Siamo proprio sicuri che il turismo sia un priorità?
Si può immaginare che, nella culla del Salesi che lo ospita nel nuovo mondo, l’Anconetano riceva in regalo una salvezza, e parimenti una condanna: vivrà in una città bellissima; sarà condannato a lamentarsi perché non è abbastanza apprezzata e visitata.
Da qui, il leit motiv cantilenante della politica anconetana: con noi Ancona sarà piena di turisti.
La questione è talmente sentita e, puntuale, da arrivare ad ogni scirocco estivo. È forse subentrato il tempo per una riflessione più radicale: tra le priorità, è giusto che il turismo stia in cima all’agenda politica (e finanziaria)?
Se ciò potrebbe sembrare scontato in qualsiasi comune del Bel Paese, è anche vero che politiche, investimenti e visioni di lungo periodo dovrebbero basarsi su un atteggiamento lucido, critico, razionale sull’esistente, su cui costruire la volontà irrazionale di cambiare la direzione del vento.
Sull’esistente:
1. Come possiamo capire dalla illuminante riflessione di Ruben, in questo articolo, è la decadenza demografica il vero e primario problema di lungo periodo, über alles. Lo si vede anche passeggiando per strada: Ancona resta una vecchia signora elegante che, malinconica, narra i fasti del baby boom e del secolo che fu. Non è unica in questo, di città così ne è piena l’Italia. Poi ce ne sono alcune che hanno invertito la rotta e hanno riscoperto forze nuove. È una questione di priorità, costruire la città per tutti, ma avendo in mente chi? Chi passa, chi visita o chi abita? In tutto ciò, il turismo è conseguenza, e non causa dell’inversione di rotta. Cioè: la sfida demografica (ed economica) non sembra risolversi con il turista e con la sua seconda casa al mare.
Nel Gomito, sempre meno persone restano. E chi ci lavora, la città non la vive, ma la dorme.
2. Il bisogno di avere nuovi anconetani si costruisce con sviluppo economico, sostenibile e di lungo periodo, che attragga imprese e lavoro, forte protezione sociale e servizi innovativi*. Non nascondiamocelo: tra l’Ancona “dormitorio di dipendenti pubblici” e l’Ancona “Perla adriatica da vedere e gustare”, un’alternativa -di lungo periodo– c’è e non pare essere l’albergo prenotato per più di 4 giorni. È una città incubatrice di nuovo lavoro –stabile– e di tanta innovazione, bien vivir e –quindi– vita fuori dalle mura di casa.
3. E qui, ecco che arriva un tema che scotta: sino ad ora, qual è stato l’apporto economico del turismo alla città? Quanti posti di lavoro sono stati creati e di quale qualità? E se, nella migliore delle ipotesi, le due risposte sono strabilianti, un’altra domanda: è dovuto ad un generale aumento del turismo nella Regione, o è fondamentale la sinergia delle risorse umane e finanziarie comunali? E ancora, se il settore è economicamente in crescita, è necessario il sostegno comunale?
E ancora ancora, se il settore cresce, quanto costa alla Comunità aggiustare i danni delle sue esternalità negative?
Lo so: avvicinare la parola “Ancona” alla parola “overtourism” fa ridere anche me. Ma per noi, il fenomeno è importante comunque, se vogliamo alzare lo sguardo:
1. Perché lo vivono dall’altra parte del Conero.
2. Per una questione di metodo.

Altre città hanno sperimentato la loro trasformazione in “vetrina”. Gli abitanti “resistono” nel vero senso della parola, nella bella stagione arrivano i barbari. Definito come «l’impatto […] su una destinazione, o parti di essa, che influenza eccessivamente e in modo negativo la qualità della vita percepita dei cittadini e/o la qualità delle esperienze dei visitatori», l’overtourism ha per la prima volta cambiato gli occhiali con cui le persone guardano al turismo: va conciliato con la vita quotidiana di chi abita; va misurato su indicatori di benessere sociale e ambientale.
Perché per noi è importante? Applichiamo il metodo.
È solo un esempio; se con quegli occhiali guardiamo il progetto del Molo Clementino, due sono le conclusioni.
L’indotto economico è una bandiera.
Le previsioni –quelle in numeri arabi– dove sono? Senza quelle, come posso giudicare la responsabilità politica di chi decide?
Se l’indicatore economico è integrato da numeri su benessere sociale e ambientale, chi è sicuro che l’agognato risultato –quello in numeri arabi– non sia zero, o meno di zero?
Ben inteso, niente panico, il turismo non è un tornado pericoloso che si abbatte in città. Ma è la priorità? O meglio, vale la pena che sia una priorità in una città che si svuota, invecchia, ricerca struttura economica e sociale? La natura dell’Anconetano, inospitale con chi passa ma accogliente con chi resta, oggi è un anticorpo. E anche un chiaro ordine di priorità politica.
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* proprio di questo abbiamo parlato anche il 22 luglio nell’incontro con il C-Lab di Univpm e Confartigianato su università e imprenditorialità, promosso dalla nostra rivista e coordinato da Agnese Riccardi (ndr)
Matteo Pignocchi
Avvocato e Ricercatore universitario post-dottorato.
Con l'amore per il calcio e per la politica, recupera le forze tra mare e montagna.