24/04/2026

Welfare energetico, nella transizione ecologica l’opportunità di una nuova giustizia sociale


Prosegue l’attività di promozione editoriale della Ancona a Colori, grazie anche (soprattutto) al contributo del nostro associato Ruben David che domenica scorsa ha presentato, presso la Mole, il libro “Clima ingiusto”, edito da Donzelli. L’iniziativa ha visto la presenza di Vittorio Cogliati Dezza, autore del libro insieme a Giovanni Carrosio; di Ugo Ascoli, già professore di Sociologia economica presso l’Università Politecnica delle Marche e di Marco Ciarulli presidente di Legambiente Marche.

È stata l’occasione per affrontare la crisi climatica da un punto di vista diverso, da quello cioè dell’impatto che essa produce sul nostro sistema sociale. La tesi del libro è infatti che la crisi climatica non solo genera impatti differenziati sulla popolazione, accrescendo le disuguaglianze, ma le stesse politiche di transizione energetica possono produrre, se non programmate adeguatamente, effetti distributivi regressivi. È quindi necessario che il welfare al quale siamo legati (quello della salute, della mobilità, dell’abitare) sia declinato in maniera nuova, creandone uno capace di affrontare insieme le disuguaglianze sociali e quelle ambientali.

Ripensare radicalmente il welfare significa anche superare la sua funzione “riparativa” che interviene cioè a posteriori, immaginandolo come strumento attivo di trasformazione in grado di fornire le condizioni per intervenire “a priori”. Arrivare quindi a un “welfare energetico – climatico”. Anche il concetto di Giustizia va declinato in maniera nuova e diversa: oltre alla giustizia ispirata al principio di legalità (la giustizia dei tribunali) e la giustizia sociale alla quale siamo abituati dai tempi dell’Illuminismo (almeno in Occidente) abbiamo bisogno, sostengono gli autori, di nuove aggettivazioni per la giustizia sociale: ambientale, climatica, ecc. E non ci può essere giustizia sociale senza giustizia ambientale e viceversa.

Non è facile riassumere in questa sede tutti gli spunti che il libro offre: pur in una dimensione ridotta (140 pagine) il libro è denso di contenuti, ma di facile lettura e molto comprensibile.
Si presenta diviso in cinque capitoli più un antefatto e le conclusioni. Nel primo si affronta la questione della giustizia sociale e ambientale e di come il concetto di giustizia ambientale si sia affermata pian piano a partire dagli anni settanta del secolo scorso. Ma anche di come le politiche di transizione energetica a volte possano causare, se male impostate, più danni alle persone fragili e di come siano in certi casi le persone più povere a pagare il prezzo più alto delle politiche contro il cambiamento climatico. Ottenendo così il paradosso che le persone che più hanno da perdere dai cambiamenti climatici siano quelle più colpite da politiche di transizione, mentre quelle più ricche e più responsabili dei cambiamenti climatici ne risentano meno. Il risultato è che le politiche ambientali anziché raccogliere consenso finiscono per creare opposizione proprio tra quelle persone che, già alle prese con altri problemi economici quotidiani, vedono nella transizione ecologica una ulteriore minaccia al loro presente.

Il secondo capitolo è dedicato a crisi climatica, transizione energetica e disuguaglianze, e come sia forte l’intreccio tra disuguaglianze e crisi climatica; tale relazione può essere imputata a tre fattori: il primo è determinato dalle disuguaglianze di potere (la concentrazione di potere nelle mani di pochi influenza le scelte delle priorità nelle politiche climatiche); il secondo fattore risiede nelle disuguaglianze di reddito interne ai paesi; il terzo fattore è relativo alla disoccupazione e alla precarietà lavorativa che creano le condizioni per il perdurare del conflitto, reale o artificioso, tra lavoro e ambiente.

Il terzo capitolo si occupa di vulnerabilità e povertà energetica e di come le recenti impennate dei costi dell’energia insieme all’aggravarsi degli effetti della crisi climatica in un contesto di crescita esponenziale delle disuguaglianze abbiano creato una sorta di tempesta perfetta.

Nel quarto capitolo viene approfondito il concetto di welfare energetico – climatico.

Nel quinto, infine, vengono forniti esempi di come applicare sul territorio il concetto di welfare energetico -climatico.

Le conclusioni, infine, ci portano ad osservare come il nuovo welfare non si limiti a distribuire risorse, ma si prenda cura del rapporto tra persone e ambiente. E la nostra società sta cominciando a comprendere che la transizione ecologica non è solo una necessità ambientale, ma l’opportunità storica per costruire una giustizia sociale più profonda e inclusiva, dove la cura del pianeta e la cura delle persone diventano la stessa cosa: una sfida impegnativa, ma non impossibile.

 

“Clima ingiusto” di Giovanni Carrosio e Vittorio Cogliati Dezza.
Donzelli editore. Prefazioni di Fabrizio Barca, Stefano Ciafani e Mariateresa Imparato.



Enrico Turchetti
Enrico Turchetti

Già insegnante di matematica e fisica al Liceo Galilei di Ancona, Enrico Turchetti è stato Consigliere Comunale dal 1993 al 2001, ricoprendo il ruolo di capogruppo prima (dal 1995 al 1998) e Presidente della Commissione Urbanistica poi (dal 1998 al 2001); Assessore ai Lavori Pubblici dal 2001 al 2006 e Assessore all’Urbanistica dal 2006 al 2009.


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