27/09/2024

Tre propositi per un autunno di politica viva


Caro Diario,
mentre l’appuntamento del G7 salute è alle porte e i sarti sono al lavoro per far fare bella figura ai governanti, i cittadini continuano ad essere alle prese con le TAC che non si possono fare, non si possono prenotare, neppure a pagamento o in emergenza, e con i medici del Pronto Soccorso che, nonostante lavorino come somari dalla mattina alla sera, continuano a prender botte un giorno si e l’altro pure. È una vecchia storia, è sempre quella e dispiace davvero che non si riesca a cambiarla. Ma non è di questo che ti voglio parlare, sui temi della sanità e della salute fortunatamente su questa rivista Claudio Maffei ed altri amici ci guidano con sapienza e competenza ben più qualificata della mia.

Voglio invece dirti dell’autunno politico che verrà e di quello che ci apprestiamo a vivere come opposizione. Il clima è costruttivo e positivo, ormai maturo per proporre una visione alternativa di città.
Oltre 15 mesi sono passati dalle elezioni. Un tempo sufficiente per aver preso le misure. Un tempo sufficiente per aver capito che, al di là della capacità del Sindaco di farsi voler bene dai più (per una sua spiccata attitudine caratteriale, intellettuale e politica) la città non gira. I proclami e le promesse sono rimasti lì, a seccarsi al sole. Il fare è un fare male, pasticciato e grossolano. No, caro Daniele, non basta aver quella capacità lì, di ascolto, di cortesia, di benevolenza, che tu hai, per governare una città. Ti sei contornato di una giunta politicamente molto modesta, litigiosissima al suo interno, che non riesci a governare, né a cambiare per giochi politici di cui sei succube. E i risultati si vedono. Ma il Sindaco sei tu e la storiella del vorrei fare, del se fosse per me, del non me lo fanno fare, non regge e alla lunga indebolisce sempre l’azione di governo.

Ma veniamo a noi e a quello che noi dovremmo fare. A mio parere, tre passaggi chiave su tutti.
Il primo: usciamo fuori dall’aula consiglio comunale. C’è ormai un progetto politico in campo e lo dobbiamo raccontare alla città andando a sporcarci le mani lì dove abbiamo perso, lì dove non ci considerano più come referenti, lì dove pensavamo di …. ma non è invece più così.

Il secondo: proponiamo una visione alternativa a quella della destra. Non è sufficiente dire che loro non sono capaci. Diciamo noi quello che vogliamo fare. Sui temi della mobilità e della salute dei cittadini, sulla città di carne e sulle sue emergenze vive (il quartiere Piano San Lazzaro su tutte), sulla città di pietra e sulla sua identità urbana ed economica, sul futuro culturale e turistico.

Il terzo: abbandoniamo definitivamente un approccio di comoda nostalgia. Non c’è più (politicamente intendo) un “ma noi eravamo meglio“, un “ma noi avevamo fatto questo”, “ma quello in realtà è tutto merito nostro”. Non c’è più se non altro, e semplicemente, perché i cittadini non l’hanno evidentemente pensata allo stesso modo visto che ci hanno mandato a casa (e i cittadini, caro diario, hanno sempre ragione).

È il momento di avere coraggio, di investire su energie e competenze innovative (ce ne sono), non solo e necessariamente giovani, ma certamente libere e autonome, di costruire una classe politica più appassionata e preparata da coinvolgere e chiamare con noi a governare fra quattro anni. Per una città che traduca a livello locale quel modello di società ecologica ed equa cui ogni coalizione progressista dovrebbe ambire.

 

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Nella foto di copertina un murale a Capodimonte




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