Zero chiarezza, zero coraggio, zero idee: un Comune allo s-bando
Caro diario,
i nodi, si sa, vengono al pettine. E più sono intrecciati, più sono complessi, più si fa fatica a scioglierli. Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un crescendo di errori dell’amministrazione comunale che credo non abbiano precedenza nella storia del capoluogo. Una serie di procedure emanate dal Comune scritte male, ritirate, corrette. Altrettanti bandi cui invece il comune ha partecipato persi grossolanamente per errori o ritardi.
– bando DesTEENazione: persi 3 milioni di euro. Proposta non ammissibile (significa che non è valutata negativamente, ma che manco è stata ammessa alla valutazione);
– bando Regione Marche per il Piano Urbano Generale (PUG): persi 300.000 euro. Errori /ritardi nella procedura;
– bando regionale Borghi Accoglienti: persi 500.000 euro per le frazioni. Siamo arrivati 69esimi su 72;
– gestione del Posabar: errori nella comunicazione e minacce di ricorso al Tar degli esclusi;
– gestione del Lazzabaretto: modifiche al bando in corsa, nuovi termini per la presentazione;
Insomma chi più ne ha, più ne metta. Un Comune allo s-bando, lo abbiamo battezzato così.
Ma fermiamoci un attimo. Proviamo a dare una lettura di quello che sta accadendo. In due anni la giunta di destra non è riuscita a far comprendere alla propria macchina comunale dove vuole andare, che sogno ha in testa, quali sono gli obiettivi, come vanno misurati e in che tempi. Non lo ha fatto perché i primi a non avere le idee chiare sono proprio loro: Silvetti & Co.
Non è dunque una questione di errori, c’è di più e di più grave.
Se chi è chiamato a guidare e programmare non lo fa e si muove all’onde, cambia idea ogni due per tre, lancia messaggi confusi e contraddittori, allora succede che la macchina amministrativa, già gravata da insufficienze e problemi, si accartoccia, rinuncia, non lancia nulla, manco un capello, oltre l’ostacolo. Se chi è chiamato a governare, al suo interno è travolto da personalismi, prime donne, contrasti e faide, allora succede che l’autorevolezza trasmessa alla macchina comunale e con essa la capacità di coinvolgere, appassionare ed aumentare la qualità del lavoro è pari a zero.
Mobilità, sosta delle auto, cantieri, trasporto pubblico, cura del verde, cultura, impianti sportivi, porto: è stato un continuo di avanti e ‘ndre, annunci poi ritirati, dichiarazioni al vento, colpe degli altri, rivalse. Nessuna visione d’insieme. Nessun indirizzo definito a cui suonare fra cinque anni. Un giro a spasso, dove va va. E la macchina comunale appare disorientata, oltre che più volte colpita in un continuo tiro al piccione sia dai consiglieri di maggioranza (Toccaceli in primis) che dagli assessori.


Poi ci sono i passaggi ambigui. Dove chi governa maschera da errori le sue vere intenzioni. È il caso del bando cd. del Lazzabaretto. L’assessora Marta Paraventi ha fino a ieri sbandierato ai quattro venti, facendosi bella e brava, che la gestione di quella stagione culturale della Mole sarebbe rimasta al settore no-profit, riservando la partecipazione al bando agli enti del terzo settore. Sennonché, in corsa, a bando già pubblicato il testo viene modificato. Non solo viene prorogato il termine di presentazione delle proposte, ma si trasforma anche una parolina e, in riferimento all’iscrizione nel registro degli enti del Terzo Settore che intendono partecipare, “ciascuno” diventa “almeno”.
Risultato? Come per magia, si spalancano le porte di accesso agli operatori commerciali che peraltro (a differenza degli anni scorsi, ma guarda un po’) possono contare su un 30% del punteggio riservato all’offerta economica.
Un cambio di una parolina, fatto sembrare come un errore tecnico e di forma, che in realtà è tutt’altro che tale.
Ancora scelte e contro-scelte. Ancora lotte intestine. Sulle spalle degli operatori culturali e della città.
Mi interessano poco le questioni di legittimità formale. Penseranno gli interessati a far valere i propri diritti.
Ancor meno il nome del dirigente che si è prestato a tanto.
Mi interessano le dinamiche e le scelte politiche. Da cui emerge la conferma che la povera Paraventi è costretta a rimangiarsi le sue stesse parole e a subire a capo chino le decisioni dei suoi colleghi di Fratelli d’Italia. Hai voglia esperienza e sensibilità, questi non le fanno toccare palla.