31/05/2024

Società, carcere, rivoluzione: perché c’entriamo anche noi


Alla Casa delle culture quattro incontri (13, 20, 27 e 30 giugno) per discutere delle faglie in cui viviamo allegramente tutti i giorni, trainati da due libri e accompagnati dall’Associazione Antigone e dalla rivista Malamente

Con questo articolo vorrei invitarvi a quattro incontri, sotto forma di gruppi di lettura e discussione. Regalatemi 5 minuti e vi spiego di cosa si tratta, perché è una materia potente ma complessa, e non mi va di dirvi subito che il tema è “Società, carcere, rivoluzione”, che poi uno pensa “ma io che c’entro?”
Perché c’entriamo tutti e tutte noi.

La prendo a monte: su quali regole si fonda la nostra società umana, in Italia e ormai in quasi tutto il pianeta? Ci sono le migliaia di norme nazionali e internazionali; c’è questo aspetto fantastico per cui posso camminare per strada senza temere a ogni passo che qualcuno mi aggredisca; c’è il patto per cui se lavoro ottengo denaro, che mi consente di pagare cibo, casa e magari anche svago; c’è che se compro un oggetto, quell’oggetto è mio e nessuno può togliermelo; c’è l’idea che se mi impegno, ottengo.
Però qualcosa non va. Ci sono delle note, in questa melodia, che stonano in modo terribile.
Vado per punti, assolutamente non esaustivi, come non era esaustiva la lista di regole fondative qui sopra. Che cosa vediamo e sentiamo ogni giorno, nonostante la filodiffusione mandi nelle case e nelle strade la sbilenca melodia di un modello sociale apparentemente immodificabile?

• se nasco in una famiglia povera tendenzialmente andrò male a scuola, avrò meno risorse (materiali e intellettuali) per studiare o trovare un lavoro ben remunerato e rimarrò più poverə delle persone che sono nate in famiglie più ricche della mia (Openpolis);
• se nasco in una famiglia ricca, potrò aumentare il mio patrimonio investendo il mio capitale, mentre se in partenza non ho risorse, i miei sacrifici, se va bene, mi porteranno a un’esistenza dignitosa. La ricchezza non viene redistribuita, ma si concentra sempre di più nelle mani di chi già nasce riccə, in mano alle stesse famiglie da seicento anni (IlSole24ore analizza il caso di Firenze, ma la stessa dinamica avviene in qualsiasi territorio, compresa Ancona);
•se lavoro in Europa, potrò notare che dagli anni ’80 dello scorso secolo la differenza salariale tra top manager e dipendenti è aumentata costantemente: da un massimo di 45 volte rispetto allo stipendio del dipendente meno pagato fino alle 649 volte del 2020 (Eticasgr);
•se provo a mettere in discussione situazioni che sono evidentemente ingiuste per la stragrande maggioranza delle persone, l’autorità statale mi punisce affinché né io né nessun altrə provi a intaccare lo status quo. Alcune persone protestano per la gestione dell’emergenza climatica (che sta già stravolgendo le nostre vite) con azioni non violente? Lo Stato le mette in galera. Non ho casa e occupo uno stabile vuoto? In galera. Vengo da un luogo dove non vedo futuro e provo a trasferirmi? In galera in un CPR, criminalizzato come un mafioso, per anni.

Possiamo aggiungere altre note gravemente stonate, tipo che nel 2023 si è registrato un aumento record dei dividendi per gli azionisti, pari a 1.660 miliardi di dollari, mentre nel mondo ci sono 170 teatri di conflitti e altri migliaia in cui i diritti di cui sopra sono davvero solo carta straccia (Upssala Conflict Data Program). Questo per diversi motivi, tra cui il fatto cruciale che le classi più ricche basano la propria ricchezza sullo sfruttamento di quelle più povere, causando diseguaglianza, insicurezza, violenza.

Parlavamo di questi temi giganteschi che producono schegge ovunque, con Giorgia Sestilli, la sapiente bibliotecaria di Casa delle culture.
Ci siamo ritrovatə a commentare un libro radicale, lucido e spietato: Chav, solidarietà coatta (ed. Alegre 2020), in cui l’autore D. Hunter racconta delle sue due vite. La prima da piccolo e adolescente nella periferia di Nottingham, con altre persone che le classi ricche chiamano chav, che “vogliono dire feccia, vogliono dire quelli non educati nella giusta maniera, criminale, vogliono dire ‘stai lontano dalla mia famiglia’, vogliono dire che non vali nulla e la fottuta colpa è tutta tua”.
Parla di come il sistema economico e sociale lo abbia portato a spacciare, rubare, prostituirsi, occupare case, essere arrestato e incarcerato. A 23 anni, in carcere per l’ennesima volta, inizia la sua seconda vita. Impara a leggere e acquisisce coscienza della sua classe e delle altre classi, grazie a Gramsci, Angela Davis, C. Wright Mills, George Jackson e Dorothy Allison.

Nel mezzo di questo confronto con Giorgia, succede che l’amica Giulia Melchionda mi regala un altro libro, Lumpen, autobiografia di una canaglia, di Ed Mead, che ha pubblicato con la casa editrice della rivista Malamente nel 2023, con cui Giulia collabora. Stavolta siamo negli USA, ma la storia è simile a quella di Hunter, poderosa e fragilissima, vicina anche nel processo che inizia con l’essere schiacciato dal sistema di classe fino alla presa di coscienza, nella scelta della lotta armata per denunciare, ridurre e distruggere le disuguaglianze sociali, di etnia, sessuali.
Giorgia lancia un sasso, “facciamo qualcosa di pubblico su questi due libri?”, poi ne cominciamo a parlare con Giulia e con Maria Laura Belloni e Nicoletta Grammatico, anche loro della rivista Malamente. Poi abbiamo coinvolto anche l’associazione Antigone ed è venuto fuori che un incontro sarebbe stato poco, perché non ci interessa tanto presentare dei libri, quanto scatenare un dibattito, mettere in relazione più persone e ragionare insieme appoggiandoci ai pensieri e agli scritti di Hunter e Mead.
E così, da un “qualcosa di pubblico”, siamo arrivatə a organizzare un ciclo di 4 incontri e una sessione di laboratorio poetico a tema, in collaborazione con La punta della lingua, previsto per luglio.

Chav e Lumpen ci daranno spunti per gli incontri che saranno più simili a gruppi di lettura e discussione che a conferenze. Non abbiamo grandi verità su cui convincere, ma tante complessità e contraddizioni in cui ci farà bene entrare. Parleremo di come le classi a cui apparteniamo determinano la maniera in cui vediamo il mondo e come interagiamo con le cose, parleremo di privilegio, di come alcune classi amino parlare per conto di altre, di come qualsiasi abuso si realizzi all’interno di un contesto politico, di come viviamo le ingiustizie, di lotta armata anticapitalista, di carcere, di violenza di Stato, di come questo sistema socio-economico ami raccontarsi come l’unico possibile, di come questo non sia vero e soprattutto parleremo di ciò che le persone presenti vorranno affrontare.
Se riuscite a leggere i due libri, meglio. Altrimenti non c’è problema, ci penseremo noi a prendere e leggerne qualche stralcio, per favorire una conversazione che ci impegneremo a mantenere non giudicante, onesta, non violenta né offensiva, rispettosa e di cura per noi tuttə.

 

 

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Foto di copertina di Milad Fakurian su Unsplash



Tommaso Sorichetti
Tommaso Sorichetti

Tommaso Sorichetti è User Experience Designer per vocazione, convinzione e curiosità. Gestisce e facilita workshop e formazioni con l’obiettivo di attivare processi di evoluzione organizzativa, migliorare e innovare prodotti e servizi, coinvolgere gli utenti nei processi di ideazione, sviluppo e testing, anche in ambito urbano.


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