Università: immatricolazioni in aumento, ma da città e Regione le risposte sono insufficienti
“Politecnica delle Marche. Record di immatricolazioni. Quasi 1.500 dall’estero”, recita un recente titolo di stampa locale, che spiega come gli studenti internazionali siano passati dall’1% al 12% sul totale. Nell’ultimo quinquennio l’UnivPM ha puntato molto sui corsi in inglese, sull’orientamento e sul tutorato e, premettendo che senza esplicitare i tempi di riferimento queste percentuali non hanno molto senso, possiamo di fatto affermare che le immatricolazioni sono in aumento. Discutere se questa strategia sia davvero la migliore per il futuro dell’ateneo apre un altro capitolo, ma mentre l’università lavora per richiamare studenti, la città cosa fa per accoglierli?


Attualmente, sono disponibili solo 479 posti letto pubblici a fronte di più di 2.200 borsisti aventi diritto; contemporaneamente la domanda di stanze singole è cresciuta del 77% in un anno, così come si è verificato un aumento medio degli affitti del 2,39%. Lo studentato Libertas, finanziato con fondi PNRR e tanto pubblicizzato dalla presente amministrazione, avrebbe dovuto rappresentare un investimento sul diritto allo studio: su 20 posti, però, solo 6 sono a tariffe ERDIS, mentre gli altri vengono affittati da privati a 400 euro per una singola e 300 per una doppia. Nel frattempo, nelle ultime settimane, l’assessore competente ha rivendicato un aumento del 50% dei posti letto per borsisti e l’obiettivo di arrivare a oltre 900 posti complessivi. Dichiarazioni che suonano rassicuranti ma che, a ben guardare, lasciano aperti molti interrogativi, soprattutto considerando la realtà dei fatti: sulla bella targa all’ingresso dell’edificio c’è scritto ‘Residenza per studenti universitari convenzionata ERDIS Marche’, ma i letti ERDIS al Libertas sono solo il 30% del totale, il resto è gestito da privati a tariffe elevate. Inoltre, parlare genericamente di posti letto senza chiarire quanti siano oggi quelli realmente disponibili e soprattutto di che tipo, pubblici a canone calmierato o privati a prezzo di mercato, rischia di creare più confusione che trasparenza.

Intanto, mentre i numeri rimbalzano tra conferenze stampa e interviste, la realtà è che studenti, soprattutto internazionali, continuano a incontrare ostacoli concreti: richieste di affitto rifiutate, garanzie impossibili da fornire, truffe online. A colmare questo vuoto spesso non è la politica, ma i giovani ricercatori, dottorandi e assegnisti che si trovano ad aiutare i nuovi arrivati a districarsi in un mercato abitativo sempre più ostile cercando posti letto, dialogando con gli affittuari, accompagnando gli studenti dalle forze dell’ordine per denunciare truffe e aiutando nella traduzione delle lingue. Un impegno prezioso, ma che non dovrebbe ricadere sulle spalle di chi dovrebbe concentrarsi sulla ricerca.
In questo contesto, non si capisce quale sia la strategia dell’amministrazione. L’assessore competente ama ribadire che “lavora per gli studenti e l’università”, ma se l’unico effetto è l’intensificarsi del business degli affitti, a beneficiarne non sono gli studenti, bensì i proprietari di immobili. Lavori davvero per l’università quando rendi la città più accessibile, diversificata e accogliente, non quando spingi i giovani in un mercato immobiliare che si arricchisce alle loro spalle.
La contraddizione si fa ancora più evidente guardando al quadro regionale. Mentre gli studenti delle università pubbliche faticano a trovare casa e vedono i costi lievitare, nelle Marche la Link University, con i suoi corsi di Medicina e Odontoiatria a Fano, Ascoli e Macerata, è realtà. La Regione ha espresso parere favorevole e, con il nuovo assetto normativo, il comitato regionale non ha più un ruolo vincolante: la decisione passerà direttamente all’ANVUR. Molti interpretano questo passaggio come un’ulteriore spinta verso la privatizzazione della formazione sanitaria, con rette di 20.000 euro all’anno per studente, proprio in un settore delicatissimo. Il rischio è evidente: numeri da esibire senza ricadute reali e un’internazionalizzazione che rischia di ridursi a “attrarre, iscrivere, dimenticare”. Nel frattempo, la pressione abitativa non grava solo sugli studenti: gli affitti alti li pagano anche le famiglie anconetane, che vedono i prezzi salire senza avere garanzie né alternative.
La domanda allora è inevitabile: che città vogliamo per il futuro? Una città universitaria, accessibile e viva, o una città dove affitti sempre più cari allontanano tanto gli studenti quanto gli anconetani?