Il Contro G7 Salute: ragioni e limiti della campagna “Not on my body”
Concludo la mia personale trilogia sul G7 Salute di Ancona (qui il primo intervento in fase organizzativa, qui il commento a conclusione) con qualche considerazione sul Contro G7, la campagna che ha animato la città negli stessi giorni con molte iniziative. La campagna “Not in my body”, fa riferimento ad una rete europea (Health is not for sale) i cui rappresentanti hanno partecipato alle iniziative promosse localmente sul G7 Salute. Così come il G7 Salute ufficiale ha avuto il suo documento conclusivo, così è stato anche per il Contro G7, che approvato la Carta di Ancona in una assemblea. Facilmente recuperabile in rete, si articola in 16 punti e viene motivata sulla base di alcune argomentazioni forti e chiare: la salute non è una merce, dove c’è profitto non c’è salute, l’unico genere di salute è quello che garantisce servizi e diritti, non c’è salute dove c’è disastro ambientale, non c’è salute senza libertà, non c’è salute dove i migranti sono reclusi, non ci può essere salute dove ci sono genocidio e colonialismo. Qui di seguito invece i 16 punti della piattaforma della Rete nazionale salute e sanita. Mi sono permesso di sintetizzarli per ragioni di spazio:
1. Riorganizzare il Servizio Sanitario Nazionale laico, umanizzato e interamente a controllo e gestione pubblica, partecipata, democratica e popolare.
2. Ridefinizione del Servizio Sanitario Nazionale non più basato su principi di aziendalizzazione e privatizzazione ma con la generazione diretta di servizi.
3. Adeguato incremento del finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale.
4. Eliminazione delle convenzioni con i privati e immissione nel ruolo della dipendenza di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialisti ambulatoriali convenzionati.
5. Recupero delle strutture sanitarie chiuse e/o abbandonate.
6. Rilancio delle politiche di prevenzione, a partire da quella primaria, nei territori e nei luoghi di lavoro.
7. Potenziare la rete dei consultori, secondo la L.405/75, e precludere l’accesso degli obiettori al Servizio Sanitario pubblico.
8. Piano straordinario di assunzioni di personale a tempo indeterminato, stabilizzazione dei precari e abolizione del tetto di spesa del personale.
9. Contratto Nazionale Unico per tutti i lavoratori e lavoratrici della sanità pubblica, convenzionata e privata, per superare le differenze giuridiche e contrattuali.
10. Eliminazione del numero chiuso universitario compresi i corsi di laurea delle professioni sociali e sanitarie e delle specializzazioni e formazione universitaria del medico di medicina generale.
11. Abolizione delle Casse e dei fondi privati di sanità integrativa e di malattia nei Contratti Collettivi di Lavoro Pubblici e Privati e della loro detraibilità fiscale.
12. Rifiuto di ogni Autonomia Regionale Differenziata.
13. Ripristino dell’imposizione fiscale progressiva ed eliminazione del pareggio di bilancio in Costituzione.
14. Ridefinizione delle attuali competenze tra Stato, Regioni ed Enti Locali.
15. Abolizione di tutti i ticket sanitari e della pratica dell’intramoenia e dell’extramoenia e introduzione tra i diritti di tutta l’odontoiatria e delle patologie rare, orfane e invisibili.
16. Per la democrazia e contro la repressione nella sanità sia pubblica che privata e contro la sua gestione autoritaria, aggravata dalle grandi dimensioni delle aziende.

Mi risulta particolarmente difficile commentare queste posizioni, abituato come sono ad attaccare “da sinistra” i governi nazionale e regionale, mentre la Carta di Ancona mi spiazza a sinistra (come si diceva una volta, negli anni ’70, quando ero all’Università e qualcuno più a sinistra lo trovavano tutti: il PCI trovava il Manifesto, il Manifesto trovava Avanguardia Operaia e Lotta Continua e così via). Il commento è poi reso difficile dalle tante questioni toccate dalla Carta. Cercando di farla breve (anche perché di farla troppo lunga non sono capace) descriverei la Carta di Ancona come un documento in cui si mescolano due anime: una più movimentista (mi scuso per il linguaggio probabilmente inadeguato e sicuramente vecchio cui mi sono abituato nei famosi anni ‘70) legata ad una visione internazionale del tema salute e una più “tecnica” e quindi più legata ai temi attuali della sanità italiana. Su molti dei punti della Carta di Ancona sostanzialmente concordo e quindi non ne parlo. Tocco solo rapidamente alcuni punti su cui non sono d’accordo totalmente o almeno in parte, nella consapevolezza che su ognuno di essi servirebbe un confronto ragionato. Si tratta di questioni tecniche legate ai problemi della sanità italiana:
• il sistema può includere anche una parte privata “convenzionata” e una parte “esternalizzata”, purché queste parti siano ben gestite, mirate e contenute;
• la sanità pubblica deve essere molto meglio gestita perché il fatto che sia pubblica non è automaticamente garanzia che funzioni meglio (di questo abbiamo ogni giorno le prove);
• il profitto esiste anche nella sanità gestita dal pubblico (ne ho già scritto qui su Ancona a colori e quindi non ci torno) e azzerarlo in sanità è cosa impossibile anche se suona bene;
• non ha senso riaprire molte delle strutture chiuse e anzi nella parte ospedaliera bisogna ridurre ulteriormente il numero delle strutture accorpandole e riconvertendole;
• non è ragionevole immaginare una sanità che non abbia confini economici, che vanno allargati di molto, ma vanno mantenuti, discorso che vale anche per la spesa del personale;
• l’attività libero professionale ben governata è utile.
Conclusioni? Non ci sono. La Carta di Ancona contro il G7 è un contributo di partecipazione che, pur con alcune approssimazioni “movimentiste”, deve far riflettere tutta la sinistra istituzionale che tende a guardare solo alla sua destra. E magari così facendo va a sbattere…
PS: Per questo articolo ho riesumato anche una mia vecchia foto dei famosi anni ’70 già citati. The way we were.
Claudio Maffei
Medico in pensione con una lunga esperienza di Direzione Sanitaria dopo un decennio di lavoro all’Università.
Si occupa tuttora di politica sanitaria su cui pubblica contributi in varie testate nazionali e regionali.
Ama la sua città e vorrebbe contribuire a migliorarla.