Non occupazione ma reintegrazione nel possesso: “i temi della sinistra erano già di destra”
Siamo partiti da questo intervento di Andrea Nobili sulla stampa e nel corso delle settimane al dibattito si sono aggiunti Massimo Pacetti, poi Carlo Raccosta, Ezio Gabrielli e Andrea Raschia
Il tema è la destra e la sinistra: esistono? Ha ancora senso distinguerle oppure ormai la politica è solo questione di marketing? Questa settimana dice la sua, da destra, l’avvocato e presidente della Form Fabrizio Del Gobbo
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Entrare nella discussione aperta dal consigliere regionale Andrea Nobili poi alimentata dai contributi di Massimo Pacetti, Carlo Raccosta, Ezio Gabrielli e Andrea Raschia è impegnativo e stimolante visti i temi messi sul piatto e il “peso specifico” dei precedenti interlocutori.
Un franco dialogo, finalmente, sui temi posti all’attenzione da Andrea Nobili che, anche se da una posizione distinta e distante, si confronta sulla politica, nel caso specifico cittadina e, direi, su un’idea della politica.
E allora, da uomo di destra, anzi destra-destra, o convintamente di destra –come amicalmente definito– trovo un filo comune in tutti gli interventi che in pieno va condiviso: la politica, anche quando ci si riferisce all’amministrazione di un comune, piccolo o grande, dovrebbe partire da una visione, da un’idea, da un riferimento ideale; diversamente è mera amministrazione della contingenza, è solo marketing elettorale buono per il momento del voto. Un facile fallo su cui tutti inciampano, per cui non è tanto importante la visione futura della città ideale, quanto la gara –alla ricerca di un facile consenso- a chi coprirà più buche nel minor tempo, rimanendo poi più o meno lo stesso numero di buche.
Il centro sinistra anconetano, forte di un consenso tradizionalmente diffuso e inattaccabile (fino a tre anni fa), non solo ha rinunciato ad attualizzare e rivedere la sua idea di città ma con una certa presunzione –lo si legge nel testo di Andrea Nobili e non solo– continua ad affermare una legittimazione esclusiva, direi a livello di dogma di fede, sui temi della cultura, dell’ambiente e del sociale latu sensu. Nel caso specifico del capoluogo –che di questo si parla– vale ricordare che la questione della cultura e dell’ambiente facevano parte proprio del programma dell’oggi sindaco Daniele Silvietti, in ottica strategica per la città e non di mera tattica o strategia elettorale. E questo, tra un perdonabile inciampo e l’altro, con la comprensibile difficoltà –soprattutto per chi ha pratica di assemblee elettive- di dover equalizzare spinte politico/personalistiche all’interno di un disegno complessivo e di sensibilità diverse e talvolta contrastanti, sta realizzando o quantomeno ci mette del suo.
Dunque, un’occupazione o appropriazione indebita di spazi di pertinenza esclusiva della sinistra e dalla stessa lasciati vuoti? No. Semmai è la reintegrazione nel possesso di una strategia politica in quelle tematiche anche nell’ambito del centrodestra. L’attenzione ecologista, addirittura, nasce nel pensiero conservatore sin dagli anni Settanta, declinata in una visione spirituale del rapporto uomo natura e affine al sacro, identitaria e comunitaria. Un rapporto che va coniugato con lo sviluppo in senso generale ed economico in particolare, con le fonti di ricchezza, col benessere ma, appunto, con confini invalicabili. La cultura, divenuta occupazione anche in senso materiale degli spazi, trasformata in luogo esclusivo, intellettuale e per pochi, può essere ripensata anch’essa –come pare si stia tentando- in maniera identitaria per la città, come nel programma del sindaco, con sguardo poliedrico e inclusivo, mantenendo quello che c’è di buono delle esperienze pregresse. Se allo scopo ci si avvale di competenze altre, se l’elaborazione di un progetto complesso come Ancona Capitale della Cultura necessita della competenza e dell’esperienza tecnica di altra “origine” vuol dire saper utilizzare i giusti strumenti e saper correggere errori (indotti).
Recuperare, costruire una visione di città perfetta e ideale sulla quale poi si andranno a calare le scelte politiche è compito tanto dell’attuale maggioranza quanto dell’opposizione, certamente su diversi presupposti e riferimenti, senza che nessuno abbia la presunzione di avere legittimazione esclusiva per specifiche tematiche. E l’auspicio è che, per il bene della città, si apra un confronto nel merito al quale, in parte, questo dibattito ha data l’abbrivio.
Fabrizio Del Gobbo
Fabrizio Del Gobbo, avvocato. Aderisce al Movimento Sociale Italiano poi ad Alleanza Nazionale e nel dicembre 2012 a Fratelli d’Italia. È stato Vicepresidente dell’Amat, componente CdA della Fondazione delle Muse. Attualmente Presidente della Fondazione Orchestra regionale delle Marche – Orchestra Filarmonica Marchigiana. Diplomato in conservatorio, inizia gli studi nei corsi della Banda Città di Ancona di
cui oggi è Presidente.