06/12/2024

Sport e violenza di genere: eccome se c’entra!


Sport, Europa, Sostenibilità

In questo numero ho scelto di portare un mio piccolo contributo di riflessione sul tema della violenza contro le donne. Sembrerebbe un po’ off topic rispetto al titolo della rubrica. In realtà è proprio dallo sport che sono partito per arrivare a sviluppare questa mia riflessione, che sento l’assoluto bisogno di condividere. Lo faccio per via di due episodi che mi hanno parecchio colpito, lasciandomi l’amaro in bocca. Non potevo, non posso lasciare andare.

Il primo episodio riguarda i dati e le statistiche relative alla violenza  contro le donne in cui mi sono imbattuto facendo un po’ di ricerca per un progetto che insieme al mio team stiamo sviluppando per i prossimi bandi Erasmus+ per lo sport. Sono partito dalla mobilitazione che il mondo dello sport (e non solo) ha avuto per la ricorrenza del 25 Novembre, International Day for the Elimination of Violence against Women  – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una ricorrenza istituita dall’ Assemblea generale delle Nazioni Unite, che in questa data invita i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica su una delle più devastanti violazioni dei diritti umani. Ammetto la mia superficialità, rispetto alla questione. Nonostante il tema sia di fortissima attualità, non avevo assolutamente idea della portata del fenomeno. Una percezione, che credo noi uomini facciamo molta fatica a contrappesare bene. Spesso non curanti delle notizie che ci arrivano attorno, tendiamo a voltarci dall’altra parte. Un errore madornale. Ebbene sì, lo ammetto, non ho scusanti.

I dati impietosi (e preoccupanti) raccontano che:

  • Nel mondo la violenza di genere interessa 1 donna su 3
  • Dal 45% al ​​55% delle donne nell’UE ha subito molestie sessuali dall’età di 15 anni
  • In Italia (dati Istat)  il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner o ex partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.
  • Durante la pandemia di COVID-19 è stato registrato un aumento importante della violenza fisica ed emotiva contro le donne. I rapporti indicano che le chiamate alle linee di assistenza per la violenza domestica sono aumentate di cinque volte in alcuni paesi UE.
  • Nel 2023 le vittime di violenza sessuale sono state 6.062, di cui il 91% donne [fonte Report “Violenza sulle donne” del Servizio analisi criminale della Direzione Centrale Polizia Criminale, aggiornato all’8 marzo 2024]
  • Ogni 10 minuti una donna viene uccisa nel mondo
  • Solo in Italia, da Gennaio 2024 al 22 Novembre 2024 sono 100 le donne vittime di omicidio. Di questi omicidi, 53 sono da attribuirsi a partner ed ex partner. Altri ancora sono imputati a familiari e affini: 17 a figli maschi e uno a una figlia femmina, 5 alle madri, 3 a padri e 3 a nipoti, 2 a cognati, uno ad un genero, uno ad un fratello. [https://www.osservatoriodiritti.it/2024/11/25/femminicidi/]

Non conoscevo bene questi numeri. Da uomo, figlio, marito, padre mi sono sentito coinvolto, colpevole e ferito nell’orgoglio allo stesso tempo. Impotente per certi versi.

Il secondo episodio riguarda lo sport (suo malgrado) ed è in qualche modo collegato a quanto sopra scritto. A rafforzare la mia amarezza è stata la  foto di una pallavolista postata all’interno di un gruppo “Immagini Divertenti Dalla Rete” che Facebook mi proponeva di seguire. Non è tanto la foto che mi ha colpito, ma il messaggio che veniva dato nel testo: “E basta calcio. Appassionatevi alla pallavolo.”, con appunto in primo piano una foto di una giocatrice, non in un gesto atletico da lasciare a bocca aperta, ma semplicemente in una mise di gioco che assolutamente ne esaltava le forme ed il fisico. Post fatto da un uomo, con circa 23,5 mila like. Si può pensare ad una goliardata. Se però si tiene a mente i dati di cui sopra, la cosa non è poi così tanto divertente.  In realtà, ho trovato questo post disturbante, quasi offensivo. Un messaggio assolutamente negativo. Oltre la questione sessista, quello che mi ha disturbato oltremodo è stato il fatto che lo sport, che dovrebbe essere strumento di generazione e veicolazione di valori sani, veniva utilizzato per svilire la figura femminile, finendo per esserne svilita anche la stessa funzione sociale ed educativa che lo sport potrebbe avere. Quella frase, e soprattutto quei 23,5 mila like, compiacenti, superficiali, non curanti, sono la triste testimonianza di quanto difficile sia ancora rompere quel muro di ignoranza, di mancanza di sensibilità e delicatezza che dovrebbe invece essere parte della quotidianità di gesti e di pensiero di noi uomini (e forse anche di qualche donna!) nei confronti delle donne. 

Anche nell’ambiente sportivo, seppur se ne parli poco, le donne sono vittime di violenza. Il manuale “Tackling Violence Against Women and Girls in Sport” pubblicato dall’UNESCO e da UN Women (l’ente delle Nazioni Unite dedicato all’uguaglianza di genere e all’emancipazione delle donne), racconta testimonianze, casi di studio e raccomandazioni che illustrano la problematica e l’urgenza di agire; un’urgenza che non riguarda solo le atlete di alto livello, in quanto la violenza può verificarsi in qualsiasi contesto sportivo, sia a livello dilettantistico che internazionale. 

Anche in questo contesto alcune statistiche tracciano un quadro preoccupante:

  • circa il 21% delle donne ha subito abusi sessuali in giovane età nello sport, quasi il doppio rispetto agli atleti maschi (11%);
  • durante i Giochi Olimpici di Tokyo 2020, l’87% delle atlete donne sono state il bersaglio di messaggi oltraggiosi su Twitter;
  • solo il 13% degli allenatori ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 erano donne;
  • le donne ricevono significativamente meno finanziamenti e premi rispetto agli uomini in molti sport, ad esempio nel Regno Unito, i bonus pagati ai vincitori della Coppa di calcio inglese erano circa 1,5 milioni di sterline rispetto alle 5.000 sterline per le vincitrici.

In verità, una recente ricerca condotta in ambito sportivo dal progetto ChangeTheGame sembra raccontare una situazione per l’Italia leggermente più equilibrata rispetto alla violenza di genere. Nel caso della violenza fisica complessiva (22% uomini contro 15% donne), i dati segnalano che i ragazzi siano a maggior rischio di violenza fisica nello sport rispetto alle ragazze. Un dato, però, da prendere con le molle tenendo in considerazione anche la tipologia di sport in cui gli uomini e le donne del campione hanno partecipato. Sport di contatto come calcio, rugby, basket a maggiore prevalenza maschile comportano livello di contatto fisico importante e di conseguenza un rischio maggiore di eventi violenti. Questo potrebbe di fatto incidere sul dato di genere. Nel caso della violenza sessuale complessiva (15% uomini contro 12% donne), la differenza è relativamente piccola, ma va tenuto in considerazione che tendenzialmente la partecipazione allo sport è generalmente più alta nei ragazzi rispetto alle ragazze, specie negli sport di contatto. È comunque un dato preoccupante, se contestualizzato nell’ambiente sportivo. Ambiente che insieme a quello scolastico è spesso surrogato di quello familiare.

Credo che alla base di tutto, ci sia la forte ed urgente necessità di un radicale ripensamento dei modelli educativi e di comunicazione. Lo sport può assolutamente aiutare in questo processo di rieducazione dei giovani e dei genitori, oltre che essere uno strumento di empowerment per le donne vittime di violenza.  Insegnare ai nostri figli a sapersi comportare, a saper valorizzare le differenze, a saper rispettare gli altri, non solo con i gesti, ma anche con le parole è una responsabilità che non possiamo assolutamente disattendere. Da uomo, figlio, marito, padre, non voglio e non posso far finta di niente. Avrei potuto lasciare andare la mia amarezza. Soprassedere. Pensare che la questione non mi riguardasse. Ma non è quello che mi hanno insegnato, ne è quello che insegno ai miei figli ogni giorno. Per chiudere, mi vengono in mente queste parole meravigliose “Cominciamo ad insegnare la gentilezza nelle scuole, che non è dote da educande, ma virtù da cavaliere”. Sono dentro una canzone di Niccolò Fabi. Una canzone delicata, con un testo potentissimo, “Prima della Tempesta”.

Buon ascolto… e, mi auguro, buona riflessione! 

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Foto di Renith R su Unsplash



Marco Cardinaletti
Marco Cardinaletti

Oltre 20 anni di esperienza nel coordinamento e gestione dei progetti europei e di partenariati complessi. Dal 2008 al 2014 coordina l’ufficio Progetti Europei del Comune di Ancona. Nel 2012 fonda la Eurocube srl. Dal 2020 è anche socio fondatore e consigliere della Cooperativa Sociale VitaminaC  per la quale organizza e gestisce eventi Sportivi e Culturali.
Ideatore e Direttore Artistico/Scientifico del Green Loop Festival. Musicista, cantautore, appassionato di arte, libri e poesia.


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