13/09/2024

Piano Solo 2/Intervista a Daniele Ballanti


Dopo l’intervista della settimana scorsa a Gabriele Battistoni, fondatore di Zucchero a Velò e anima del Piano, incontriamo stavolta Daniele Ballanti, uomo politico e attivista di lungo corso che si batte contro il degrado nel suo quartiere del cuore.

 

Daniele Ballanti è un personaggio atipico e un politico atipico. È nato e vive al Piano, al suo quartiere (inteso in senso lato dagli Archi alle Grazie, dalla stazione a Vallemiano) si dedica senza risparmio ma anche senza sposare ideologie che proprio non gli appartengono. Si definisce civico, scandisce bene la parola, la ripete tutte le volte che può perché sia ben chiaro il suo mantra. La sua non è sfiducia nella politica, che continua a ritenere la forma più alta di cura della città, ma rifiuta la cieca appartenenza e le logiche partitiche che allontanano dai risultati concreti. Ha cominciato nel 2009 con la lista Vola Ancona di Galeazzi. È andato abbastanza d’accordo con Gramillano, è stato referente cittadino del Movimento Api di Rutelli. Durante il regno Mancinelli non ha avuto rapporti facili con il Palazzo e nel 2023 eccolo candidato a fianco di Silvetti («ma sempre nella lista del sindaco, perché credo nelle persone, non nei partiti») per rovesciare il sistema e tentare finalmente di cambiare le cose in città e nel suo quartiere. Vince le elezioni, per un pelo non entra in consiglio, ma la sua esperienza in maggioranza dura poco. Non piace alle forze politiche che oggi governano («Perché non sono addomesticabile, non possono mettermi a tacere con una poltrona», spiega) e così si prepara a un nuovo cambio di casacca. A inizio 2024 dà vita a un nuovo comitato di quartiere che raccoglie tutte le istanze portate avanti negli anni. Nel frattempo aderisce alle Liste civiche di Dino Latini e la presentazione anconetana, nemmeno a dirlo, la organizza al Piano. Qualche giorno fa, davanti alla Gelateria Martini di Corso Carlo Alberto, l’assemblea pubblica da lui organizzata ha raccolto la forte protesta nei confronti dell’Amministrazione.

Ballanti, che succede al Piano?
«Succede che i cittadini sono esasperati. Non solo le cose non migliorano, ma continuano a peggiorare. Avevamo fatto richieste precise, erano i miei desiderata nel programma elettorale di Silvetti che io stesso avevo contribuito a scrivere. Strade più sicure, percorsi in sicurezza per bici e monopattini, maggiori controlli al traffico, più pulizia, più bagni chimici. In generale una maggiore presenza, più ascolto. Ad un anno di distanza non è stato fatto nulla di tutto questo, nel frattempo aumenta il divario tra il centro e la periferia. Tutte le risorse, tutte le idee, tutte le energie sono riservate al centro e qui il degrado aumenta giorno dopo giorno nel più totale disinteresse di chi governa».

L’amministrazione si disinteressa del Piano: questo è il sentire comune?
«Se andiamo in giro e chiediamo a 100 persone, tutte ci diranno la stessa cosa. Lo saprebbero anche assessori e consiglieri se solo si facessero vedere».

Parlando con le persone, molti danno anche la colpa di tutto agli stranieri.
«Scaricare la colpa sugli stranieri è inaccettabile. Arrivano qui dopo aver vissuto storie inimmaginabili, accettano di vivere in case in cui gli italiani non vogliono più vivere, accettano i famosi lavori che noi non vogliamo più fare. Gli anconetani vanno a vivere in quartieri più verdi e curati, in palazzi con gli ascensori, e danno in affitto le vecchie case fatiscenti a chi paga e sta zitto perché non può permettersi di meglio. Poi è vero che gli stranieri hanno abitudini diverse, talvolta standard educativi e magari anche igienici non adeguati, è proprio qui che manca l’istituzione ad accompagnarli nell’uniformarsi ai nostri per una convivenza più serena».

Poi c’è la questione sicurezza.
«Certo, e chi minimizza sbaglia. Il degrado da sempre attira persone poco raccomandabili. Ma soprattutto, la povertà spesso porta al vizio, alle dipendenze, a cercare una via d’uscita da una condizione invivibile. La tolleranza ad ogni costo che proponeva la sinistra non paga in termini elettorali e non funziona all’atto pratico se non è accompagnata dalla necessaria presa in carico dei problemi. Ma non servono né sceriffi né domatori da circo. Né tantomeno solo i passaggi della camionetta dell’esercito che vediamo con la destra al potere».

Eppure alle ultime elezioni le persone hanno votato per gli sceriffi. Volevano la destra che porta ordine.
«Difficile dire cosa vogliono le persone, non dimentichiamo che più della metà non vota. Però è vero, in tanti hanno chiesto ordine e pugno di ferro. Invece non si è visto niente. Si vedono più volanti in giro, è vero, ma gli episodi di violenza aumentano»

Vuoi dare un voto allo sceriffo Silvetti?
«Silvetti è una bravissima persona e un bravo Sindaco, continua ad essere l’unico mio interlocutore in Comune, ma non è uno sceriffo. Sono le forze politiche che per me continuano ad essere il problema. Così come un problema sono tutti quei consiglieri che stanno lì solo per schiacciare il bottone, ma non hanno alcuna esperienza, non conoscono la città, non hanno idea di quali siano i problemi perché non conoscono la vita nei quartieri popolari»

A proposito di politica, qualcuno all’assemblea si è lamentato anche della possibile sovrapposizione tra comitato di quartiere e liste civiche.
«Detto che ogni forza politica è la benvenuta alle nostre iniziative e che il fine ultimo è dare risposte concrete ai cittadini, io penso che per ottenere risultati bisogna stare dove si prendono le decisioni, bisogna partecipare. Lo faccio da tanti anni, senza pregiudizi e senza dogmi. Da civico, appunto».

Il Piano paga anche la mancanza di una comunità originaria coesa come ad esempio esiste agli Archi. Qui, come detto, gli anconetani se ne vanno, le comunità straniere fanno fatica ad integrarsi.
«Verissimo, ma questo dovrebbe essere un motivo in più per aiutarci».

In conclusione: lei pensa che il Piano sia un quartiere pericoloso?
«Di base ti direi di no, ma senza la dovuta attenzione lo diventa. Del resto anche una macchina che corre troppo veloce, o la mancanza di attraversamenti pedonali sicuri, o la scarsa illuminazione pubblica, sono tutte fonti di pericolo»



Matteo Belluti

Matteo Belluti si occupa di comunicazione e scrittura creativa per conto di enti, aziende e associazioni.
Veglia su Ancona Rivista a Colori sin dal suo primo vagito.


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