Tutta qua la rivoluzione della destra anconetana?
“La storia è un cimitero di élite. A un certo punto l’élite non è più in grado di produrre elementi validi per la società e decade; nelle élite si verificano due tipi di movimenti: uno orizzontale (movimenti all’interno della stessa élite) e uno verticale (ascesa dal basso o declassamento dall’élite)” Vilfredo Pareto
Per anni la destra anconetana dai banchi dell’opposizione ha urlato. Ha promesso che sarebbe stata diversa, migliore. Ha attaccato, ha contestato ogni decisione presa da chi amministrava prima di loro. Ha agognato il potere. Anni di roboanti dichiarazioni, di annunci di svolte epocali in caso di vittoria, di slogan su un cambiamento radicale. Poi, dopo decenni di sterile opposizione, due anni fa, la destra ha finalmente vinto. Dopo due anni di governo, dopo il rodaggio dei “fateci lavorare, è ancora colpa di chi c’era prima!”, la domanda sorge spontanea: tutto qua?
Dov’era la rivoluzione promessa? Dov’era quel cambio di passo tanto sbandierato? Gli anconetani attendevano una trasformazione, e invece si trovano di fronte a un’amministrazione che sembra impantanata, divisa, senza una direzione chiara, senza una visione di città. Una classe politica che sembra improvvisata, senza una visione d’insieme, senza ambizione, senza un orizzonte di futuro strategico per Ancona.
Una classe dirigente che scopre solo una volta seduta nelle poltrone più alte che non ci sono i soldi per coprire tutte le buche. Ognuno con la sua idea di porto, che ancora non si è capita. Ognuno con la sua corrente, ma tutti respirando sempre la stessa aria: sempre più inquinata e malsana. Un assessorato ai grandi eventi, che si possono contare sulle dita di una mano. Senza che nessuno pensasse ai piccoli eventi, ai piccolissimi, giornalieri eventi, capillari, che potrebbero animare i quartieri ormai dormitorio o poco più al di fuori del centro storico. Nessuno di loro, al di là delle misure spot sbattute in prima pagina, si è posto il tema di come rendere Ancona una città vivibile tutti i giorni, non solo il grande giorno del grande evento della grande Ancona. Manca una visione diffusa della cultura e dell’aggregazione, manca una progettualità che renda la città un luogo in cui vivere, non solo dormire.
Una condizione di povertà culturale come mai prima d’ora. Una città spenta, senza un’identità, senza una programmazione degna di questo nome. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: Ancona non è mai stata così triste. Dopo cena, per strada, nei locali, la città è vuota.
Una città di ristoranti, senza niente da fare né prima né dopo aver mangiato.
Trovare un’iniziativa di rilievo, qualcosa che renda la vita cittadina più vivace è diventato (quasi) impossibile, se non fosse per i pochi e le poche, a cui vanno i ringraziamenti di noi tutti, che ci provano ancora. E in tutto questo, ci sarà io dico una spina dorsale, una via maestra, un copione dal quale attingere per apporre la propria firma negli scranni dell’esecutivo della città. E qual è l’unico disegno programmatico che sembra emergere da questa amministrazione? La lotta al degrado e poco più. La loro visione personalissima di degrado, peraltro. Degrado per questa giunta sembra essere la scritta di un ragazzino su un muro. Mica il vero degrado dei nostri giorni, quello umano, che porta al rischio di esclusione sociale che riguarda una fetta sempre più grande della città. Basta uscire dal centro storico, basta fare volantinaggio nei quartieri, parlare con le persone al mercato, nelle frazioni con chi ha avuto le strade vicino casa bloccate dal fango per giorni per le frane e sta in pensiero ogni volta che si mette a piovere, per rendersi conto di quanto le persone siano distanti, distantissime, completamente avulse dal gioco della politica. Il senso di disillusione è ormai estremamente profondo, e quei pochi che avevano creduto che votare per la prima volta a destra avrebbe portato un cambiamento reale si stanno ovviamente ricredendo. L’esclusione sociale di chi non crede più a niente.

Il nulla amministrativo si riflette anche nei servizi sociali, dove non c’è alcuna idea, alcuna strategia. Pochissimi provvedimenti, e tra questi uno dei più assurdi: un bonus natalità da 250 euro dato indiscriminatamente a tutte le famiglie con un neonato, senza alcuna distinzione di reddito. Un errore clamoroso, l’ennesima misura di facciata priva di un vero impatto sociale.
Si potrebbe andare avanti per ore, perché la verità è che non si vede una visione politica. Il nulla cosmico. Come diceva Pareto, le élite finiscono per farsi battaglia per avere il potere, in una guerra di potere per il potere, fine a sé stessa. Solo per dire “ora comando io, non comandi più tu”. Non c’è nient’altro.
Anni e anni a urlare “dateci il potere” per poi fare cosa? La lotta alle scritte sui muri? Tutto qua?
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Foto di Jinsoo Choi su Unsplash
Giacomo Zacconi
34 anni, mi occupo di calcio, politica e servizi sociali. Portavoce di Altra Idea di Città. Conduco un podcast una volta al mese sulla politica anconetana. Negli altri giorni faccio cose e vedo gente.