abilitare persone e organizzazioni attive sul territorio nella co-decisione, capire che poteri dare in modo sussidiario, includere figure professionali a supporto dei processi partecipativi, in modo trasparente (riferimento forum deliberativi di Rimini)
- Le amministrazioni che si sono susseguite non hanno colto il punto fondamentale del PUMS, ovvero cambiare visione sulla mobilità.
- Il fatto che le forze politiche non abbiano una visione (non solo sulla mobilità, purtroppo), non abbiano in mente come dovrebbe essere Ancona nel futuro, quindi di conseguenza non siano in grado di formulare una strategia con tattiche coerenti, fa sì che l’azione amministrativa sia schizofrenica, inefficiente, confusa, imprevedibile rispetto ai programmi con cui le forze politiche hanno vinto le elezioni, e che a seconda del “sentiment” spinto da giornali o gruppi di persone, cambino le decisioni senza soffermarsi sulle conseguenze a breve, medio e lungo termine. Lo dimostra la volontà di liberare il traffico automobilistico dal centro, e allo stesso tempo promuovere la creazione di due parcheggi multipiano nella stessa zona. Il PUMS parte da un’indagine dei flussi: l’80% dei flussi di auto avviene nel raggio di 5 km dal centro.
Altri dati: L’inquinamento ad Ancona è dovuto a:- ⅓ riscaldamento delle abitazioni
- ⅓ attività del porto
- ⅓ automobili
- Era stato costituito un tavolo di lavoro tra organizzazioni attive nel settore della mobilità dolce e che ha prodotto il progetto Bicipolitana. Questo è stato stralciato senza troppi problemi né giustificazioni dalla Giunta Silvetti (ma comunque Mancinelli 2 l’aveva già bloccato)
- Da quello che si capisce dagli interventi dei politici e dalle cronache, sembra davvero che 5-6 commercianti degli Archi, preoccupati di perdere alcuni stalli per automobili, siano stata l’unica voce contraria, ma risolutiva, che ha portato allo stralcio del Piano bici e quindi alla seconda versione del PUMS. Sono davvero bastate poche persone e così poco rumore per una svolta del genere? Perché la Giunta è stata così soggiogata da una lobby talmente inconsistente? Con chi sceglie di parlare la Giunta? Che interessi sceglie di soddisfare?
- Porto: Rossi e MSC sono i due operatori che dal punto di vista commerciale hanno una posizione dominante al porto (ora Autorità di Sistema sotto il controllo ministeriale). Che tipo di relazione c’è tra questi soggetti, chi governa la città e il porto medesimo?
Le forze politiche coinvolgono i poteri economici nello sviluppo della città? Sarebbe difficile farlo senza una visione. I pesi economici rilevanti della città potrebbero essere trasformati in asset per far vivere meglio le persone di Ancona? Sarebbe giusto farlo? E come?
Un privato che investe grandi somme e trasforma uno spazio (ad es. Gabrielli al Piano o Rossi all’ex Bunge al porto) fa una cosa buona? Se sì, in che termini e con che controllo da parte di cittadinanza e Pubblica Amministrazione? Perché sui giornali non c’è grossa traccia delle questioni relative agli investimenti dei privati a livello di impatto nella vita cittadina? - Le Giunte hanno evitato ed evitano il conflitto con soggetti con cui ha sempre parlato. La città e le necessità sono cambiate, ma le Giunte raramente cambiano interlocutori.
- È possibile e sufficiente pensare che, per educare Pubblica Amministrazione e operatori economici privati, serva mobilitare la cittadinanza?
Ne usciamo con altre domande, che continueremo a indagare.
Ci vediamo alla prossima Chiacchiera da bar 2.0.
Tommaso Sorichetti
Tommaso Sorichetti è User Experience Designer per vocazione, convinzione e curiosità. Gestisce e facilita workshop e formazioni con l’obiettivo di attivare processi di evoluzione organizzativa, migliorare e innovare prodotti e servizi, coinvolgere gli utenti nei processi di ideazione, sviluppo e testing, anche in ambito urbano.